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IV settimana - Esercizi Online Avvento 2020
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« Che accada secondo la tua Parola. »

IV settimana
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1. Fecondità ecclesiale


a) La fama del salotto «Acarie»

Nel 1599, riprende la vita nel palazzo degli Acarie. Dopo anni di separazione, la coppia si è ricomposta. Barba, che ora ha 33 anni, è ancora una bella donna ma a causa delle sue malattie, non può più avere relazioni coniugali. Da parte sua Pierre è un uomo umiliato; ha conosciuto la disgrazia e la rovina mentre ora la sua sposa gode di una fama eccezionale. Amareggiato e sfaccendato diventa autoritario, pur sostenendo senza riserve la moglie in tutte le sue iniziative. Barbe sceglie di obbedirgli sin nelle sue minime esigenze.

La sconfitta della «Lega Santa» le ha insegnato che le vere armi sono di ordine spirituale. In questo stesso anno ha la grazia di una visione della Vergine Maria con il Bambino, seduta su di un trono glorioso posto su di una pedana con tre gradini. Il suo confessore, padre André Duval, testimonierà ciò che in questa visione la Beata Vergine Maria insegnò a Barbe sui gradi della vita spirituale. Darà prova infatti di una stupefacente capacità di discernimento, tanto che diverse eminenti personalità andranno a chiedere il suo consiglio. Declinerà l’invito della regina Maria de’ Medici di averla come confidente. Il suo salotto diventa il quartiere generale della Riforma cattolica. Vi si trovano religiosi (Benedettini, Certosini, Cappuccini, i Cistercensi riformati detti Foglianti), teologi, dottori alla Sorbona, sacerdoti secolari, magistrati, signore influenti a corte, donne pie della borghesia e persino il confessore del Re. Bérulle, Francesco di Sales, poi Vincenzo de’ Paoli ne sono ospiti assidui. I colloqui riguardano le vie d’unione a Dio come anche la situazione della Chiesa, esangue dopo le Guerre di Religione: come suscitare un rinnovamento sia nel clero sia nella vita religiosa? Il suo confessore, André Duval, dichiarerà che «di tutto ciò che in quei tempi si faceva di notevole per la gloria di Dio se ne parlava con Barbe o si chiedeva il suo parere».

Barbe è giunta a quello stato spirituale in cui la comunione con Dio si vive ugualmente nell’azione che nella preghiera. La sua vita è integralmente posta sotto il segno della docilità alle ispirazioni della Spirito come lo testimonierà di nuovo il confessore padre Duval: «Prese, quando era nel mondo, grandi iniziative; mai tuttavia le mise in opera prima di aver chiaramente inteso che Dio lo voleva. Se riconosceva invece che il sentimento divino non corrispondeva al suo oppure, se dopo averci pensato attentamente, rimaneva nel dubbio, abbandonava il suo proposito o ne sospendeva l’esecuzione sino a quando Dio non l’avesse pienamente illuminata. Ciò si vide non solamente per quanto concerne la fondazione dell’Ordine della Carmelitane e quello delle Orsoline, ma anche in parecchie altre singole opere che mai intraprese a meno di non vedere o sentire in sé che tale era la volontà di Dio. Persino quando parlava di qualche faccenda, la si vedeva spesso tagliare corto, tornare un po’ indietro, riconoscendo che il sentimento e la volontà di Dio non splendevano nella sua anima ma la convincevano del contrario oppure la lasciavano perplessa. […] Una virtù grandissima e singolare non le permetteva di dire o fare nulla contro il parere o il sentimento di colui che era l’unico oggetto del suo amore e il suo maestro interiore».

 

b) Fondatrice del Carmelo in Francia

Tra i progetti pensati nel suo salotto, c’è quello di introdurre in Francia l’Ordine del Carmelo riformato in Spagna da Teresa d’Avila. Jean de Brétigny, sacerdote della Normandia, proveniente da una famiglia spagnola, vi si impegnava senza successo sin dal 1583. Tradusse allora in francese le opere di santa Teresa, pubblicate nel 1601 e poi, in ragione del loro successo, ristampate molte volte. La Parigi devota poteva così leggere tra l’altro, nel Cammino di Perfezione (cap I, § 2) ciò che madre Teresa aveva scritto nel 1566, anno della nascita di Barbe, a proposito delle Guerre di Religione: «Venni a sapere dei danni provocati in Francia […]. Ne provai gran dolore e, come se io potessi o fossi qualcosa, piangevo con il Signore e lo supplicavo di porre rimedio a tanto male. Mi sembrava che avrei dato mille volte la vita per salvare una fra le molte anime che là si perdevano. […] Decisi cioè di seguire i precetti evangelici con tutta la perfezione possibile e di adoperarmi perché queste religiose che sono qui facessero lo stesso, fiduciosa nella grande bontà di Dio, che aiuta sempre chi decide di lasciare tutto per amore suo, [...]».

Nel 1602, in una visione, santa Teresa appare a Barbe, a colui la cui nascita fu forse la risposta alle sue preghiere! Affida a Barbe la missione d’introdurre le carmelitane in Francia: «Come io ho arricchito la Spagna con questo Ordine molto famoso, così tu restaura la pietà in Francia ed adoperati in modo che anche questo Paese possa beneficiare degli stessi benefici». Tuttavia i teologi consultati da Barbe le dicono di «togliersi ciò dalla testa» per via della rottura delle relazioni diplomatiche tra Francia e Spagna. Sette od otto mesi dopo, Teresa ripete la sua richiesta rassicurando Barbe, in un’altra visione, che la fondazione sarà fatta! Questa volta anche i teologi se ne convincono. Barbe prende l’iniziativa e si mette in contatto con due principesse che richiedono l’autorizzazione del Re; contro ogni aspettativa, egli lo concede! In questo stesso anno, in visita al santuario di Saint-Nicolas du Port (in Lorena), Barbe sperimenta un’estasi presso le reliquie del santo Nicola di Mira. Si sente chiamata da Teresa a diventare carmelitana come sorella conversa. Ciò la confonde, tanto questa richiesta è incongrua rispetto alla sua cultura e alla sua posizione sociale; quando tuttavia giungerà il momento di entrare al Carmelo ella ci terrà a rispettare le clausole di questa chiamata teresiana.

Barba costituisce un gruppo incaricato della venuta delle carmelitane. Dato che i carmelitani spagnoli persistono nella loro opposizione a questo progetto, convince Pierre de Bérulle ad andare di persona in Spagna per condurre le negoziazioni. Munito di lettere di raccomandazioni del Re, sostenuto dal Nunzio, questi ottiene sei carmelitane formate dalla stessa Teresa: Anna di Gesù, Anna di San Bartolomeo, Elisabetta di San Paolo, Elisabetta degli Angeli, Eleonora di San Bernardo e Elisabetta della Concezione. Nel frattempo, Madame Acarie segue il cantiere per la costruzione del primo carmelo nel borgo di Saint-Jacques, a Parigi. Crea allo scopo di prepararle anche una comunità di giovani donne desiderose di essere carmelitane. Dopo un viaggio epico, le carmelitane spagnole sono accolte trionfalmente a Parigi il 15 ottobre 1604.

Due mesi dopo il loro arrivo, il successo è tale che si deve aprire un secondo carmelo a Pontoise il 15 gennaio 1605. Le fondazioni si seguono rapidamente l’una e l’altra con il concorso di Madame Acarie: Digione (alla fine del 1605), Amiens (1606), Tours (1608), Rouen (1609), Châlons e Bordeaux (1610) … Parallelamente, Barbe domanda a Madame de Sainte-Beuve di fondare l’Ordine delle Orsoline, per l’educazione delle ragazze. Sostiene anche il suo cugino Pierre de Bérulle per la fondazione dell’Oratorio. Accompagna la riforma di molti monasteri continuando sempre a prendersi cura della propria casa e del marito, il cui stato di salute peggiora.


c) Un’opera ecclesiale

Questa stupefacente fecondità fu preparata da accadimenti provvidenziali, si tratti degli anni in cui Madame Acarie dovette assumere da sola gli affari della sua famiglia o le grazie mistiche attraverso le quali fu condotta ad impegnarsi per la riforma della Chiesa. Ora riceve tutto da Cristo, nella preghiera e nell’azione. Cristo stesso per primo ha realizzato la sua identità di figlio mediante la missione ricevuta dal Padre: come Persona, è Figlio di Dio. Incarna questa divina identità nell’esistenza di un uomo che compie da figlio nel mondo la volontà del Padre. Ricevere il Cristo, Verbo fatto carne nella nostra umanità, significa ricevere tutto da lui: al contempo la grazie della nostra adozione filiale e quella di poterci impegnare al servizio del prossimo nell’obbedienza a Dio. Nella preghiera o nell’azione, Madame Acarie sperimentò l’unificazione della sua vita ricevendo tutto come un dono della grazia. Una sola cosa è necessaria: permettere a Dio di condurci. Ne conseguiva la sua vigilanza estrema nel discernere l’azione dello Spirito Santo prima di iniziare qualsiasi cosa. Non si tratta di fare belle cose, col rischio di cercare solo la propria gloria, ma di perdere la vita perché Dio possa compiere la sua opera, un’opera che non si può valutare quantitativamente per la sua importanza visibile ma qualitativamente per l’amore divino che ne è la fonte. Solo ciò che si riceve come dono di Dio è vissuto nella verità. Il dono esige indubbiamente una risposta; essa è la necessità interiore di impegnarsi al servizio di Dio restando liberi da ogni preoccupazione per se stessi. La condizione dell’amore è questa libertà vissuta come esigenza interiore, come obbedienza a ciò che non solamente è dato ma ben di più riconosciuto come dono di Dio.

2. L’Annunciazione a Maria (Lc 1,26-38)

«Al sesto mese, l'angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: "Rallegrati, piena di grazia: il Signore è con te".

A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L'angelo le disse: "Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell'Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine".

Allora Maria disse all'angelo: "Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?". Le rispose l'angelo: "Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell'Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch'essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio". Allora Maria disse: "Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola". E l'angelo si allontanò da lei».

Maria esercitò la sua libertà in un modo unico, accogliendo il dono per eccellenza, quello del Figlio di Dio: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». L’Angelo ha presentato il bambino che doveva venire come l’erede delle promesse di Dio attraverso la discendenza di Davide. Ma il compimento supererà la promessa: sarà chiamato il Figlio dell’Altissimo! Maria accetta dunque di avere fiducia malgrado i suoi dubbi sulla sua capacità di capire la volontà del Signore. Non può sapere in che cosa precisamente si stia impegnando con questo SÌ; tuttavia questa ignoranza non fa violenza alla sua libertà. Maria non dice SÌ al contenuto di una parola che palesemente è più grande di lei ma a Dio nel quale pone la sua fiducia. Accogliendo positivamente l’annuncio di questo bambino, dice SÌ a colui che è donato accettando non solamente quell’ignoto che ogni bambino che nasce porta con sé , ma anche l’ignoto di questo dono che viene da Dio stesso. Sin dal risveglio della sua libertà, ogni essere umano è chiamato a dire di SÌ al dono della vita, ma la grazia della fede in Cristo fa’ che riconosciamo in questo dono quello di Dio stesso. Nell’ascolto della Parola di Dio, questo alla vita diventa un a Dio. Perciò, la vita umana non ha altro senso se non Dio: sarà chiamato Figlio di Dio. Accogliendo questo bambino, Maria dice SÌ ad un’esistenza interamente riferita a Dio.

Anche noi siamo chiamati a dire di sì ad un’esistenza che non ha altro significato se non Dio, Verbo fatto carne, Parola unica in cui ogni vita trova il significato e la pienezza. Siamo chiamati a scoprire in Gesù Cristo il significato della nostra vita. «Come avverrà questo?» Non abbiamo altra risposta se non quella che fu data a Maria: è l’opera dello Spirito Santo e della Potenza dell’Altissimo che supera tutto quello che noi possiamo capire. Tuttavia, ciò non accadrà senza di noi: a noi il salto della fiducia per accogliere questa Parola nella precarietà della nostra condizione umana. Natale è un invito a vivere questo atto di fiducia radicale, questo SÌ autenticamente libero per diventare, seguendo Maria, responsabili della Parola divina. Dio ci chiama a ciò e perciò ci ricolma delle sue grazie dal momento in cui acconsentiamo di essere abitati dalla sua Parola, di aprirgli il cuore: in un mondo pieno di incertezze, Dio ci viene incontro. Prepararsi al Natale significa imparare ad ascoltare questa Parola che nasce nel bel mezzo delle contingenze della nostra vita. Accogliere questo Dio che parla all’uomo significa discernere i doni che ci ha fatto e rispondere agli inviti di cui essi sono fatti. La vita è un dono e l’amore è accoglienza di questo dono nella fiducia e nell’accoglimento dell’ignoto: Natale ci chiama ad accogliere il dono che ci è stato fatto; non solamente della vita ma anche della Vita divina nella nascita, nella nostra carne, dell’Emmanuele, Dio con noi.

fr. Olivier Rousseau ocd (convento d’Avon)

3. Le tre tracce di riflessione della settimana

  • Riconoscere i doni che Dio mi fa per il servizio della sua opera.

  • Riconoscere Dio che mi chiama come un’esigenza interiore.

  • Attraverso il mio “sì” alla vita riconosciuta come dono di Dio, dire “SÌ” al dono della Vita che Dio mi fa nel suo Figlio.

4. Una parola da pregare

«Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». (Lc 1,38)

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Pregare ogni giorno della settimana - Settimana 4

Lunedì 21 dicembre

In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda. Lc 1, 39

Dovremo essere ben disposti, quando si presenta la possibilità di fare qualche azione di carità, ed essere sempre pronti a lasciare per ciò tutte le nostre devozioni.

In questo tempo di Natale quale azione e quale opera posso compiere per soccorrere chi è nel bisogno?

Martedì 22 dicembre

Grandi cose ha fatto per me l'Onnipotente e Santo è il suo nome;  di generazione in generazione la sua misericordia per quelli che lo temono. Lc 1, 49-50

Ah Dio mio di Misericordia! Vi degnate di guardare alla vostra povera creatura, che misericordia!

Come tradurre la Misericordia in me, come essa traspare dalle mie azioni, dalle mie parole … ?

Mercoledì 23 dicembre

Per Elisabetta intanto si compì il tempo del parto e diede alla luce un figlio.  I vicini e i parenti […] si rallegravano con lei. Lc 1, 57-58

O Dio onnipotente, creatore del Cielo e della terra, voi che siete la mia Vita, tutto il mio Bene e la mia Felicità, desidero lodarvi infinitamente e benedirvi per le vostre benevolenze sin dal giorno della mia nascita; o mio Diletto, siete voi che le avete riscattate per me!

Ringrazio il Signore per le cose belle che ha fatto nella mia vita e che oggi posso ricordare nella Sua compagnia.

Giovedì 24 dicembre

Il Signore ti annuncia che farà a te una casa. 2 Sam 7, 11

Dimmi allora, anima mia, non sarai tu forse beata se potrai riposarti con il tuo Dio e dire in tutta verità: Colui che mi ha creato riposa nel mio tabernacolo.

Dio abita in noi. Come posso portare Dio a coloro che mi stanno vicino e che accoglierò per le feste?

Venerdì 25 dicembre

I pastori andarono, senza indugio, e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia. Lc 2, 16

Un Dio, un Dio, abbassarsi sino a diventare bambino per amore per noi! Quando saremo piccoli ai nostri propri occhi, per imitare la Santa Infanzia del nostro Signore?

Contemplo il mio Salvatore nel presepio … umiltà dell’amore, spirito d’infanzia: lascio che il mio cuore sia invaso dalla bontà del Cuore di Dio, che si fa piccolo perché mi ama.

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