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Ciao!
Questa Newsletter si chiama Trame Disperse e io sono Emanuela.


PERCHÉ TRAME DISPERSE?

Mi pongo troppe domande e, spesso, non trovo risposte che mi soddisfino. Scrivere mi aiuta a vedere le cose con disatcco e a ragionare meglio.
Pertanto, in questa Newsletter troverai perlopiù pensieri sparsi legati al momento.
Trame che rimangono sospese e si disperdono così come sono arrivate.

Se sei curioso di sapere di cosa abbiamo parlato nelle trame precedenti, puoi leggerle qui
Photo by Eutah Mizushima on Unsplash
  "Anche un viaggio di mille miglia inizia con un passo."
       - Lao Tsu

Ciao, <<Nome>>
è bello ritrovarsi nella consuetudine di questo appuntamento che, devo dire, sta diventando un modo per testare anche un po’ la volontà e la perseveranza - da parte mia - di portare avanti un progetto senza fare passi indietro.
 
Un esercizio che ha molto a che vedere con un cambio di registro che è scattato in me da qualche mese a questa parte.
Complice il periodo di blocco che abbiamo vissuto? Sicuramente quel periodo mi è servito molto per capire certi vizi sui quali adagiavo le mie titubanze e le mie insicurezze, nascondendomi dietro al bisogno di trovare quei soliti alibi che ci fanno sentire al sicuro e ci danno adito a rimandare.
 
Rimandare.
Procrastinare.
Rinviare.
Prorogare.
 
Mi ci sono crogiolata così tanto dentro a questi vizi da arrivare ad averne la nausea.
 

Mi chiedo come mai, come sia stato possibile aver passato molto tempo in balia del nulla, affidando ogni cosa al caso, facendo tentativi blandi, pensando di avere a disposizione chissà quanto tempo e chissà quante opportunità.
 
Quando tutto si è fermato ho avuto la possibilità di vedere fuori da me ciò che nella mia vita era quasi una consuetudine, ma non perché non facessi nulla, semplicemente perché continuavo a fare le cose sbagliate, giocando ad una sorta di gioco al massacro in cui credevo (o mi piaceva credere) di essere la vittima, mentre invece ero una carnefice spietata.
E fare le cose sbagliate, alla fine, equivale un po’ a non fare nulla. Ha senso fare delle cose per costruirne delle altre, per fare dei passi avanti, per creare precedenti concreti e positivi. Quando ciò non avviene è solo perché si procede a tentoni, camminando senza una meta: si va avanti, ma non si arriva mai, e ci si sente solo stanchi e sopraffatti.
 
Dicembre è il mio mese.
 
(Forse è per questo che amo le stagioni fredde e le atmosfere nordiche, nonostante io sia una “ragazza” del Sud. :)  )

Il 18 Dicembre sarà il mio compleanno e più gli anni passano, più diventa inevitabile che, specie alla mia età, ogni anno si tirino le somme di quel che si è fatto, provando a fare la differenza tra il buono e il meno buono, per iniziare bene una nuova “programmazione”.
 
Nel mio caso, il fatto che corrisponda quasi con l’inizio  del nuovo anno mi da ancora più adito a fare liste di buoni propositi.
 
I buoni propositi: quelli che metti giù nelle liste e che ti convinci possano scandire il tuo tempo, la tua vita, le tue emozioni.
 
Dopo anni di liste disattese, di buoni propositi, di cose da fare che, puntualmente, non ho fatto, ho capito che sbagliavo semplicemente nell’approccio. Quello che volevo lo sapevo bene, perché è quello che ho sempre voluto ed è quello su cui sono tornata sempre, anche prendendo mille altre strade. Per qualche motivo che ignoro, però, ho sempre provato ad allontanarmene, cercando altre strade, altri obiettivi, come se tutto fosse migliore, o più importante, o più facile da raggiungere. Come se avere una lista di buoni propositi fosse la soluzione, senza guardare al contenuto, ma solo alla forma: più le liste erano lunghe più mi sembrava di fare.
 
Spesso, però, quelle liste sono diventate vere e proprie montagne da scalare, senza avere né  la capacità né la preparazione per farlo, e, di conseguenza, la premessa per precipitare dopo pochi passi, con il rischio di rompermi definitivamente tutte le ossa.
 
Mi sono sempre concentrata su ciò a cui volevo arrivare, senza soffermarmi sul percorso, sulla effettiva fattibilità di quelle cose che credevo di voler fare, sullo sforzo che avrebbe rosicchiato ogni energia, ma soprattutto sulla cosa più importante: ci credevo davvero?
 
Dopo molti fallimenti, ho capito che, come in tutti i viaggi, anche in quello verso gli obiettivi da raggiungere ciò che conta è il percorso ed è, soprattutto, la consapevolezza di noi stessi che riusciamo a raggiungere attraverso quel percorso.  Buttarsi a capofitto su cose che non ci appartengono, o a cui non crediamo, non può che rappresentare un sicuro fallimento, non può che farci precipitare continuamente o, ancora peggio, non può che spingerci a non fare.
 
Ci si ritrova, così, a NON FARE quello che pensiamo di poter fare, ma nemmeno quello che realmente vorremmo, o avremmo voluto, fare.
Il risultato non può che essere quello di collezionare solo rimpianti e rinunce, convinti di avere tempo a disposizione per quelle cose che, invece, sono lì che aspettano solo di essere guardate, considerate, spinte, coccolate.

Aristotele diceva che siamo quello che facciamo ripetutamente. Perciò l'eccellenza non è un atto, ma un'abitudine.

Siamo noi i responsabili delle nostre scelte, di quello che facciamo, di ciò che siamo. 
Possiamo decidere di assecondare la nostra natura, le nostre attitudini, le nostre propensioni, coltivandole e provando a potenziarne la meta attraverso un percorso mirato, oppure decidere ogni mattina di indossare quella maschera che ci siamo fatti cucire addosso dagli altri, dalle loro scelte, da ciò che la società ci impone, decidendo così di vivere una vita pre-confezionata.
Che, però, non è la nostra vita.

 
(...) la virtù etica deriva dall’abitudine, dalla quale ha preso anche il nome con una piccola modificazione rispetto alla parola "abitudine". Da ciò risulta anche chiaro che nessuna delle virtù etiche nasce in noi per natura: infatti, nulla di ciò che è per natura può assumere abitudini ad essa contrarie: per esempio, la pietra che per natura si porta verso il basso non può abituarsi a portarsi verso l’alto, neppure se si volesse abituarla gettandola in alto infinite volte; né il fuoco può abituarsi a scendere in basso, né alcun’altra delle cose che per natura si comportano in un certo modo potrà essere abituata a comportarsi in modo diverso. Per conseguenza, non è né per natura né contro natura che le virtù nascono in noi, ma ciò avviene perché per natura siamo atti ad accoglierle, e ci perfezioniamo, poi, mediante l’abitudine. Inoltre, di quanto sopravviene in noi per natura, dapprima portiamo in noi la potenza, e poi lo traduciamo in atto (come è chiaro nel caso dei sensi: giacché non è per il fatto di avere spesso visto e sentito che noi acquistiamo questi sensi, ma viceversa noi li usiamo perché li possediamo, e non è che li possediamo per il fatto che li usiamo). Invece acquistiamo le virtù con un’attività precedente, come avviene anche per le altre arti. Infatti, le cose che bisogna avere appreso prima di farle, noi le apprendiamo facendole: per esempio, si diventa costruttori costruendo, e suonatori di cetra suonando la cetra. Ebbene, così anche compiendo azioni giuste diventiamo giusti, azioni temperate temperanti, azioni coraggiose coraggiosi.

Aristotele - Libro II - Etica Nicomachea
Ancora qui a domandarsi e a far finta di niente
Come se il tempo per noi non costasse l'uguale
Come se il tempo passato ed il tempo presente
Non avessero stessa amarezza di sale
(...)
Tu lo sai, io lo so, quanto vanno disperse
Trascinate dai giorni come piena di fiume
Tante cose sembrate e credute diverse
Come un prato coperto a bitume

 
Rimanere così, annaspare nel niente
Custodire i ricordi, carezzare le età
È uno stallo o un rifiuto crudele e incosciente
Del diritto alla felicità
Grazie per avermi letta fin qui.
Se questo mia breve riflessione è stata di ispirazione per te, puoi dirmi la tua rispondendo a questa email.
Altrimenti, ci sentiamo tra un mese!

Ps: Volevo solo fare un piccolo spoiler: dal mese di Gennaio Trame disperse avrà delle novità!

Un abbraccio
Manu 
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