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Ciao!
Questa Newsletter si chiama Trame Disperse e io sono Emanuela.


PERCHÉ TRAME DISPERSE?

Mi pongo troppe domande e, spesso, non trovo risposte che mi soddisfino. Scrivere mi aiuta a vedere le cose con disatcco e a ragionare meglio.
Pertanto, in questa Newsletter troverai perlopiù pensieri sparsi legati al momento.
Trame che rimangono sospese e si disperdono così come sono arrivate.

 
Se sei curioso di sapere di cosa abbiamo parlato nelle trame precedenti, puoi leggerle qui

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Photo by Jon Tyson on Unsplash
"Ma non si amano soltanto le memorie felici. A un certo punto della vita, ci si accorge che si amano le memorie."

Natalia Ginzburg

Ciao, <<Nome>>

Come stai? Come sono andate le vacanze?
Io sono tornata a casa in questi giorni, esattamente il 3 settembre, dopo un viaggio, lungo tutto lo stivale, bello anche se un po’ faticoso.
 
Questa newsletter l’ho scritta mentre ero ancora in vacanza, se vacanza si può chiamare.
 
Lo so, sono in ritardo, nonostante abbia scritto questa email in anticipo. Il fatto è che il rientro dalle “vacanze” per me è sempre una sorta di trauma. Lo è per tutti, certo, ma nel mio caso è proprio una questione metabolica: ho bisogno di tempo per rimettere insieme pezzi e sensazioni e cose che si perdono in una sorta di tempo dilatato e ristretto allo stesso tempo.
Mi ci vuole un po’ prima di risintonizzarmi: con me, con la solita routine, con quella quotidianità che cerco di mantenere e che, puntualmente, perdo ogni volta che provo a non farmi travolgere da quel ritorno a Sud che, però, vince, e mi vince, puntualmente.
 

***
 
C’è stato un tempo in cui tornare nella mia terra suscitava in me una serie di emozioni benevole. Subito prima di partire la felicità occupava ogni angolo dei miei pensieri. Sentivo una necessità di tornare a casa che si tramutava in bisogno fisico: di annusare la mia terra, osservarne gli orizzonti, gustare di nuovo quel sapore unico di sentirmi a casa, capace di farmi volteggiare leggera in uno spazio che riconoscevo come mio.
 
Quella del ritorno a casa è una questione complicata. Chi nasce a Sud cresce con la consapevolezza di dover andare via. È una prospettiva che certe volte ti perseguita, altre volte diventa desiderio, altre ancora è una mescolanza di bugie che immagini come una pozione magica per la risoluzione di ogni mancanza.
La verità, però, è che spesso non si decide veramente di partire, così come non si decide veramente di rimanere, e ogni scelta subisce il disincanto del “ciò che è meglio fare”.
 
Con il passare degli anni quella sensazione di felicità è diventata sempre meno evidente e pregnante. Mi sento sempre più sradicata e subisco sempre di più questa condizione. Mi sento sempre più distante dalla mia terra, nonostante il legame ancestrale che non ha scadenze e che ricompare sempre, in ogni circostanza, a farmi sentire quel bisogno di tornare e guardare e sentire quel senso di casa. Tornare, però, non è più consolazione come lo era un tempo, ma non è nemmeno rabbia e nemmeno indifferenza. È una condizione che lacera l’anima in più parti, che mi fa sentire sempre nel posto sbagliato e che ogni volta che sono in un posto sento il bisogno di essere in un altro, in uno scambio (reciproco) di rinunce continue e di desideri non appagati.
Mai.
 
Tornare qui non è mai una vera vacanza.
Tornare riapre ferite, ripropone tormenti che si fanno sempre più grandi e tormentati.
Tornare diventa un agire all’indietro: come un disco rotto che per ogni passo in avanti fa un balzo indietro e fa tornare tutto lì dove è iniziato.

Tuttavia, non posso fare a meno di tornare, nonostante tutto e nonostante le ferite che tornano a sanguinare.
 

Quando sono via la memoria diventa un’alcova in cui cullare la nostalgia dei ricordi belli. Ogni cosa si fa tenera, morbida, soffice. Ogni ricordo scaccia i pugni nello stomaco e i pesi del dolore, che si fanno evanescenti. Poi si avvicina il ritorno e quel dolore inizia a tornare: si fa inquietudine, prima, e angoscia, dopo. Quando arrivo sono felice, mi sento a casa, vivo giorni felici, rinasco. Poi, man mano che i giorni passano, mi riavvicino al dolore, lo sento di nuovo, ne subisco il tormento e poi cado, tramortita.
 
Quello che non so più è se quel dolore sia più per il ritorno, o per la memoria che torna viva con tutte le amarezze passate, o per il tormento della ripartenza o, ancora, se tutto possa dipendere da questo mio sentirmi a metà: né più qui, né in nessun altro posto.
Quello che so, invece, è che forse quel ritorno non può più coincidere con il concetto di vacanza: il sentimento del tornare è una cosa a sé che va vissuta al di sopra di ogni altra emozione.
 
“Un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via. Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c'è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti. Ma non è facile starci tranquillo. Da un anno che lo tengo d'occhio e quando posso ci scappo da Genova, mi sfugge di mano. Queste cose si capiscono col tempo e l'esperienza. Possibile che a quarant'anni, e con tutto il mondo che ho visto, non sappia ancora che cos'è il mio paese?”
 
La luna e i falò
Cesare Pavese
 
La casa sul confine dei ricordi La stessa sempre, come tu la sai E tu ricerchi là le tue radici Se vuoi capire l'anima che hai Se vuoi capire l'anima che hai
 
Quanti tempi e quante vite sono scivolate via da te Come il fiume che ti passa attorno Tu che hai visto nascere e morire gli antenati miei Lentamente, giorno dopo giorno
 
Ed io, l'ultimo, ti chiedo se conosci in me Qualche segno, qualche traccia di ogni vita O se solamente io ricerco in te Risposta ad ogni cosa non capita Risposta ad ogni cosa non capita
 
Ma è inutile cercare le parole La pietra antica non emette suono O parla come il mondo e come il sole Parole troppo grandi per un uomo Parole troppo grandi per un uomo
 
E te li senti dentro quei legami I riti antichi e i miti del passato E te li senti dentro come mani Ma non comprendi più il significato Ma non comprendi più il significato
 
La rubrica "Cose belle che ho visto/letto/scritto/ascoltato" tornerà completa dalla prossima Newsletter.

Per questa volta ci tenevo a segnalarti due cose:

La prima è una collaborazione con NextAudiolibri, una piccola (per il momento) realtà Umbra, che ha la sua sede ad Assisi (<3). Scriverò dei pezzi per il blog, soprattutto recensioni di libri di letteratura contemporanea. 
Il primo pezzo è già uscito e puoi leggerlo qui, se ti va.

La seconda, a cui tengo molto, è il pezzo che ho scritto per il mio blog, Dilibriealtro, sull'esperienza del confino in Calabria di Cesare Pavese. L'ho condiviso anche sui social, ma se te lo fossi perso, puoi trovarlo qui.
Se ti va, fammi sapere cosa ne pensi.

E anche per questa volta è tutto.
Grazie per avermi letta fin qui.
Se questa mia breve riflessione è stata di ispirazione per te, puoi dirmi la tua rispondendo a questa e-mail.
Altrimenti, ci sentiamo tra un mese. Oppure, chissà... forse tra meno di un mese!

Un abbraccio
Manu 
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