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Luglio. Dalla nostra parte

Ciao <<Nome>>
come stai?

Prima di andare in vacanza, ci siamo ritrovate allo Spazio dell'anima - che è proprio il nome della nostra sede, te lo avevamo mai raccontato? - a progettare i laboratori e i corsi online della prossima stagione. L'aria della sera era finalmente fresca e non avevamo fretta di lasciarci, ci siamo così ritrovate a unire il lavoro e la condivisione personale. Alla fine, la riflessione convergeva su un punto: quanto è difficile talvolta sentirsi a proprio agio in un mondo complesso come il nostro

Lo senti anche tu? Ad esempio, quante volte spinte e pressioni ci suggeriscono, più o meno velatamente, di essere diversi da come siamo? E quando ci succede di cedere, come a tutti capita almeno a volte, che succede a quello che mettiamo da parte?

Dalla nostra parte

Quando riusciamo a esprimere, nei contesti sociali che frequentiamo, i nostri desideri, bisogni, pensieri più autentici? Le nostre domande, le sensazioni, i nostri valori?

Che ne è stato di quelle parti di noi che 'non ci piacciono' perché temiamo non vengano accettate, perché le valutiamo diverse, deficitarie o in qualche modo inadeguate? Siamo in grado, noi, di accoglierle e accettarle? Di sceglierle comunque, magari rifiutando di prestarci a rivestire un ruolo in un modo che non ci rispecchia, anche quando gli altri non vedono dove sia il problema perché 'si è sempre fatto così'? E quando abbiamo la forza di cercare il modo giusto per noi di rivestirlo?

Non è facile. Facendolo, inoltre, potremmo sentirci forse un po’ più vulnerabili perché rischiamo qualcosa mettendoci in una situazione ‘meno sicura’. Ma allo stesso tempo possiamo ottenere la meravigliosa sensazione di essere persone autentiche, oneste con noi e con gli altri, sentendo di aver dato il nostro contributo originale e unico in quella circostanza. Le esperienze così, acquistano di significatività.

A volte, il processo di inclusione passa attraverso il riappropriarsi di alcuni aspetti del sé, per restituire un’immagine genuina e poco condizionata di ciò che si è e di quello che si desidera portare avanti. Come nelle storie delle otto donne e un uomo del libro 'Liberati della brava bambina', l'hai letto? Ne trovi un racconto qui.

Altre volte, può riguardare il proprio rapporto con un passato più o meno pesante, come nel film il film 'La leggenda di Begger Vance'. L'hai mai visto? Qui ne trovi un frammento che ci piace molto.

Essere inclusivi verso di noi significa stare dalla parte di - e non contro - questi aspetti che hanno voglia di venir fuori e respirare, quasi fossero piccoli esserini negletti che pure ci abitano. 

Anche questo non è facile, ma la buona notizia è che probabilmente abbiamo già dentro di noi la forza per cominciare, magari pian piano, a cambiare.

In evoluzione

È importante fare attenzione a non costruire gabbie che non ci corrispondono, o non ci corrispondono più. Come abiti che, una volta indossati, ci portano dentro immagini di noi che non sentiamo più vere, che non ci rappresentano più.

O come grandi progetti che consideravamo assolutamente strategici per la nostra professione ma che, essendo appunto grandi, abbiamo rimandato per un certo tempo - perché avevamo bisogno di altre persone o di altri strumenti o di tempo o, più semplicemente, perché, ritenendoli così importanti, ci siamo fatti prendere dal perfezionismo. Quando poi arriva finalmente il momento giusto per metterci all'opera, qualcosa ci frena.

Probabilmente non siamo ancora del tutto consapevoli o fatichiamo ad accettare che, in tutto questo tempo, noi siamo cambiati e con noi anche le nostre priorità.

Però fatichiamo a lasciar andare quel progetto, o quell'abito, o qualunque altra situazione sia, perché viviamo la rinuncia come una sconfitta invece che per quello che è: un’evoluzione.

Luci e ombre

Per essere inclusivi verso noi stessi è necessario che impariamo a accogliere anche le nostre ombre.

Come la sensazione di non essere stati all'altezza, di non aver fatto abbastanza, che spesso ci porta a sentire di 'non essere' abbastanza. Stiamo lì a chiederci se abbiamo fatto del nostro meglio, se non avremmo potuto fare di più. Ma avremmo davvero potuto fare di più, o forse stiamo vedendo come una nostra colpa quel qualcosa che, malgrado noi e i nostri sforzi, non ha funzionato come avremmo voluto?

Potremmo invece impiegare le stesse energie, una volta accettato di non poter modificare il passato, per vedere e imparare la lezione preziosa che quell'evento 'sgradito' contiene al suo interno. Ad esempio, potremmo contestualizzarlo, capire cosa è andato male, cosa avremmo potuto fare di diverso, cosa abbiamo e sappiamo in più ora che allora ci avrebbe aiutato e che ci aiuterà in futuro se dovesse accadere di nuovo. 

Finalmente perdonarci e riconoscerci quanto siamo cresciuti nel frattempo, riportando alla mente tutte le volte in cui siamo stati capaci di affrontare una sfida altrettanto grande, ringraziarci per essere ancora in piedi, pronti a quello che sarà.

Cura di noi

Non è sempre facile sentirci a nostro agio nel mondo, appunto. Affrontare il timore di essere esclusi. E, d'altra parte, se siamo tanto impegnati a ignorare i nostri bisogni, come potremmo mai prestare davvero attenzione a quelli degli altri?

Secondo noi, non si tratta di 'essere di successo', ma di sentirsi a proprio agio e cioè di mettersi in grado di affrontare e sostenere la complessità in cui siamo immersi. 

Perché se abbiamo avuto modo di dedicarci a noi, di chiederci qual è il meglio per noi, siamo infinitamente più forti e difficilmente qualcosa potrà metterci tanto in difficoltà da non avere risorse a cui attingere per affrontarla.

Abbiamo così raramente la possibilità di rallentare e concentrarci sul presente, su di noi nel presente, su di noi nel profondo. L'estate con i suoi ritmi e la sua luce inestinguibile è forse uno dei momenti più adatti per farlo. Il nostro augurio per noi e per te è che questa estate possa essere ancora un tempo in cui prenderci cura di noi.

Così spesso disegniamo immagini ideali ben nitide, in cui riporre speranze e consolazioni, rispetto a ciò che realmente accade e ci ferisce o ci delude. E se proprio queste immagini ideali diventano i nostri esilii? Una riflessione di Simona sul nostro blog.
Accettato di non poter modificare il passato, come imparare la lezione che potrebbe farci crescere? Proviamo a tirare fuori e osservare da lì cosa è andato male, cosa avremmo potuto fare di diverso, cosa abbiamo e sappiamo in più ora che allora ci avrebbe aiutato. Puoi provare seguendo questa traccia.
Che farne delle risorse - immagini di noi, progetti, abiti - che non ci rappresentano più? Cercare il 'nuovo' all'esterno è sempre la scelta giusta? Per la rubrica #sdgspertutti, un invito gentile e alcune domande per approfittare delle vacanze proprio per essere più presenti a noi stessi. 
Al prossimo mese e, se hai bisogno, siamo qui.
Spazi dell’anima
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