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Perché Fronte/Verso? Il linguaggio specialistico è un codice a volte complicato da decifrare per i non addetti ai lavori. Sembra inevitabile che il linguaggio debba essere complesso perché complesso è il contenuto che esprime e tuttavia desideriamo dimostrare, a partire dalle sentenze, che è possibile farsi comprendere utilizzando un linguaggio accessibile senza rinunciare al rigore e alla completezza dei concetti espressi.

Riportiamo in VERSO, sulla destra, il testo della sentenza nel rituale linguaggio giuridico dell’estensore per chi abbia interesse a leggerla nella sua forma originaria e a sinistra, a FRONTE, riscriviamo la sentenza con un linguaggio comprensibile a tutti, sperando di riuscire nella sfida di contribuire all’accessibilità del diritto, alla semplificazione del linguaggio e alla comunicazione responsabile.


FronteVerso nasce da un'idea di Ileana Alesso e di Gianni Clocchiatti, oggi al progetto partecipa un network interdisciplinare di professionisti e di esperti. 

A cura di: avv. Ileana Alesso, avv. Maurizia Borea
Web designer: dott.ssa Irene Cassola
In redazione: Pinuccia Carnaghi, avv. Paola Furini, avv. Kilda Peretta

 



Newsletter - Conoscere il diritto è un diritto, marzo 2022

Petrolio, Conflitti, Ambiente e altri Disastri.

FRONTE

Un abitante del delta del Niger fa richiesta di protezione, umanitaria o internazionale, alla Commissione territoriale di Ancona per il riconoscimento della Protezione Internazionale. La Commissione respinge la richiesta e successivamente l’uomo ricorre in Tribunale.
Il Tribunale ammette l’esistenza di un dissesto ambientale in corso nel Paese di provenienza del ricorrente, dovuto allo sfruttamento indiscriminato dei giacimenti petroliferi da parte di diverse compagnie e ai conflitti etnici e politici. E tuttavia respinge la domanda di protezione, sostenendo che la povertà diffusa e l’instabilità sociale e politica esistenti nel delta del Niger non siano tali da meritare la protezione sussidiaria (prevista dal d.lgs. 241/2007), poiché non idonei a sfociare in un conflitto armato o qualcosa di simile.
Inoltre, il Tribunale nega anche la protezione umanitaria, non considerando rilevanti il dissesto ambientale e l’insicurezza diffusa presenti nella zona del delta del Niger.
Contro la decisione del Tribunale viene presentato ricorso alla Corte di Cassazione che accoglie il ricorso ricordando che: 
- il Comitato delle Nazioni Unite ha già avuto modo di chiarire che il principio che vieta il rimpatrio di un richiedente asilo in contesti in cui ci sia pericolo per la sua incolumità e quella dei suoi familiari (non refoulement) vale per tutte le situazioni di pericolo poichè il diritto alla vita comprende anche il diritto a una vita dignitosa, libera da qualunque tipo di minaccia alla propria sopravvivenza;
- il degrado ambientale e il cambiamento climatico possono compromettere l’effettivo godimento dei diritti umani: ciò si verifica, ad esempio, quando un governo non è in grado di garantire a tutti l’accesso alle risorse naturali essenziali, come l’acqua, la terra coltivabile, etc.;
- il diritto alla protezione internazionale non può essere riconosciuto solo dinanzi al pericolo per la vita derivante da un conflitto armato, ma deve essere ammesso anche quando l’azione dell’uomo abbia compromesso l’ambiente al punto da renderlo incompatibile con una vita dignitosa;
- il “disastro ambientale”, che consiste nell’alterazione irreversibile di un ecosistema, oppure, nell’alterazione di un ecosistema difficilmente eliminabile, costituisce un pericolo per i diritti fondamentali alla vita, alla libertà, all’autodeterminazione, perciò deve essere considerato motivo valido per la concessione della protezione umanitaria.
  VERSO
 
Corte di Cassazione, Sez. II Civile, ordinanza 24 febbraio 2021, n. 5022. Con decreto del Omissis il Tribunale di Omissis rigettava il ricorso avverso il provvedimento con il quale la Commissione al riconoscimento della protezione, internazionale o umanitaria. Propone ricorso per la cassazione di tale decisione I.L. affidandosi a due motivi. Il Ministero dell’Interno, intimato, ha depositato memoria ai fini della partecipazione all’udienza. RAGIONI DELLA DECISIONE Con il primo motivo il ricorrente lamenta l’omesso esame di fatto decisivo, in relazione all’art. 360, primo comma, n. 5, c.p.c., perché il Tribunale non avrebbe considerato la situazione di disastro ambientale esistente nel delta del Niger. Con il secondo motivo il ricorrente lamenta la violazione dell’art. 5 del D. Lgs. n. 286 del 1998 perché il giudice di merito non avrebbe riconosciuto la protezione umanitaria, sulla base dell’esistenza del grave disastro ambientale di cui al primo motivo. Le due censure, che per la loro intima connessione meritano un esame congiunto, sono fondate. Il Tribunale, con ampia motivazione, ha dato atto dell’esistenza, nella zona del delta del Niger, di una grave situazione di dissesto ambientale, dovuta allo sfruttamento indiscriminato dell’area da parte delle compagnie petrolifere ed ai conflitti etnico-politici che la hanno interessata a partire dagli anni novanta del secolo scorso. Il giudice di merito precisa che nell’area sono attivi diversi gruppi paramilitari e che a causa dei sabotaggi e dei furti, e nell’ambito del contesto di instabilità esistente, si sono verificati numerosi sversamenti di petrolio, a causa dei quali vaste zone sono state contaminate. Richiama poi fonti internazionali, aggiornate al 2018, dalle quali emerge che il governo nigeriano si è risolto a contestare gli interessi delle principali società petrolifere nella zona del Delta, radicando tra l’altro un contenzioso all’esame di una corte federale americana. Questa situazione, caratterizzata da un lato dalla notevole povertà della popolazione locale, che non beneficia affatto dei proventi della principale risorsa naturale dell’area, e dall’altro dall’insicurezza legata a sabotaggi, danneggiamenti, rapimenti di personalità pubbliche e aggressioni anche contro le forze di polizia, non è stata tuttavia ritenuta sufficiente dal Tribunale ai fini della configurazione di una condizione di violenza generalizzata rilevante ai fini del riconoscimento della protezione sussidiaria ai sensi dell’art. 14, lett. c), del D. Lgs. n. 251 del 2007, sulla base della considerazione che il livello di violenza generalizzata non sia tale da integrare un conflitto armato o una situazione equivalente. Inoltre, il giudice di merito non ha in alcun modo considerato il contesto di dissesto ambientale e insicurezza diffusa ai fini della concessione della protezione umanitaria. 

Scarica l'ordinanza integrale

 

Fronte Verso Network - www.fronteverso.it


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