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Ciao, <<Nome>>
Questa Newsletter si chiama Trame Disperse e io sono Emanuela.


PERCHÉ TRAME DISPERSE?

Mi pongo troppe domande e, spesso, non trovo risposte che mi soddisfino. Scrivere mi aiuta a vedere le cose con disatcco e a ragionare meglio.
Pertanto, in questa Newsletter troverai perlopiù pensieri sparsi legati al momento.
Trame che rimangono sospese e si disperdono così come sono arrivate.

Photo by Tyger Ligon on Unsplash
     "Non cercare di diventare un uomo di successo, ma piuttosto un uomo di valore"
               Albert Einstein
 

Da qualche anno a questa parte ho l’impressione di combattere costantemente contro il tempo. È come se mi sentissi sempre in ritardo, ma per cosa non lo so.

Ogni volta che faccio qualcosa, qualunque cosa, che sia di lavoro, o che riguardi la vita privata, o, ancora, la vita sociale, ho sempre la sensazione di rincorrere il tempo. Un tempo che sembra non bastare mai per fare tutto ciò che potrei fare, o che, forse, semplicemente mi impongo di fare.

È una sensazione strana, che mi fa sentire sempre indietro, sempre di corsa, sempre in affanno, come se il mondo fuori da me andasse sempre nella direzione giusta senza che io possa stargli dietro, o stare al passo con ciò che - apparentemente - sembra essere migliore.

Durante il look down questa sensazione ha raggiunto il suo picco massimo: un picco che si è tradotto in stati d’ansia spesso incontrollabili che mi stavano consumando.
Per fortuna, però, quando si tocca il fondo è proprio lì che, paradossalmente, si ha la possibilità di capire cosa fare, se non altro perché costretti dal fatto che più giù di lì davvero non si può andare.
Trovarsi su quel fondo vuol dire essere costretti a guardarsi intorno, ad agire per trovare una via d’uscita. Vuol dire risvegliarsi da quella specie di sonno profondo che ci ha portati fin lì per ricominciare ad agire cercando la forza dentro noi stessi.

Ritrovare noi stessi. È lì che sta il segreto.

La nostra vita spesso è fatta di vizi, di abitudini che molte volte diventano una sorta di trappola, un perseverare in tutte quelle cose che ci fanno stare male e che non ci concedono lo spiraglio di altre possibili strade: a volte per pigrizia, a volte per comodità, a volte per mancanza di coraggio.

Più facilmente, però, ciò accade perché non abbiamo più consapevolezza di noi stessi: non conosciamo più i nostri veri bisogni, li confondiamo con ciò che crediamo possano diventarlo, semplicemente perché è così che tutto quello che ci gira intorno ce li fa vedere.
Siamo distratti continuamente da tutto ciò che ci arriva addosso e questo non solo ci confonde, ma ci distoglie da ciò che siamo noi, dalle nostre attitudini, dalle nostre inclinazioni, dal nostro vero essere.

Corriamo tutto il giorno dietro alla schizofrenia di una società ormai liquida, dove i riferimenti importanti hanno lasciato il posto all’essere performanti: all’esserci a tutti i costi, senza sapere realmente dove siamo, dove stiamo andando e, soprattutto, se quel cammino ci appartiene davvero. E, inevitabilmente, alla fine della giornata ci sentiamo svuotati, come se nuotassimo in mezzo ad un oceano senza vedere mai un approdo dove poter trovare riparo. Corriamo tutto il giorno senza una meta, oppure la meta che proviamo a raggiungere non ci appartiene e come tale sarà sempre una distanza e mai un approdo vero.

Una distanza da ciò che può portarci a vivere una vita nostra, che ci rappresenti davvero e che porti avanti il nostro essere, le nostre propensioni - e non il riduttivo scimmiottare quella degli altri - attraverso la nostra unicità, che è capace non solo di contraddistinguerci, ma soprattutto ci concede la possibilità di vivere una vita autentica.

Eppure, a pensarci bene, basta davvero poco per scansare il rischio di diventare schiavi di questa “società della performance”, che ci vuole tutti uguali e performanti allo stesso modo: basta inseguire la nostra unicità, averne consapevolezza, riconoscerla, coltivarla e metterla al servizio degli altri, condividerla per creare comunità in cui potersi sentire parte di un tutto grazie al nostro valore, provando a dare un contributo onesto e costruttivo al mondo che ci sta intorno e non solo a noi stessi.

 
Come dice anche Eugenio Montale in questa poesia, tratta dalla raccolta Ossi di Seppia, il rischio che si corre è quello di diventare come tutti quegli uomini che non si voltano, che non si fanno domande, che non si pongono alcun problema, fidandosi ciecamente di quella realtà apparente che altro non è se non un inganno.
Forse un mattino andando in un'aria di vetro,
arida, rivolgendomi, vedrò compirsi il miracolo:
il nulla alle mie spalle, il vuoto dietro
di me, con un terrore da ubriaco.
Poi, come s'uno schermo, s'accamperanno di gitto
alberi, case, colli per l'inganno consueto.
Ma sarà troppo tardi; ed io me n'andrò zitto
tra gli uomini che non si voltano, col mio segreto.

Eugenio Montale
Il tempo cambia molte cose nella vita
Il senso, le amicizie, le opinioni
Che voglia di cambiare che c'è in me
Si sente il bisogno di una propria evoluzione
Sganciata dalle regole comuni
Da questa falsa personalitàSegnali di vita nei cortili e nelle case all'imbrunire
Le luci fanno ricordare
Le meccaniche celesti

 
Grazie per avermi letta fin qui.
Se questo mia breve riflessione è stata di ispirazione per te, puoi dirmi la tua rispondendo a questa email.
Altrimenti, ci sentiamo tra un mese!
Un abbraccio
Manu 
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