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Ciao, 
Questa Newsletter si chiama Trame Disperse e io sono Emanuela.


PERCHÉ TRAME DISPERSE?

Mi pongo troppe domande e, spesso, non trovo risposte che mi soddisfino. Scrivere mi aiuta a vedere le cose con disatcco e a ragionare meglio.
Pertanto, in questa Newsletter troverai perlopiù pensieri sparsi legati al momento.
Trame che rimangono sospese e si disperdono così come sono arrivate.

Photo by Javier Allegue Barros on Unsplash
     "Non camminare davanti a me, potrei non seguirti.
      Non camminare dietro di me, non saprei dove condurti.
      Cammina al mio fianco e saremo sempre amici.
"

               Albert Camus
 
Ciao,<<Nome>>
Intanto grazie per essere qui. Spero possa essere solo l’inizio di un bel percorso insieme. 

Voglio aprire la mia prima Newsletter con questa frase di Camus che mi sta molto a cuore e che rende bene l’idea del mio pensiero in merito al concetto di superiorità presunta, al bisogno di primeggiare, di sopraffare gli altri, di sentirsi sempre nel giusto senza dare spazio alcuno al sentimento del dubbio e della riflessione profonda e critica.
 
Apro con questa frase, e con queste considerazioni, perché hanno molto a che fare con la mia decisione di iniziare questa corrispondenza privata con chi deciderà di fare un pezzo di strada con me sul cammino delle riflessioni, e soprattutto, ha molto a che fare con il sentimento di fastidio che nell’ultimo periodo provo nei confronti dei social, almeno di tutta quella parte che vede le persone farsi la guerra su ogni cosa pur di far prevalere il proprio pensiero, o parlare a vanvera di cose che non hanno alcun peso solo per raccattare followers e like.
 
Per fortuna i social - che sono lo specchio ampio della società in cui viviamo - non sono solo questa cosa qui. Io ne sono sempre stata una sostenitrice, convinta del fatto che siano anche tanto altro, ma è abbastanza evidente quanto nell’ultimo periodo la parte brutta sia diventata sempre più prevalente e, nonostante, di fatto, sui social ciò che leggi e vedi dipende molto da come e cosa sei tu, dalle tue scelte, dai tuoi gusti, dalle tracce che lasci nel tuo camminarci dentro, certe mostruosità ti arrivano comunque addosso, perché sono ormai ovunque e saltano velocemente all’occhio e, anche se solo per pochi istanti, bastano per farti venire il magone per tutto il giorno.
 
Io i social li ho amati fin da subito, perché chi è veterano come me sa che agli albori erano un luogo migliore, in cui poter condividere pensieri, riflessioni, letture, poesia.  Un luogo in cui fare nuove scoperte, un concentrato di bellezza che, pian piano, ha lasciato sempre più spazio al litigio, agli insulti gratuiti, alla convinzione che si possa sempre dire la propria opinione anche quando questa non è  richiesta, o che si possa avere sempre il via libera per interagire in maniera violenta o indelicata.
 
È evidente che ciò che si vede da dietro uno schermo non sia verità assoluta, ma di sicuro è il riflesso ridondante di qualcosa che in questi ultimi anni si è rotto, lasciando varchi aperti senza controllo.
Ciò con cui dobbiamo fare i conti è, ad ogni modo, il fatto che i social ci hanno insegnato un sistema nuovo di stare al mondo. Un sistema che ci ha aperto agli altri in maniera più estesa e più immediata e che ci ha abituato a non poter più fare a meno dei loro pensieri, delle loro esperienze condivise, del loro esserci.
Il problema in tutto questo, che apparentemente potrebbe sembrare un fatto positivo, è che l’approccio a questi nuovi paradigmi ha sviato, sempre di più, verso una modalità che ci vede non solidali e compatti, quanto gli uni contro gli altri senza più vincoli sociali, ma solo manie di protagonismo che ci spingono a sentirci migliori e, al contempo, ci catapultano in una solitudine fatta di inadeguatezza e disagio. Una modalità che apparentemente ci fa sentire meno soli, ma che, di fatto, ha regalato spazio all’individualismo più bieco, quello che ci ha tolto la gioia del confronto costruttivo e il piacere di sentirci legati a dei valori che possano fare da guida. Un individualismo che ha indebolito fortemente la nostra società, rendendola fragile e senza più riferimenti importanti a cui aggrapparsi: liquida, per dirla alla Bauman.
 
Il rischio più grosso che si corre somiglia tanto ad un paradosso: più sei apertə agli altri e più finisci per odiare tutti e ripiegarti su te stesso.
È quello che è successo a me, soprattutto negli ultimi anni, perché non avevo idea di come difendermi e di come gestire quella sensazione di avere tutto catapultato addosso, anche quello che non volevo perché mi faceva star male.
 
Poi, invece, ho capito che una selezione si può fare, basta solo volerlo e avere, banalmente, la capacità di dare peso a ciò che vogliamo noi e non a ciò che decidono gli altri. Trovare altre strade è l’unico cammino possibile e necessario per non finire in quel buco nero che è sempre in agguato. Stare un passo indietro, o credere di poter stare un passo avanti rispetto a tutti, è un percorso che porta verso quell’unica direzione di solitudine che non può mai essere la strada giusta.
 
Ecco perché ho sentito forte, in quest’ultimo periodo, la necessità di trovare altri canali, meno dispersivi e più attenti a quel rapporto umano che sembra essersi dissolto nel nulla, in cui si possa camminare vicini, per sostenersi, darsi la mano, osservarsi per fare sempre meglio e riconoscere i propri errori, senza sovrastare nessuno e senza rimanere indietro.
 
Del resto vale la pena sempre di camminare, fosse anche solo per un unico obiettivo: quello di andare verso la bellezza che tutti, a nostro modo, meritiamo.
Lo dice anche Seneca, nella prima lettera a Lucilio: il tempo è troppo prezioso per sprecarlo dietro a ciò che non ci permette di renderlo migliore.
Fa’ così, caro Lucilio: renditi veramente padrone di te e custodisci con ogni cura quel tempo che finora ti era portato via, o ti sfuggiva. Persuaditi che le cose stanno come io ti scrivo: alcune ore ci vengono sottratte da vane occupazioni, altre ci scappano quasi di mano; ma la perdita per noi più vergognosa è quella che avviene per nostra negligenza. Se badi bene, una gran parte della vita ci sfugge nel fare il male, la maggior parte nel non fare nulla, tutta quanta nel fare altro da quello che dovremmo. Puoi indicarmi qualcuno che dia un giusto valore al suo tempo e alla sua giornata, e che si renda conto com’egli muoia giorno per giorno?
Qui trovi la lettera completa
La luce sta nell'essere luminosi
Irraggia il cosmo intero
Cittadini del mondo
Cercano una terra senza confine
Grazie per avermi letta fin qui.
Se questo mia breve riflessione è stata di ispirazione per te, puoi dirmi la tua rispondendo a questa email.
Altrimenti, ci sentiamo tra un mese!
Un abbraccio
Manu 
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