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Giugno, di scelte e di lasciarci le possibilità

Ciao <<Nome>>,
quanta inclusione c'è nella nostra vita quotidiana?
Non è così facile da definire, non è così? Per cominciare, dipende da cosa intendiamo quando parliamo di inclusione.

Un buon punto di partenza può essere la definizione dei vocabolari che riportano: 'metter dentro e farlo in modo stabile e funzionale'. Quindi un particolare modo di 'metter dentro': non un semplice aggiungere al totale, perché sia inclusione bisogna farlo in modo che sia 'stabile' e, in più, 'funzionale'. Visivamente, si può rappresentare così:

Potremmo dire che è diverso proprio l'oggetto dell'azione di trasformazione, che ne pensi?

In un percorso di integrazione, l'attenzione è concentrata su chi - in qualche senso esterno - deve entrare dentro un qualche contesto, che sia una famiglia migrante in una comunità cittadina, uno studente proveniente da un'altra scuola, un nuovo assunto in ufficio o via dicendo. Si compiono azioni 'per' chi va integrato e si chiede alla persona stessa di compierne altre.

Se parliamo di inclusione, invece, l'attenzione si sposta sul contesto. Tutti coloro che sono in qualche modo chiamati ad agire o coinvolti, devono immaginare - e poi mettere in atto - azioni che portino trasformazioni sull'ambiente, perché questo permetta a ogni persona - sia nuova arrivata che 'vecchia' - di esistere e esprimersi liberamente nello spazio comune, mantenendo le proprie caratteristiche e la propria identità.

Perché questo consenta e metta in grado chiunque di rispondere ai propri bisogni nel modo che ritiene più giusto per sé, senza che questo provochi contrasti o necessità di assimilare un modello in cui non ci si riconosce. 

In una situazione ideale, proprio le stesse diversità che potrebbero creare problemi sono invece riconosciute e utilizzate come risorse dell'intero insieme e contribuiscono ad arricchirlo, non indebolendolo ma al contrario, rafforzandolo.

Come ci si arriva? Si tratta di un percorso lungo, composto da molti piccoli passi - impegni concreti nella quotidianità - attraverso l'ascolto e l'accoglienza, senza mai rinunciare al confronto costruttivo.

Quando porti il tuo interlocutore in una conversazione più ampia, può succedere che anche un atto apparentemente banale, magari un acquisto, appare nell'insieme di un sistema e mostra di avere nuovi significati e nuove ragioni.

Farlo crea un vero e proprio ponte, attraversabile, concede il tempo di condividere una visione e permette di agganciare l'altro sul perché.

Includere è una scelta

Può succedere che l'inclusione sia di fatto limitata da decisioni di altri e non dei diretti interessati. Prendiamo chi si trova a vivere la solitudine e il bisogno in seguito a eventi che non dipendono dalla sua volontà, come la chiusura di un'azienda, un problema di salute o di famiglia. Una volta 'fuori' ha spesso grande difficoltà a tornare (anche a sentirsi) parte della 'società'. 

Un esempio estremo potrebbe essere il caso di chi nasce in Italia da genitori nati altrove, che potrebbe trovarsi ad affrontare uno o addirittura due sbarramenti: da un lato, chi vuole mantenerlo 'diverso', dall'altro il contesto d'origine che magari teme di vedere snaturata e smarrita la propria cultura. 

Scegliere anche il modo per me

Agire e comprendere l'esterno è più facile se riusciamo a non sottovalutare l'importanza di essere inclusivi anche verso noi stessi.

Quanto ci concediamo la possibilità - nei contesti sociali che frequentiamo - di includere tutte le parti di noi?

Anche quelle che temiamo possano non essere accettate o comprese, ad esempio. Quanto ci lasciamo la possibilità di esprimerci per quello che siamo?

E questo come ci fa porre in relazione con le difficoltà e le differenze degli altri? Sapremo vederle? Saremo in grado di avere un atteggiamento di inclusione verso l'Altro se non riusciamo ad averlo totalmente verso di noi?

Nodo cruciale su cui si ci siamo soffermati a lungo nel corso dell'incontro che abbiamo organizzato il 4 giugno scorso nell'ambito del Festival nazionale dello Sviluppo Sostenibile di quest'anno. 

Non è semplice partecipare alla costruzione di una visione nuova, consapevoli del rischio che, se questa riflessione non avviene in un territorio inclusivo in cui appunto tutti hanno voce, qualunque esercizio del ben pensare risulta inutile.

Per non limitare il ragionamento ai 'massimi sistemi', perché invece la costruzione di pensiero e di azione - l'impegno - cominciano quando implichiamo il nostro piccolo agire nella quotidianità, come ci esortano Myriam Ines e Marcella Mallen, presidente di Prioritalia, in una conversazione che 'tira le fila' della serata.

Capaci di superare una certa tentazione Nimby (not in my backyard), 'molto attenti ai nostri diritti e piuttosto indulgenti con i nostri doveri, salvo comportarci al contrario con quelli degli altri', come ci racconta Fulvio Ananasso, presidente di Stati Generali dell'Innovazione.

Restano questioni aperte su cui continuare a riflettere insieme con sospensione di giudizio e su cui ci piacerebbe avere la tua opinione, anche un breve commento in risposta a questa email, ad esempio. Se vuoi continuare ad approfondire la conversazione dell'incontro, qui trovi il racconto di Daniela.

Cambiare abitudini

Accoglierci, per poter accogliere è un po' il succo del discorso. Se ci segui da un po', a questo punto immagini già cosa non troverai qui: le 10 regole magiche, i 5 trucchi infallibili o il metodo che seguono i leader per farlo in poco tempo.

Come sempre, perchè sia possibile è necessario che ci sia un impegno: la decisione e l'azione di metterti in gioco, di fronte a te stesso prima che di fronte a chi è intorno a te.

E a questo punto c'è la buona notizia: è e sarà sempre possibile iniziare, per te e per tutti noi.

Un buon primo passo, ormai lo sappiamo, è fermarsi a riflettere, per esempio sul 'da dove viene' la mia difficoltà a cambiare, a iniziare a fare qualcosa di diverso.

Quante volte diciamo 'non posso' ma, a una analisi più attenta si tratta di un 'non voglio'? Che cosa succede in realtà quando utilizziamo questa formula?

Succede che ci sentiamo vincolate da una serie di fattori che ci impediscono di agire diversamente, ma in realtà siamo noi che abbiamo deciso di non volere. Per questo è utile analizzare in profondità se si tratta di non possibilità o di non volontà.

Spesso si tratta spesso di una scelta inconsapevole, nella quale abbiamo effettivamente valutato le possibili conseguenze e alla luce di queste abbiamo 'deciso', appunto, di non fare, di lasciare perdere. Ma trattandosi di un processo inconsapevole, ne attribuiamo la responsabilità a fattori esterni e ci sentiamo vittime delle circostanze.

Questo comportamento, molto spesso, provoca malessere: aumenta il nostro desiderio di cambiare e contemporaneamente la frustrazione di non poterlo fare. È dunque importante focalizzare bene la differenza tra il non potere e il non volere. È facile cadere nella trappola del non posso (fattore esterno), quando in realtà è un non voglio (fattore interno). Un piccolo aiuto per fare questa analisi può venirti dalla matrice 'voglio/posso' che puoi scaricare qui.

Ma possiamo anche partire da un semplice cambiamento di prospettiva, che ci possa portare ad osservare la situazione davanti a noi e a dire 'Da questo punto di vista non l'avevo mai guardata'.
#sdgspertutti è dedicata all'obiettivo 15: ogni individuo ha il diritto di partecipare ai benefici di un pianeta sano e senza le ricchezze date dalla biodiversità e da ecosistemi sani, anche la salute e il benessere dell'uomo ne risentono.
L’odio, un testo di Wisława Szymborska, lucidissimo ritratto di uno dei grandi protagonisti del nostro tempo. Esortazione e speranza che, per dirla con la poetessa, 'non sia lui solo a guardare, con vista acuta, al futuro'. Puoi scaricare il testo qui.
Knock Down the House, un film un po' diverso, per stile e impostazione, dai nostri consigli abituali, Cristina vi  racconta qui come lo abbiamo sentito affine nella sensibilità e nell'impegno per un contesto inclusivo per tutti.

Postilla

Il futuro è alle porte, letteralmente: ce lo ricorda inesorabile l'isola di plastica nel Mar Mediterraneo, non così lontano da farci credere che ci sia ancora tempo - così come c'è spazio - per parlare di 'benaltro'.

Due settimane fa ne abbiamo parlato a Parma, nel primo incontro operativo del progetto di impatto che la comunità delle B Corp italiane si appresta a realizzare nel 2019-2020. Un progetto nuovo e complesso ma davvero entusiasmante. Un’azione concreta importante ma anche la sperimentazione di un meta modello organizzativo fondato sull’interdipendenza. Una sfida appassionante alla quale come Bottega Filosofica siamo orgogliose e felici di partecipare.
Al prossimo mese e, se hai bisogno, siamo qui.
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