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Aprile, pensieri a inizio Maggio.

Prima di decidere se inviare o no la newsletter, per il mese di Aprile, ci abbiamo pensato a lungo. Erano i giorni tra l'annuncio delle riaperture e il momento in cui sarebbe successo davvero.

Giorni in cui il tempo ci è sembrato accelerare fortissimo e - contemporaneamente - mostrarsi ancora immobile. Cambiare tutto e non cambiare nulla. Aprire tutto e non aprire abbastanza o forse addirittura aprire troppo. L'hai sentito anche tu?

Alla fine abbiamo pensato che sarebbe stato un peccato rinunciare ad un appuntamento che aspettiamo quanto - speriamo - aspetti tu. E ne è venuta fuori una Pausa. un pò diversa dal solito, più essenziale forse, con la stessa condivisione di sempre.

R come ripresa e come routine

A lavoro si ricomincia a programmare a medio e breve termine, ma senza sapere come saranno le cose. Nelle imprese si pensa ai prossimi passi, ma senza sapere se saranno coerenti, opportuni o addirittura permessi. Negli uffici si avvicinano le ferie, magari burocraticamente programmate durante il lockdown, ma come prenotare o a immaginare qualcosa di più di un "vediamo come andrà"?

Chi di noi si ricorda di aver vissuto un tempo così disorientante, così vanificante delle rassicuranti routine prima d'ora?

Una delle ragioni che ci fa sentire così in balia della tempesta è, probabilmente, lo sfasamento temporale che viviamo da ormai oltre due mesi e che Annamaria Testa, in un suo recente articolo, definisce chiaramente così: "stiamo giocando una partita a ping-pong truccata. Ciascun colpo che ci arriva adesso è la risposta a un colpo che abbiamo tirato tra i sette e i quattordici giorni fa".

E, quindi, quel che stiamo facendo oggi pomeriggio avrà evidenze tra - diciamo - l'11 e il 24 maggio, giorno più, giorno meno. Non è un ritmo a cui, come esseri viventi, siamo abituati. Difficile pensare che questa nostra abitudine plurimillennaria possa essere facilmente modificata in poche settimane, per di più in allerta, cioè in un momento in cui pensare bene e per bene, in tanti sensi, non è facilissimo.

Puoi approfondire il suo raggionamento nell'articolo completo che trovi qui.

Come prima(?)

Questo periodo eccezionale è stato una buona occasione per prendere piena coscienza di quanto alcuni nostri comportamenti, che potremmo definire borderline e che riteniamo tutto sommato innocui, a livello sistemico, invece, producono danni enormi.

E che quindi, posti i giustissimi ampi ragionamenti e dibattiti, anche sui grandi temi è possibile agire nell'immediato e ognuno nel nostro piccolo. Così per gli #sdgspertutti questo mese Myriam ci ha parlato dell'obiettivo 1, che è uno e maestoso - sconfiggere la povertà nel mondo - e che è composto anche da piccoli passi che potremmo compiere singolarmente e in breve tempo.

È una riflessione e quasi un'auspicio a cogliere quest’occasione sia per non continuare ad agire dei comportamenti non innocui rispetto al grande obiettivo, in maniera anche inconsapevolmente irresponsabile, sia per cominciare a richiedere a gran voce e sostenere ogni cambiamento possibile verso il miglioramento.

Puoi leggere il suo articolo completo qui.

Paradigmi

In questi due mesi, abbiamo fatto di necessità virtù, e tante situazioni già traballanti (sanità, scuola, servizi per dirne tre) hanno visto vasi di Pandora impietosamente scoperchiati, re denudati e inequità non più celabili.

Gli scenari ci dicono che durerà ancora per un po', più di quanto ognuno di noi vorrebbe. Ma se il conosciuto non basta più per comprendere, che si fa?

E che si fa se "ce la faremo solo insieme" diventa quasi un paradosso, visto che proprio a stare insieme siamo anche pericolosi/vulnerabili?

E se paraddossalmente, allora, a salvarci fosse proprio la fiducia? Fiducia in noi stessi, nelle nostre risorse interiori, nella nostra capacità di agire su di noi e, attraverso quelle risorse, diventare una versione migliore di noi stessi, più autentica, più vicina a come vorremmo davvero essere.

Fiducia nella possibilità di cambiare cose che sembrava non si potessero che perpetrare, di sovvertire modelli vetusti, di proporre alternative più convincenti perchè prese a misura di tempi e società diverse, di necessità diverse (diverse, poi, solo dal "si è sempre fattto così").

Fiducia nella comunità che proprio in questo strano tempo, in tante occasioni, abbiamo visto mostrare il suo lato migliore, rispondendo a emergenze o rendendo migliore il sopportabile.

Fidarsi era pericoloso anche prima

Anche se in modi e con evidenze probabilmente diverse, aprirsi all'altro è sempre stato contemporaneamente offrire occasioni per essere messi in difficoltà. Ma senza questo coraggio ancestrale non avremmo mai potuto costruire cattedrali di collettività.

Non conosciamo le risposte e non possiamo cercarle in un passato che non si adatta, ma ognuno di noi può sempre fare una piccola parte di un grande tutto, come se scrivessimo, a turno, una frase che costruisce poi un componimento collettivo di ricostruzione.

A questo proposito, Simona Gasparetti, filosofa, ha scritto un testo spiazzante e bellissimo che trovi qui.

All'ultimo mercoledì di Maggio e, se hai bisogno, siamo qui.
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Tempo della cura, Cura del tempo continua ancora per un po'
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