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Agosto, di confini e gentilezza

Ciao <<Nome>>, come stai? Ormai l'estate è agli sgoccioli ed eccoci qui, un po' cambiati, dalle esperienze di questi giorni, e probabilmente più carichi di energia, positivi e propositivi.

Pronti o quasi a ripartire da dove avevamo, in qualche modo, lasciato. Dopo essere stati oltre i nostri luoghi, i nostri tempi, le nostre abitudini. Oltre nostri confini, in un certo senso.

Steccati

Quanto spesso abbiamo sentito parlare di confini, in questi giorni? E in quanti sensi e contesti?
Più spesso in senso geografico, probabilmente.
Ma sono confini anche i paletti che poniamo tra noi e quello che è fuori di noi, per tutelarci, proteggerci. E dunque sono tra le risorse che impieghiamo per sentirci più a nostro agio nel mondo, per trovare àncore nella complessità dei rapporti umani, in famiglia, nel lavoro, tra gli amici.

A patto di non rimanerne prigionieri, imparare a riconoscere e tracciare i nostri confini è un passo fondamentale nel percorso di conoscenza di noi stessi e in quello di costruzione di rapporti soddisfacenti con gli altri.

Argini

I confini posso svolgere un importante ruolo come argine, come contenimento, educazione e formazione. Meglio: auto formazione e formazione del Sé.
Sono argini contro gli eccessi: di noi stessi e degli altri, aggiungendo consapevolezza delle conseguenze che potrebbero derivare da azioni straripanti.
E se, in genere, ci viene da pensare ad atti, decisioni, comportamenti in un qualche senso 'negativo' che finiscono per arrivare all'eccesso, questo non è sempre vero: anche gli equivalenti 'positivi', se eccedono, possono portare conseguenze negative, come ad esempio un atteggiamento eccessivamente generoso che può diventare soverchiante per chi ne è oggetto.

Muri

Confini viene dal latino 'con-finum', cioè che ha un confine in comune. Che condivide qualcosa, come se tutti fossimo su diverse facce della stessa medaglia o - meglio - due lati dello stesso steccato, dello stesso muro.

Quindi i muri hanno ruoli importanti per tenere la connessione, mettere in contatto, in alcuni casi proprio fisicamente, con un effetto anche paradossale: marcando la diversità possono lavorare per l'inclusione.

Eppure il primo senso che ci viene in mente è, probabilmente, di separazione.

Come in molti casi, è l'uso a trasformarli da strumento di crescita a espediente di controllo ed esclusione. Testimonianza concreta e ingombrante, segno inequivocabile del desiderio di separazione, spesso materializzazione di un sentimento di odio.

Ad esempio nel dibattito, agendo sull'intensità della percezione della diversità - come analizza lucidamente Annamaria Testa in questo post - così che definizioni arbitrarie e soggettive di ciò che è vicino (e quindi amico, e quindi accettabile) e di ciò che non lo è (e quindi diverso e quindi pericoloso) si innescano comportamenti di rifiuto e addirittura aggressività verso persone accanto a noi, le cui sole colpe sono di essere lì in quel momento e di non essere uguale a noi stessi.

Non è che ci concentriamo sul problema sbagliato?

A guardare dall'alto, provando ad adottare una vista da uccello, un atteggiamento escludente, un'eccessiva concentrazione sui confini, intesi come separazione, distinzione - di qua noi di là loro - ha davvero senso?

Gli astronauti, per esempio, dicono di no. Raccontano che, vista dallo spazio, questa faccenda prende un'altra prospettiva. 

Nicole Scott, per 30 anni alla Nasa, protagonista di numerose missioni oltre l'atmosfera, racconta come quelle poche centinaia di chilometri "permettono ancora di scorgere i particolari ma di cogliere anche e finalmente una visione d'insieme", e di "osservare gli uragani che spaziano da un continente all'altro in poche ore, vedendo il sole sorgere e tramontare sedici volte al giorno".

Esperienze che rimettono 'le cose in chiaro', dice, e chiariscono in modo inequivocabile come siamo tutti figli della Terra, ancora più che esseri umani: 'earthlings' per i quali l'unico limite vero è la 'sottile linea blu' dell'atmosfera in cui siamo tutti immersi e che permette di vivere a ciascuno di noi.

Riconnessioni

Concentrarsi su problemi 'sbagliati' porta alcuni rischi. Mentre ci attardiamo in definizioni che rischiano di rendere ancora più complesso un mondo che già lo è così tanto, rischiamo di non accorgerci di problemi e avvenimenti urgenti che toccano già o stanno per toccare tutti noi che viviamo sotto quella sottile linea blu.

Avremmo potuto immaginare luoghi come la Siberia bruciare tra fiamme apparentemente inestinguibili? Eppure è esattamente quello che è successo. Segno evidente che il cambiamento tanto paventato - e altrettanto ignorato e negato - è un fatto.

Non c'è un antidoto, purtroppo.

Possiamo però adoperare le risorse che abbiamo raccolto per affrontare la complessità del mondo in cui viviamo. Prima di tutto, decidendo di farlo, impegnandoci nell'ascolto, riconnettendoci con quel che c'è intorno a noi.

Per farlo possiamo avere suggerimenti ma non ricette. Possiamo provare ad esempio, ad approfittare dell'opportunità, che in molti, probabilmente, abbiamo avuto, di sentirci 'più dentro' o 'meno separati' del solito dalla natura o o dagli altri in questo periodo di vacanza - con alleati meno stress e più curiosità - per un piccolo esercizio di scoperta.

Riguardiamo, nella nostra immaginazione, i momenti in cui ci siamo sentiti particolarmente 'vicini' a qualcosa o a qualcuno e chiediamoci: cosa è accaduto? Cosa c'era di diverso dal solito? In che cosa sono stato diverso? Qual è stato l'innesco? Farlo può aiutarci a capire qual è la nostra personale strategia di riconnessione e imparare a richiamarla, ad attivarla anche nella vita di tutti i giorni.

Eppure

Esiste la possibilità di una piccola rivoluzione, che possiamo mettere in atto anche da soli, senza aspettare nessuno e senza aver bisogno di nulla di particolare. Potremmo cominciare scegliendo di ricorrere alla gentilezza come modalità di relazione con l'altro.

Quasi un atto rivoluzionario, in un momento e un contesto in cui siamo sempre più incitati a vedere nell'altra persona un nemico. Possiamo cominciare nel nostro quotidiano per invertire il flusso: le persone sono abituate ad essere aggredite verbalmente o a dover lottare per far valere le proprie ragioni - anche quando sono nel giusto.

È una sensazione che proviamo tutti almeno qualche volta. Ci sentiamo spesso in trincea e siamo pronti a questo. Scegliere consapevolmente di essere gentili potrebbe spiazzare e magari far reagire l'altro con altrettanta gentilezza. Per alcuni di noi, che si sentono poco inclini agli scontri, o prendono tempo per riflettere, prima di formulare un'accusa o un giudizio, può essere persino più congeniale. In ogni caso ci farà bene.

Giacché ricominciamo, potremmo farlo in modo nuovo o con una nuova consapevolezza.

Altalene che ondeggiano al confine tra USA e Messico, idea di una coppia di docenti californiani, e mostrano come un confine può dividere e, allo stesso tempo, unire.
Una meditazione per decentrarti da te, prenditi un momento e entra in uno stato di calma interiore, guidata dalla nostra Daniela. Puoi scaricarla e ascoltarla ogni volta che vuoi.
Una riflessione e un video dedicati all'obiettivo 10. La rubrica #sdgspertutti ci ricorda che per ridurre le disuguaglianze… bisogna coglierle e che, nella maggior parte dei casi, dimentichiamo di guardare all’inizio della storia.
 
Al prossimo mese e, se hai bisogno, siamo qui.
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