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Ottobre. Quello che c'è fuori di noi

Ciao <<Nome>>,
in questo Ottobre indeciso, ci siamo preparati a rinunciare alle lunghe ore di luce della bella stagione, ci siamo incamminati verso il ritiro dell'inverno, confortati e riscaldati dal bagaglio di esperienze, idee e soprattutto energie, che abbiamo accumulato durante l'estate.

Cosa ne facciamo di tutta questa ricchezza? Facciamo ordine, per farci ancora un po' coccolare e per ragionare bene su come farla fruttare. Ne abbiamo parlato proprio l'anno scorso, qui su Pausa. ad Ottobre, ti ricordi? Eccola qui.

Dedicarsi a questo passaggio è così importante perchè, tra le altre cose, è un'opportunità speciale per comprendere cosa è davvero importante per noi e mettere a frutto questo raccolto in progetti che ne valgano davvero la pena.

Perciò è così importante scegliere. Come sempre, ascoltando attentamente quello che sentiamo dentro di noi. E anche quello che sentiamo dentro quando sentiamo quello che c'è fuori di noi.

Disarmo interiore

No, non volevamo inventare uno scioglilingua, o quanto meno speriamo che sia anche uno 'scioglimente' e uno 'scioglicuore'. Perchè se tutto è connesso, è vero che non possiamo fare 'bene' fuori, se non abbiamo prima fatto 'bene' dentro di noi.

Prima di portare la pace nel Mondo, dobbiamo probabilmente averla portata dentro di noi. Per esempio, fare pace con aspetti di noi che tendiamo a rifiutare, negare o attribuire agli altri.

E' ugualmente vero, però, che se poi non facciamo 'bene' anche fuori, finiamo per aver lasciato il percorso a metà, sprechiamo metà dell'opportunità che si era presentata. Proprio su questo, qui trovi una riflessione di Maddalena, autrice delle Carte Eos, le carte d'ispirazione che stiamo preparando per il lancio.

A metà dell'opera

Come ormai saprai bene, crediamo molto anche nei piccoli passi e nel potere che sono in grado di sviluppare sia quando diventano un percorso collettivo, che quando rappresentano il modo in cui ognuno di noi, singolarmente, decide di agire nel mondo e nel collettivo, solo perché crede sia giusto farlo.

Da questa convinzione nasce, ad esempio, la rubrica #sdgspertutti che, nel corso dei mesi, ha proposto vie - piccole e grandi - per far conoscere e applicare comportamenti nuovi per avere un impatto positivo sul mondo.
Forse è vero: al giorno d'oggi c'è ben altro da affrontare, e noi - e i nostri gesti - siamo così piccoli.

Ma se Wangari Muta Maathai l'avesse pensata così, non avrebbe incanalato le sue energie per combattere le diseguaglianze e per recuperare con lungimiranza il patrimonio ambientale del Kenya creando, insieme ad altre sei donne, il Green Belt Movement, il 5 giugno 1977, piantando in un parco poco fuori Nairobi sette alberi, al grido “Save the Land Harambee” utilizzando un termine che in lingua swahili significa “tiriamo tutti insieme”.

Se molte persone l'avessero pensata così, non avrebbero deciso, di fronte all'enormità del male, di esporsi per offrire rifugio e salvezza all'altro magari anche sconosciuto, solo perché pensavano fosse giusto.

Se oggi la pensassero così, le persone di cui è composta la generazione più giovane non si riunirebbero numerose in piazza a rivendicare il proprio diritto al futuro.

Cosa perderemmo tutti noi - famiglia, comunità, Mondo - se adesso proprio tu la pensassi così?
A proposito della storia di Wangari Muta Maathai e dell'obiettivo 16 dell'Agenda 2030, un breve estratto di “Taking root: the vision of Wangari Maathai”, documentario che racconta il suo impegno nel ricostruire la pace proprio là dove era stata portata distruzione.
Dal bellissimo racconto di Lia Levi impariamo anche che, tra le libertà di cui usufruiamo nella pace, ve n'è una che diamo forse per scontata: poter decidere chi vogliamo essere senza dover sottostare a rigide definizioni imposte dall'altro.
#sdgspertutti Quali sono i presupposti per mantenere la pace? Tra gli Sdgs dell'Onu tanti - se non tutti - portano come risultato un mondo pacifico, in quanto più giusto. Qui parliamo dell'obiettivo 16 e qui trovi la riflessione, ampliata proprio oggi, sull'obiettivo 10.

Postilla

Qui a Bottega Filosofica - l'avrai notato - crediamo che nessun gesto sia troppo piccolo o inutile, e nessun campo sia inadatto. Ma forse è giusto raccontarcelo più spesso, e scoprire che siamo molti più di quanto a volte possa sembrare.
Applichiamo questo approccio anche nel nostro lavoro, per questo siamo così orgogliose di aver certificato la nostra realtà come B Corporation e di essere legalmente una Società Benefit: creiamo un business che migliora quello che c'è fuori di noi, cioè dove stiamo tutti.
Al prossimo mese e, se hai bisogno, siamo qui.
Spazi dell’anima
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