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Gennaio. Sotto la superficie

Crediamo che l'inverno spenga tutto nel freddo, invece si prende cura nel caldo.
Quando tutto sembra immobile, mentre attraversiamo uno dei punti più freddi della stagione, proprio nel mese che ci sembra il più lungo.
Sotto, invece, germoglia. Come i primi semi sotto la neve, in attesa del momento giusto per il risveglio. Dentro tutto fermenta operosamente.

Dentro

Vale anche per noi: spesso questo è il momento in cui ci dedichiamo ai progetti, a farli crescere - rinforzare - prima di lanciarli 'fuori', nel mondo.
Forse qualcuno ha bisogno di essere in qualche modo nutrito, oppure siamo noi che ne abbiamo bisogno, prima di poterlo sostenere.

Forse qualcosa va ancora messo a fuoco. Forse una parte va aggiunta o lasciata andare, perchè tutto sia poi pronto al momento giusto.
Sembra quasi di trovarsi in una neutral zone, quella fase della transizione in cui quel che deve arrivare non si vede ancora chiaramente.

C'è bisogno di qualcos'altro: tempo, energie, magari ascolto di sé.

Non c'è un modo più giusto per vivere questo periodo. Per qualcuno è il momento migliore per stare in pigiama tutto il giorno, senza sentirsi in colpa perché non sta socializzando. O 'facendo cose' fuori.

Anche in quel caso, stiamo ascoltando un desiderio profondo e gli stiamo dando il tempo che serve (a questo proposito, puoi provare questa meditazione).

Come in natura

A volte sembra che si pensino cose scollate tra di loro, invece siamo tutt'uno con il mondo, e questa è una ricchezza, ci permette di essere più che semplici elementi indipendenti senza legame e di sentirci, invece, parte di un sistema che comprende e riunisce tutto quello che c'è nel mondo.

È una consapevolezza così ovvia che, spesso, non la mettiamo nemmeno a fuoco: sta appena sotto la superficie.

Invece l'interdipendenza - di questo si tratta - la sperimentiamo facilmente nella vita di tutti i giorni, in eventi quasi banali - come, ad esempio, i black out che lasciano senza elettricità quartieri e città nei giorni d'estate più torridi per i troppi condizionatori accesi - o altri, di rilevanza nazionale - come il voto per le nostre istituzioni, le cui scelte hanno un impatto diretto sulla vita di tutti, oggi e nel futuro.
Imparare a considerarci 'parte del Tutto' e ad agire di conseguenza è probabilmente la sfida dei nostri tempi. Nessun passo è banale o troppo piccolo: dall'usare borracce riutilizzabili invece delle bottiglie di plastica, a cambiare il dress code dell'ufficio, rendendo così meno necessaria l'aria condizionata, all'impegnarsi, sul piano legislativo e istituzionale, per rendere concrete le azioni suggerite dall'Agenda 2030 delle Nazioni Unite.

Metodi e auspici

Pensarci in questo modo é anche un metodo. Come guardare un lago ghiacciato: sembra che non succeda nulla, invece, sotto la superficie, la vita scorre al suo ritmo.

In questi tempi di sovraesposizione permanente, sembra quasi che se non palesi continuamente ogni piccolo passo che compi, tu non stia facendo nulla. Se ci conosciamo da un po', avrai già notato che è un modello che non ci convince. Siamo proprio sicuri che sia l'unico possibile? Come in ogni cosa, forse sarebbe più utile se ognuno di noi trovasse il suo personale equilibrio.

Qui a Bottega Filosofica, per esempio, ci piace condividere traguardi e scoperte, le nostre newsletter nascono anche da questo. E pensiamo che parte del nostro impegno sia anche farti capire cosa facciamo e se possiamo esserti utili, se è quello che stai cercando, se il modo in cui lo facciamo ti risuona perché senti che è quello giusto per te.

E celebriamo, che è molto diverso dal celebrarsi e ha a che fare con la gratitudine e l'impegno: ad esempio, oggi sono arrivati i primi mazzi di Carte Eos®, freschi di stampa e, proprio mentre ci leggi, siamo in sede, con l'artista che le ha disegnate a scambiarci gioia e soddisfazione, senza dimenticare un Whatsapp di gratitudine a chi le ha stampate con tanta cura ed entusiasmo.

Il nostro personale equilibrio

Non esiste un modo giusto per tutti, ma probabilmente c'è un primo passo che va bene per tutti: imparare ad ascoltare quel che viene da dentro, a trovare le vie per accedere alla nostra parte più autentica
Impariamo a guardare sotto la superficie, che poi è anche il posto in cui la natura pone le radici.

Postilla

Se siamo parte del tutto, dovremmo preoccuparci molto di come il nostro personale e collettivo modo di stare nel mondo sta sconvolgendo i ritmi della natura, portando conseguenze che non sono più in un futuro che non conosciamo e nemmeno in 'domani', perché le immagini dei roghi in Australia sono di poche settimane fa.

È oggi e ci riguarda come esseri viventi perché, osservano giustamente, 'il pianeta se la caverà per qualche altro miliardo di anni' anche senza di noi. Già oggi gli studiosi lanciano l'allarme per gli animali che non riescono più ad andare in letargo. E tutti noi, nelle strade delle nostre città, vediamo rami fioriti in questo periodo: fiori che non sopravviveranno al maltempo e non potranno - come tutti sappiamo - tramutarsi in frutto. È brutto già a pensarci, ma non si tratta di poesia: l'agricoltura è, per l'Istat, circa il 2% del Pil.

È il momento di fare investimenti, non solo economici, per cambiare il nostro modo di pensarci e di agire, come qui facciamo da più di 8 anni, da quando parlare di sostenibilità ed economia restitutiva non era di moda. Ci abbiamo creduto e ci siamo impegnate, formando competenza e lavorando per diffondere questa nuova 'cultura'.
E così, per la rubrica #sdgspertutti, vi offriamo un piccolo approfondimento sull'arcipelago di parole che ci parlano di apprendimento e del come gettare nuova luce su termini dei quali il significato sembra dato ormai per scontato possa forse portare ad attuare al meglio l'obiettivo 4.
Al prossimo mese e, se hai bisogno, siamo qui.
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