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Giugno, saggezza pratica

Durante il nostro caffè condiviso, ieri mattina, abbiamo notato una specie di assonanza tra la bella stagione che quest'anno si fa aspettare e il momento in cui ci troviamo: tra vaccini e dibattiti (tra studiosi) su qualche libertà che forse potremo permetterci questa estate, e sull'opportunità di ampliarle - da parte di chi ha la Responsabilità collettiva - e di approfittarne - da parte di chi ne ha la Responsabilità singola, tutte e tutti noi.

Ci è sembrato quasi di riconoscere un velato invito "cosmico" alla prudenza o, quanto meno, a recuperare capacità di discernimento. Una sorta di saggezza pratica.

Prudenti

Oggi parlare di Prudenza suona un po' demodé, portati come siamo a considerarla un freno, un eccessivo indugio nel soppesare le decisioni, nel valutare i pro e i contro di una situazione. Come se prudenza fosse sinonimo di mancanza di slancio, quello che pensiamo implicitamente associato all’impulso.

Come se la rapidità decisionale a tutti i costi fosse da considerare, in ogni occasione, dote da leader che, nella narrazione prevalente, è una specie di avventuriero senza dubbi e senza paure, ossessionato dal "fail faster e fail better", impaziente perchè "il momento è adesso", e così via.

Lungimiranti

Nella Prudenza come virtù cardinale cristiana, tra l'altro, confluisce anche la phronesis aristotelica, quella saggezza pratica che permette alla persona, grazie all’esperienza, di valutare cosa sia bene e di sapersi, poi, destreggiare nel cammino per raggiungere questo bene.

In questo senso, l’atteggiamento di una persona prudente le consente di non farsi travolgere dalla fretta, di non agire precipitosamente ma, piuttosto, di ponderare con attenzione ciò che è accaduto, il momento presente e ciò che si prospetta nel futuro, per far sì che la decisione presa sia anche lungimirante.

Infatti la Prudenza, o saggezza pratica, è la virtù cardinale che ha il ruolo di indicare la direzione alle altre tre. Non a caso, San Tommaso d’Aquino la definiva “auriga virtutum”, a guida del percorso verso il Bene.

Nel quotidiano

Si tratta di una postura che può farci comodo anche nell'agire i comportamenti del quotidiano. Pensiamo, ad esempio, a come talvolta viviamo il rapporto con il lavoro che facciamo e ai momenti di stanchezza che possiamo aver provato nel tempo o che magari stiamo provando proprio ora: dopo un periodo di cambiamenti come quello che stiamo attraversando, anche il lavoro dei nostri sogni potrebbe essere diventato diverso da come è sempre stato e non piacerci più tanto.

Le alterne fortune delle diverse applicazioni di smartworking o telelavoro che abbiamo sperimentato e ancora sperimentiamo e che, forse, hanno trasformato come lavoriamo, hanno sospeso elementi che per noi erano di grande valore, hanno portato evoluzioni che non sempre sono in armonia con le nostre abitudini o attitudini.

Per tutte le volte in cui il lavoro diventa un peso che ci portiamo dietro, in cui lo vorremmo cambiare ma non possiamo o non ci sentiamo di prenderne il rischio. In cui sentiamo che "dobbiamo starci e basta", quel tipo di saggezza pratica di cui parlavamo prima potrebbe suggerirci che, se non possiamo cambiare lavoro, possiamo pensare a cambiare il modo in cui lavoriamo.

Arredare il tunnel, insomma

Cominciando con l'approfondire tutti gli aspetti che lo caratterizzano e in che relazione sta con il vivere quotidiano e con il suo 'senso'. Individuando e valutando criticamente gli elementi che percepiamo positivi e che possono fungere da propulsore alla passione e gli elementi che consideriamo negativi che sembrano impedire la piena valorizzazione delle nostre risorse personali.

Possiamo imparare a scegliere la prospettiva da cui guardare alle nostre azioni e ai nostri pensieri rispetto al contesto lavorativo.

Possiamo apprendere la possibilità, la bellezza e l'utilità di (ri)scoprire una relazione 'amorosa' con il nostro lavoro.

Lo abbiamo messo in pratica anche noi da qualche settimana: con il passare del tempo e una pandemia in mezzo, la nostra riunione mensile in sede non era più praticabile e la sua versione online non era particolarmente efficace, troppe cose diverse su cui aggiornarci in poco tempo, troppe pendenze da risolvere nel frattempo. E anche una certa stanchezza verso le lunghe sedute su Zoom. Un momento di incontro periodico, però, era indispensabile, anche per mantenere vive e continuare costruire relazioni profonde tra professioniste che vivono in tante parti diverse dell'Italia e oltre.

La soluzione giusta (per noi) è stata trasformarla in un caffè online insieme ogni giovedì mattina. Una formula molto più adatta a questo momento e un modo per stare dentro le cose che dobbiamo fare che ci fa stare meglio. (Elemento per nulla secondario, dal momento che è uno degli standard che cerchiamo di tenere sempre alto: perché è quello in cui crediamo e perché ci siamo impegnate a farlo come Società Benefit e BCorp).

Evolvere

Si tratta di questo, no? Il cambiamento, talvolta fastidioso, perché costringe anche noi, e spesso chi ci sta intorno, a cambiare e a stare, quindi, in una relazione sempre nuova, chiede una certa dose di volontarietà nella scelta di "abitarlo".

Questo vale in qualunque ambito, compreso il lavoro.
Accogliere 'in pace', riconciliarci con lo stato attuale, apprezzarlo, ringraziarlo e poi proiettarsi nel futuro aperti e fiduciosi, sapendo già che cambierà e che dovremo e potremo fare in modo che cambi in armonia con i nostri bisogni e rispettando i nostri valori. Seguendo la nostra saggezza pratica.

Un articolo di Pamela D'Andrea sulla Prudenza e la sua rappresentazione nell'arte, sempre saldamente legata al suo rapporto con il tempo, più antico ma anche recentissimo.
Ama il lavoro che fai è il laboratorio per imparare a migliorare il modo in cui stiamo dentro una situazione lavorativa che, al momento, non possiamo cambiare.
Al prossimo mese e, se hai bisogno, siamo qui.
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