Copy
I settimana - Esercizi Online Avvento 2020
Leggi questa mail nel browser.
Video: I settimana - Esercizi Online Avvento 2018 dei Carmelitani
Avvento 2020 – Esercizi spirituali in linea con
«la Bella Acarie»

Esercizi Carmelitani Online
 

I settimana : «Vegliate!»

Il Vangelo della prima domenica d'Avvento

Dal Vangelo secondo Marco
Mc 13,33-37

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Fate attenzione, vegliate, perché non sapete quando è il momento. È come un uomo, che è partito dopo aver lasciato la propria casa e dato il potere ai suoi servi, a ciascuno il suo compito, e ha ordinato al portiere di vegliare.
Vegliate dunque: voi non sapete quando il padrone di casa ritornerà, se alla sera o a mezzanotte o al canto del gallo o al mattino; fate in modo che, giungendo all'improvviso, non vi trovi addormentati.
Quello che dico a voi, lo dico a tutti: vegliate!».

Puoi usare questo testo anche in formato PDF e ottimizzato per i file PDF di telefoni cellulari (caratteri piú grandi).

PDF File Icon Smartphone Icon
PDF (A4)             Smartphone

« Oh Gloriosissima Vergine Maria, dolcissima madre di nostro Signore Gesù Cristo, mia buona avvocata, abbiate pietà di me povero e miserabile peccatore. O molto eccellente Giglio della lucente e ammirabile Trinità, vi supplico di pregare per me così che grazie a voi io possa baciare con perfetto amore il vostro caro figlio Gesù Cristo, e che io diventi un’anima secondo il suo cuore. » (I veri esercizi)

1. Vergine vigilante

 

Verginità e vigilanza sono due virtù mariane che ci predispongono ad accogliere il Signore nella povertà e nella spoliazione. La vigilanza, alla quale Gesù ci chiama, esige questa forma di verginità, che è un assenso alla nostra impotenza radicale rispetto alla venuta di Dio nella nostra carne. Madame Acarie ha vissuto questa verginità che è fede nella Parola di Dio capace di mantenere la sua promessa di comunione e d’amore.

Barbe Avrillot nacque a Parigi il 1° febbraio 1566, sotto il segno della Vergine Maria.
I suoi genitori, Nicolas Avrillot et Marie Lhuillier, avendo perduto tre bambini in fasce, promisero a Maria di consacrarle il bambino che sarebbe nato: «Fecero il voto di vestirlo di bianco sino all’età di sette anni in onore della Santa Vergine». La bambina porterà allora vestiti bianchi «di una stoffa comune tra le persone di scarsa qualità» come segno della sua consacrazione mariana. In questa famiglia molto ricca, riceve la povertà come un segno distintivo. Consacrata così a Maria, la piccola Barbe fu battezzata nella chiesa Saint-Merry il 2 febbraio, giorno della Purificazione della Vergine. La madre avrà poi altri tre figli ma siccome la sua famiglia l’abbandonerà al momento delle sue prove, non sappiamo nulla della sua infanzia al di fuori di questa consacrazione: all’età di sette anni, la madre la portò al santuario di Nostra Signora “de Liesse” (cioè “del giubilo”) dove vennero deposti i suoi abiti bianchi.

 

a) Verginità ed elezione

All’età di circa dieci anni, Barbe è affidata alle Clarisse di Longchamp dove è monaca la zia Isabelle Lhuillier. Là impara «a gustare lo spirito di devozione, a servire la Santa Vergine e a meditare sulle decine del rosario dal quale ha ricevuto grandi grazie, perseverando in questa devozione per tutto il resto della sua vita». Le si insegna a recitare l’ufficio della Santa Vergine e a meditare sui misteri di Cristo a partire dal rosario. Reciterà quotidianamente la corona, anche a costo di farlo a mezzanotte, tanto grandi furono le grazie che ricevette per esso. In seguito, bastava dire il nome di Maria perché entrasse in un grande raccoglimento. Nella vita monastica, dove ricevette indubbiamente più attenzioni di quanto ne aveva avute in famiglia, fiorì così bene da sentire la chiamata a consacrarsi a Dio come monaca. Il voto della verginità, attraverso la rinuncia ad ogni relazione sessuale che esso comporta, iscrive nella carne una povertà radicale in vista di una fecondità di cui solo Dio è la fonte.

Questo fu il significato della verginità mediante la quale la Vergine Maria fu associata alla speranza dei poveri d’Israele (Lc 2,25.38): attendere la venuta del Signore, significa vegliare nella preghiera senza poter far altro che sperare in lui. Per perseverare in questa vigilanza, Maria ha vissuto alla luce delle promesse di Dio: Dio è fedele alla sua Parola. La verginità fisica è significativa nella misura in cui conduce a questa vigilanza che proviene da un cuore unificato dal desiderio del Regno. È risposta ad una chiamata, fede in una promessa, impegno di fedeltà verso colui che ci ha scelti per primo. La verginità è infatti il segno di un’elezione. È la coscienza di appartenere a Dio poiché è lui il primo a desiderare che viviamo per lui. Ogni battezzato, cosciente della sua elezione, è chiamato a raggiungere questa verginità grazie alla quale il cuore appartiene solo a Dio.

 

b) Verginità e conversione

Tuttavia ogni attesa deve passare per il crogiolo della disillusione, poiché ciò che avviene in realtà non corrisponde mai a ciò che è stato immaginato. Per Barbe, la delusione fu rapida e brutale. Suo malgrado, deve accettare di seguire un’altra strada rispetto a quella che aveva desiderato: la madre non l’ha affidata alle Clarisse per farne una monaca! All’età di quattordici anni, è da lei obbligata a lasciare il monastero di Nostra Signora dell’Umiltà per andare in sposa in un matrimonio vantaggioso. Barbe resiste con tenacia, proseguendo anche in famiglia la sua vita ascetica: non potendo essere monaca, vorrebbe almeno essere religiosa al servizio degli ammalati. Per rompere la sua forza di volontà, la madre le impone dure privazioni, tanto che perde un dito del piede per il freddo che deve sopportare durante l’inverno.

Barbe s’affida allora con sicurezza alla Vergine, da lei tuttora ritenuta come «il suo rifugio ordinario per ogni cosa». Alla fine, in questa fede, acconsente al matrimonio all’età di 16 anni. S’impegnerà allora a seguire con tutto il cuore questa via che non aveva scelto. Prende infatti una vera decisione spirituale come lo mostra il modo in cui si donò totalmente all’amore del marito e poi dei suoi sei figli. Trasmette loro il suo attaccamento a Maria come lo testimonia una delle sue figlie: «In tutte le feste della Santa Vergine andavamo a visitare la chiesa di Notre-Dame di Parigi. In suo onore digiunava tutte le vigilie e tutti i sabati dell’anno, anche in quelli nei quali la Santa Chiesa permette di mangiare carne, da Natale sino alla Purificazione. Incitava tutta la sua famiglia ad essere devoti della Santissima Madre di Dio e a ricorrere a lei».

 

Il Signore non giunge mai secondo le nostre aspettative. Maria, meno di tutti, non poteva immaginare come Dio l’avrebbe visitata, né che cosa significasse la profezia di Simeone sul suo cuore trafitto (cfr. Lc 2,35). La verginità del cuore non è solo l’assenso alla nostra impotenza rispetto alla venuta di Dio, ma anche alla nostra ignoranza rispetto al modo della sua venuta. La vita di Madame Acarie è esemplare sotto questo aspetto, tanto dovrà spossessarsi da ogni progetto umano attraverso gli eventi più tragici e le grazie più stupefacenti. Per ora, l’inatteso è questa realizzazione che vive nella sua nuova famiglia del marito, dove è coccolata come non lo è mai stata nella propria. Soprannominata «la Bella Acarie» dalla società parigina, vive la vigilanza monastica nel suo compito di padrona di casa attenta alla cura della sua famiglia.
 

c)  Verginità e fede nell’impossibile

Per Madame Acarie l’inatteso è ancor di più la realizzazione del suo desiderio di consacrazione nel mezzo di questa vita laica. Al di là del nostro desiderio di consacrazione a Dio, è in realtà Dio che ci consacra a lui! È ciò che accade con la sua conversione nel 1587 quando è colpita in pieno da questa frase: «È troppo avaro colui al quale Dio non basta». Nella sua condizione di donna sposata può vivere questa verginità che consiste ad amare Dio con tutto il suo cuore, con tutto il suo spirito, con tutte le sue forze (cfr. Dt 5,6)! La consacrazione non si fonda sul dono di sé ma sull’apertura del cuore al dono che Dio ci fa di se stesso. Perciò la verginità ne è al contempo la condizione e il compimento, poiché il dono di Dio non la sopprime ma la consacra.

Così fu per Maria stessa la cui verginità fu misteriosamente consacrata dalla sua maternità: diventata madre per opera dello Spirito Santo, è più vergine che mai, mentre il suo cuore è tutto di Dio, ora attraverso l’esercizio della sua maternità divina. Lo Spirito Santo rende così perfettamente vergine il cuore di Maria da preservarla da ogni illusione dell’onnipotenza: concepire il Figlio dell’Altissimo avrebbe potuto esporla alla vertigine della  cupidigia. Ricordiamoci di Eva che alla nascita di Caino esclamò di aver «acquistato un uomo grazie al Signore» (Gen 4,1), prendendo così possesso di questo figlio e mettendo dunque da parte Adamo. Maria, del tutto all’opposto, pura da ogni cupidigia, si percepisce ora più che mai come l’umile serva del Signore rispetto all’impossibile che in lei si compie. Spossessata più che mai, è confermata nella sua verginità dal concepimento di questo Bambino che appartiene solo a Dio.

Maria capisce che questa impossibilità umana, «non conosco uomo?» (Lc 1,34), è la condizione dell’azione di Dio, come conferma l’Angelo dando l’esempio della cugina Elisabetta: questa donna anziana e sterile ha concepito nella sua tarda età poiché «nulla è impossibile a Dio» (Lc 1,37). L’assenso di Maria consiste nel credere nella parola che l’Angelo le trasmette: «avvenga per me secondo la tua parola» (Lc 1,38). La sua fede non si sofferma in primo luogo sulla onnipotenza di Dio ma sul fatto che nulla possa impedire a Dio di realizzare la sua Parola: «Se siamo infedeli, lui rimane fedele, perché non può rinnegare se stesso» (2Tm 2,13)

L’onnipotenza di Dio è quella dell’Amore che mantiene la parola e non quella di un mago! Più precisamente, Dio rinuncia per amore all’onnipotenza solitaria attraverso l’alleanza per la quale si lega irrevocabilmente alla sua creature. Se gli uomini molto frequentemente parlano e non fanno, non così accade di Dio per il quale dire è fare (cfr. Gen 1,3.6.9…). Dio parla, non per un potere che avrebbe di fare tutto, ma in nome di un amore che mantiene la parola. Dio arriva sino a dire se stesso nella nostra carne mediante questa Parola divinamente filiale, la sua unica Parola capace di realizzare in pienezza il suo amore di Padre per la nostra umanità. Maria crede in questa parola di Dio, e il Verbo si fece carne, e l’umanità si apre alla impensabile comunione con Dio e con il suo Figlio. Dio l’ha scelta in quanto vergine, proprio in ragione dell’impossibilità di concepire in cui si trovava. Maria, povera di tutto, nella fede acconsente a questa impossibilità, che per Dio non è tale. Ogni autentica missione si fonda su questo sì all’impossibile, grazie alla quale l’opera di Dio si realizza sotto la mozione dello Spirito Santo.

2. Verginità e vigilanza

« Fate attenzione, vegliate, perché non sapete quando è il momento. È come un uomo, che è partito dopo aver lasciato la propria casa e dato il potere ai suoi servi, a ciascuno il suo compito, e ha ordinato al portiere di vegliare. Vegliate dunque: voi non sapete quando il padrone di casa ritornerà, se alla sera o a mezzanotte o al canto del gallo o al mattino; fate in modo che, giungendo all’improvviso, non vi trovi addormentati. Quello che dico a voi, lo dico a tutti: vegliate! » (Mc 13,33-37)

La verginità compresa come assenso all’impossibile ci fa accogliere autenticamente questa chiamata di Gesù. «Fate attenzione, vegliate» (Mc 13,33), chiamata che rinnova nel Getsemani: «Vegliate e pregate per non entrare in tentazione» (14,38). Gesù si rivolge a coloro che egli ha personalmente scelto perché siano i suoi discepoli, non per le loro capacità ma perché si realizzi in essi l’impossibile che Dio compie attraverso di lui. Non si chiede loro null’altro che aspettare senza venir meno ciò che non sono in grado d’immaginare. Gesù viene a decostruire tutte le forme dell’attesa umana evocando la distruzione del Tempio, la guerra tra le nazioni, la persecuzione dei discepoli e persino la distruzione del cosmo. Solo la Parola di Gesù rimane per sempre! (cfr. Mc 13,31) Non possiamo concepire la venuta del Regno, ma esso già accade nel cuore di coloro che vegliano sulla sua Parola.

Quale sia il servizio che ci è affidato nel tempo dell’attesa, ognuno deve tenersi pronto, presso la porta, per aprile al Maestro, quando verrà: «vegliate dunque». La menzione delle quattro veglie della notte sottolinea quando questa permanenza debba essere permanente. Non si dice nulla sul modo in cui il Padrone verrà, perché non si tratta di immaginare uno scenario, ma di vigilare.

Vegliare, è custodire nel cuore la Parola di Gesù nell’umile obbedienza al quotidiano: questa Parola già realizza la presenza di colui che sta alla porta (cfr. Ap 3,20).

Vegliare, è essere disponibili all’imprevisto di Dio, più grande dei nostri progetti umani: la vigilanza è allora il segno della libertà e dell’amore.

Vegliare, è mantenere verginale il proprio cuore, capace di credere al compimento impossibile di ciò che supera ogni desiderio: la promessa che si realizza nella nostra povertà.

Vegliare, significa restare come l’argilla tra le mani del vasaio, attraverso le prove dell’esistenza così come nell’apertura all’inesauribile generosità della vita.

Vegliare, è osare credere alla promessa che Dio ci ha fatto: la comunione con lui e la partecipazione alla sua Vita! Nessuna Parola è impossibile a Dio in vista del compimento del suo disegno di amore.

fr. Olivier Rousseau ocd (convento d’Avon)
 

3. Le tre tracce di riflessione della settimana

•  Prendere coscienza di essere stato scelto rinnovando il mio desiderio di essere tutto di Dio.

•  Accettare la mia povertà per accogliere il Regno.

•  Credere che possa accadere l’impossibile nella fragilità della mia esistenza.
 

4. Una parola da pregare

Vi proponiamo ogni settimana di interiorizzare in particolare un versetto della Scrittura e una frase della beata Maria dell’Incarnazione :

« Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno. » (Mc 13,31)
 

Dalle Edizioni OCD

Seguendo la Cometa
Racconti di Natale per bambini

Un ciambellano sulla tracce di un Re atteso, un drappello di pastori in cammino verso un neonato Salvatore dell'universo, il presepe di San Francesco per vedere "con gli occhi della carne". Tre scenari e tre contesti diversi intorno alla natività di Gesù, presentati ai più piccoli con delicate note dal sapore orientaleggiante o più nostrano.

Tipo di copertina: plastificata lucida
Numero pagine: 40
Autore: Roberto Guarneri; Cristina Pietta

Prezzo: 5,50 €
vai all'acquisto sul sito delle Edizioni OCD
www.edizioniocd.it

Pregare ogni giorno della settimana - Settimana 1

Lunedì 30 novembre 

« Signore, io non sono degno che tu entri sotto il mio tetto, ma di’ soltanto una parola e il mio servo sarà guarito. » Mt 8,5-11

« Dobbiamo sempre, in ogni momento, ad ogni incontro, gettarci tra le braccia del nostro buon Padre che è Dio e abbandonarci alla sua misericordia. » 

(Suor Maria del Santissimo Sacramento, de Marillac (Pontoise) testimone nel Processo Apostolico) Inizio questo Avvento mettendomi sotto lo sguardo buono e benevolente del Signore, senza timore.

Martedì 1° dicembre

« Giudicherà con giustizia i miseri e prenderà decisioni eque per gli umili della terra. » Is 11, 1-10

« L’anima umile è sempre vigorosa, sempre pronta a intraprendere grandi cose, avendo tuttavia fiducia in Dio e non in sé; poiché da se stessa non si aspetta nulla, tutto invece da Dio. » (Suor Maria del Santissimo Sacramento, de Marillac (Pontoise) testimone nel Processo Apostolico 102, f° 727.)

Iniziando la giornata, il mio lavoro, all’inizio di un incontro, mi consegno con fiducia alle mani dello Spirito che opera.

Mercoledì 2 dicembre

« E si dirà in quel giorno: «Ecco il nostro Dio; in lui abbiamo sperato perché ci salvasse. Questi è il Signore in cui abbiamo sperato; rallegriamoci, esultiamo per la sua salvezza! » Is 25, 6-10a

« L’anima che anima Dio disprezza ogni cosa che è al di sotto di Dio, poiché è il solo sollievo dell’anima e la gioia del cuore. »

Ripeto durante tutta la giornata una frase di lode come questa: Dio, mia felicità e mia gioia!

Giovedì 3 dicembre

« Confidate nel Signore sempre, perché il Signore è una roccia eterna. »
Is 26, 1-6

« La mancanza di fiducia attacca la Misericordia di Dio; è l’attributo tra tutti di cui gli uomini hanno più bisogno qui sulla terra, quello che gli eletti canteranno eternamente in cielo. »

Che paure ho ora? Le presento e le offro al Signore, in una fede colma di fiducia: sì egli è il mio Salvatore!

Venerdì 4 dicembre

« Avvenga per voi secondo la vostra fede! » Mt 9, 27-31

« Non farà mai nessun progresso nel servizio di Dio colui che non si affiderà totalmente, integralmente e con audacia e gioia alla Provvidenza divina. »

Signore, aumenta la mia fede: mi farà vedere le meraviglie che tu puoi fare.

Sabato 5 dicembre

« Vedendo le folle, ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite come pecore che non hanno pastore. » Mt 9, 35 – 10, 1

« Oh Gesù, mio diletto, aprite le porte del vostro Amore, perché voglio goderne per compiacervi. » (P 144, I veri esercizi Prego per qualcuno che ha bisogno della Misericordia di Dio.

Share Share
Tweet Tweet
Forward Forward
+1 +1
Pin Pin
Copyright © 2020 Carmelo Teresiano, All rights reserved.


Here you find our Datenschutzerklärung (in German)

Here you can: Update your profile or unsubscribe from our list