Copy
III settimana - Esercizi Online Avvento 2020
Leggi questa mail nel browser.

« Non sono degno di slegare i lacci dei sandali. »
 

III settimana
Video: III settimana - Esercizi Online Avvento 2020 dei Carmelitani
Puoi usare questo testo anche in formato PDF e ottimizzato per i file PDF di telefoni cellulari (caratteri piú grandi).

PDF File Icon Smartphone Icon
PDF (A4)             Smartphone

1. Azione e contemplazione


a) Dono di sé

Nel 1589, Enrico III nominò Enrico di Navarra come suo successore, ma l’opinione pubblica, in maggioranza cattolica, si rifiutò di avere un sovrano protestante. Quest’ultimo dovette dunque imporsi con le armi. Perciò Barbe dovette occuparsi dei feriti che convergevano su Parigi: si recava tutti i giorni all’ospedale Saint-Gervais per curarli. «Benché le loro ferite fossero estremamente infette, con grande piacere le puliva e sistemava». Prepara a casa dei minestroni che poi serve loro. Sta accanto ai morenti, mostrando loro la Croce e dicendo loro parole di conforto, così che i soldati richiedono la sua presenza. Li prepara a fare una confessione generale in modo che muoiano in pace o che nutrano il desiderio di rettificare la loro condotta di vita. La sua infanzia difficile ha contribuito a sviluppare in lei una grande sensibilità per l’altrui sofferenza.

Enrico IV assediò Parigi nel mese di maggio 1590. Una terribile carestia affligge la popolazione. Madame Acarie attinge con generosità dalle riserve famigliari per distribuirle agli affamati, nonostante le proteste della suocera. Mentre la fame spinge la gente agli estremi rimedi per sfamarsi, si produce un fenomeno di effervescenza religiosa: alcuni leghisti fanatici, come don Guincestre, parroco di Saint-Gervais, istituiscono una forma di teocrazia; in un clima d’esaltazione si organizzano processioni per sostenere il morale dei parigini. Stupito da questa resistenza forsennata, Enrico IV toglie l’assedio a metà del mese di agosto. L’opera caritativa verso i poveri e gli ammalati di madame Acarie prosegue; apre la sua casa per consentire a delle donne di uscire dalla prostituzione; adotta sei bambini che una madre abbandona a casa sua e segue la loro educazione sino a quando non imparano un mestiere. Nella conduzione del suo personale e dei suoi operai, si preoccupa della giustizia sociale. A coloro che si meravigliano come possa seguire in modo così perfetto della sua casa e avere tanti impegni esterni, risponde: «Quando si dà del tempo a Dio, se ne trova per tutto il resto. Lo spirito di Dio non è indolente!»
 

b) Vita mistica

Nel 1590, nel corso di una messa mattutina nella chiesa di Saint-Gervais, cade in estasi per diverse ore. Ripetendosi questo fenomeno con frequenza, Barbe teme che venga dal demonio. I medici le prescrivono delle sanguisughe che la sfiniscono. Nell’estate 1592 incontra Benoît de Canfeld. Questo inglese, convertito alla fede cattolica e diventato cappuccino, è un conoscitore eminente della mistica renana: «Le tolse ogni dubbio e le fece comprendere che tutto ciò che le accadeva veniva da Dio ed era opera della grazia». Sino alla morte, sarà soggetta ad estasi durante le quali pensa di «morire di dolcezza». Dal 1593, ogni settimana prova le sofferenze della Passione di Cristo senza avere peraltro alcuna ferita visibile. Padre Coton scrive a proposito di ciò: «Aveva nel suo corpo le stimmate in modo che in certi momenti, specialmente il venerdì e il sabato e i giorni di quaresima, sentiva dolori molto forti ai piedi, alle mani, al fianco e in testa, come chi li avesse trafitti e fosse sospesa». Madame Acarie è ormai unita a Cristo in modo continuo e nella sua preghiera esprime un’autentica passione per la salvezza dei peccatori. Vive inoltre nella consegna integrale alla Provvidenza di Dio che la guida in tutto ciò che fa. Il suo abbandono completo a Dio le dà il coraggio di affrontare le difficoltà che avrebbero potuto sembrare insormontabili. Entra infatti nel periodo della sua esistenza in cui più è messa alla prova: «Un’anima non può mai far bene se non si getta a perdita d’occhio nelle braccia della Provvidenza divina, poiché è allora che Dio sembra essere obbligato dalla sua promessa ad assisterla».
 

c) Fede nella Provvidenza

Dal 1588, la Lega aveva rovesciato Enrico III e preso il potere a Parigi. Pierre Acarie fa parte del consiglio dei Sedici che dirige la città. Mentre Barbe si consacra ai feriti e agli affamati, suo marito finanzia il governo insurrezionale al punto di compromettere la sua fortuna. Quando nel 1594 Enrico IV sale al trono, Pierre è condannato all’esilio. Trasferisce tutto il potere alla sua sposa per gestire i suoi beni, o, a meglio dire, i suoi debiti! Visto che ha preso in prestito molto denaro, i suoi creditori fanno sequestrare tutti i beni della coppia. I genitori di Barbe le chiedono di separarsi dal marito in modo da preservare la sua dote, ma ella si rifiuta di tradirlo; per questo l’abbandonano così che si troverà ridotta ad un’estrema indigenza. Gli ufficiali giudiziari irrompono in casa sua e le sequestrano persino le stoviglie che stava usando per mangiare. Deve supplicare in ginocchio dei conoscenti per avere ciò di cui sfamare i suoi sei figli, di cui il maggiore ha dieci anni: le rispondono che possono guadagnarsi di che vivere dai ciabattini! Sente perciò una grande gioia di doversi rimettere alla sola Provvidenza di Dio. Con Andrée Levoix è accolta in una modesta casetta dalla signora de Bérulle. Affida i suoi due figli ad un collegio, le due figlie maggiori da delle religiose e le due minori dai nonni. Affronta poi gli uomini di legge sopportando le umiliazioni che le provengono dalla sua caduta sociale.

S’aggiungono a ciò i problemi di salute. Nel giugno 1596, al ritorno da un viaggio a cavallo per visitare il marito esiliato, è disarcionata da cavallo. Il piede le rimane bloccato nella staffa e viene pertanto trascinata dal suo cavallo. Alcuni contadini la riportano a casa su un carretto mentre soffrono terribilmente. Un chirurgo opera la sua gamba per sistemare una triplice frattura al femore senza che ella si lamenti minimamente. Nei mesi seguenti, altre due cadute fratturano nuovamente il femore mal ristabilito così che non sarà più capace di camminare senza le stampelle. Nonostante la sua infermità, riprenderà le sue lotte giudiziarie. A coloro che si stupiscono del suo coraggio, risponde: «bisogna lanciare un’occhiata verso Dio, mostrargli la nostra debolezza e domandargli la forza» Il suo motto era: «rimettersi alla Provvidenza divina come se non ci fossero possibilità umane e lavorare come se non ci fosse affatto Provvidenza divina».

Dopo quattro anni di lotta, Madame Acarie riesce a pagare i debitori e a recuperare in parte il suo patrimonio familiare. Il capovolgimento è così spettacolare che la sua fama raggiunge la Corte. Enrico IV chiede di poterla vedere! Una volta firmato l’Editto di Nantes e ristabilita la pace religiosa, ottiene l’autorizzazione per il ritorno a Parigi del marito nel loro palazzo in rue de Juifs di cui ha riottenuto il possesso.

2. Esistere per Dio (Gv 1,6-8.19-28)

«Venne un uomo mandato da Dio: il suo nome era Giovanni. Egli venne come testimone per dare testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui. Non era lui la luce, ma doveva dare testimonianza alla luce.. (…)

Questa è la testimonianza di Giovanni, quando i Giudei gli inviarono da Gerusalemme sacerdoti e leviti a interrogarlo: "Tu, chi sei?". Egli confessò e non negò. Confessò: "Io non sono il Cristo". Allora gli chiesero: "Chi sei, dunque? Sei tu Elia?". "Non lo sono", disse. "Sei tu il profeta?". "No", rispose. Gli dissero allora: "Chi sei? Perché possiamo dare una risposta a coloro che ci hanno mandato. Che cosa dici di te stesso?". Rispose: "Io sono voce di uno che grida nel deserto: Rendete diritta la via del Signore, come disse il profeta Isaia". Quelli che erano stati inviati venivano dai farisei. Essi lo interrogarono e gli dissero: "Perché dunque tu battezzi, se non sei il Cristo, né Elia, né il profeta?". Giovanni rispose loro: "Io battezzo nell'acqua. In mezzo a voi sta uno che voi non conoscete, colui che viene dopo di me: a lui io non sono degno di slegare il laccio del sandalo". Questo avvenne in Betània, al di là del Giordano, dove Giovanni stava battezzando».

a) Sentire la voce che grida

In tutto ciò, Madame Acarie non si attribuisce alcun merito. Come Giovanni Battista, si dona totalmente all’opera di Dio: «Ah! Quando dobbiamo amare Dio che è così buono, che ci ha amato così tanto! Se abbiamo qualche difficoltà, è che non amiamo affatto Dio … Quando finalmente accadrà che gli daremo tutto e che non ci riserveremo nulla per noi? Nulla ci è dovuto e tutto lo è a Dio. Serviamolo allora per quello che è. … Oh, quando dobbiamo essere felici di poter far qualche cosa per il servizio di Dio Lo stesso Giovanni Battista si è fatto da parte davanti al colui del quale stava annunciando la venuta. Nondimeno, la sua attività profetica attirava a lui folle che egli esortava a convertirsi: crede all’imminenza del Regno di Dio. Le autorità religiose vogliono sapere chi sia quest’uomo che agisce senza il loro mandato. Giovanni dice loro chiaramente ciò che non è ma resta evasivo quanto alla sua autentica identità. Non è il Messia di cui non è degno di slegare i lacci dei sandali. Non è nemmeno Elia il cui ritorno doveva precedere l’arrivo del Messia. Non si identifica nemmeno con il profeta annunciato da Isaia! Si definisce semplicemente come la VOCE che permette alla PAROLA proclamata nel passato di risuonare ora nel deserto. La voce non esiste per se stessa ma per la parola di cui è portatrice! L’identità di Giovanni Battista è interamente legata a questa Parola che Dio rivolge al suo popolo dal più profondo dei tempi. Sparisce dietro il messaggio, poiché ciò che solo importa è l’accoglienza della Parola che deve essere urgentemente ascoltata per la conversione. Nel suo caso, Madame Acarie ha ascoltato la chiamata di Dio attraverso le grida degli uomini feriti o affamati. Ascoltare questa chiamata, è riconoscerla attraverso gli avvenimenti; significa discernere la risposta che lo Spirito suscita in noi; significa obbedire all’esigenza interiore che s’impone a noi nella preghiera.
 

b) Scomparire davanti a Cristo

Ma le domande continuano. Se non sei profeta, perché compi un gesto tipico del profeta, battezzando? Anche qui Giovanni nega l’importanza di ciò che sta facendo affermando che egli battezza semplicemente con l’acqua. Mediante questo gesto di purificazione, ognuno è invitato a riconoscersi peccatore per accogliere la salvezza. Il suo battesimo non salva nessuno, ma fa prendere coscienza della necessità di accogliere il Salvatore, poiché solo Dio può liberare l’uomo dai suoi peccati (cfr. Mc 10,27). L’identità di Giovanni Battista scompare ancora una volta dietro a questo ripetuto diniego, con il quale rinvia ad un personaggio misterioso: «In mezzo a voi sta uno che voi non conoscete». Non solo si mette da parte davanti a colui che annuncia, ma si astiene anche dal definire la sua identità: in quanto Dio, egli è inconoscibile; in quanto Dio, è in mezzo al suo popolo non nel Tempio di Gerusalemme, ma nel deserto del mondo. Facendo ciò, Giovanni Battista non vuole nascondersi ma dire che egli può conoscere se stesso solo attraverso la sua missione. Primariamente ha coscienza che la nostra autentica identità si forma unicamente nell’incontro con Cristo, nel quale solo poi si compie. Solo Dio sa chi noi siamo, poiché solo lui ama di amore infinito. Solo lui ci può rivelare la nostra identità alla luce della nostra vocazione in Cristo. Per questo l’autentica conoscenza di se stessi deve passare attraverso la dimenticanza di sé cosicché possiamo riceverla da colui che è il solo a conoscerla. Madame Acarie ha vissuto nella preghiera questo dimenticarsi in un modo così profondo che fu identificata a Cristo sino alle sofferenze della sua Passione.
 

c) Avere fede in Dio

Ascoltare la chiamata a rendere diritti le vie del Signore e non le nostre, significa rinunciare a salvare se stessi per accogliere la Parola che solo Dio può portare a compimento. Significa di conseguenza anche porre la propria fiducia in Dio quali siano i vicoli ciechi degli uomini. Giovanni Battista nasce da un padre diventato muto per non avere creduto che Dio poteva aprire un cammino di vita a lui e a Elisabetta, una coppia sterile. La nascita di Giovanni ha significato la realizzazione di questa promessa e per quanto riguarda il padre Zaccaria, il ritrovamento della parola nel segno della lode. (cfr. Lc 1,20.64) Sin dall’inizio la sua vita fu segnata con il sigillo della Parola. Si consacrò integralmente ad essa al punto di non essere altro che una voce al suo servizio. Pur richiamando a raddrizzare le vie del signore, egli stesso ignora non solo quali esse siano ma anche chi le percorre. Giovanni Battista chiama a credere in una salvezza impossibile all’uomo e di cui nessuno potrà prevedere i modi di realizzazione. Madame Acarie, attraverso le prove della sua esistenza, ha sperimentato quanto la fede nella Provvidenza di Dio apra una strada, anche nelle situazioni disperate, a chiunque creda che nulla è impossibile a Dio. La sua Parola non si realizza mai nel modo che noi immaginiamo; la grazia tuttavia dona a coloro che non perdono la speranza di riconoscere come il Signore giunga sino a loro. Questo tempo di Avvento ci richiama a rinnovare la nostra fede nella venuta dell’Ignoto che sta in mezzo a noi, ad acconsentire alla nostra povertà poiché è in essa che ci raggiunge colui che per noi si è spogliato della sua gloria: «Quanto è buono, quanto è dolce aver detto addio alle vanità del mondo e aderire a Dio solo, lui che mai tradisce, che non viene mai meno se noi gli siamo fedeli, noi, in primo luogo».

fr. Olivier Rousseau ocd (convento d’Avon)

3. Le tre tracce di riflessione della settimana

  • Ho scoperto come Dio parla al nostro cuore attraverso gli altrui accadimenti e le altrui difficoltà?

  • Come possiamo scoprire, attraverso la preghiera e il servizio, la nostra autentica identità in Cristo?

  • Come la nostra fede ci consente di credere che Dio ci apre sempre una via?

4. Una parola da pregare

«"Io sono voce di uno che grida nel deserto: Rendete diritta la via del Signore, come disse il profeta Isaia"». (Gv 1,23)

Dalle Edizioni OCD

Seguendo la Cometa
Racconti di Natale per bambini

Un ciambellano sulla tracce di un Re atteso, un drappello di pastori in cammino verso un neonato Salvatore dell'universo, il presepe di San Francesco per vedere "con gli occhi della carne". Tre scenari e tre contesti diversi intorno alla natività di Gesù, presentati ai più piccoli con delicate note dal sapore orientaleggiante o più nostrano.

Tipo di copertina: plastificata lucida
Numero pagine: 40
Autore: Roberto Guarneri; Cristina Pietta

Prezzo: 5,50 €
vai all'acquisto sul sito delle Edizioni OCD
www.edizioniocd.it

Pregare ogni giorno della settimana - Settimana 3

Lunedì 14 dicembre

Una stella spunta da Giacobbe e uno scettro sorge da Israele. Num 24, 17

O Dio dei Cieli, Principe di tutti i re della terra, che tutto sapete, nessuna delle vostre creature può sfuggirvi.

Dio vede le nostre necessita, ama ciò che ha creato : gli esprimo nuovamente il mio amore per lui adorandolo interiormente.

Martedì 15 dicembre

Lascerò in mezzo a te un popolo umile e povero". Confiderà nel nome del Signore . Sof 3, 1-2.9-13

Mio Signore, mio Dio e mio Tutto, la mia volontà è di poter fare un’anima di ogni creatura, e di ogni anima, in modo speciale della mia, costruire per voi un regno dei cieli, nel quale possiate rallegrarvi ed avere pace, al posto di tutti i dolori e le tristezze che avete patito per me (Preghiera di Madame Acarie).

Mi preparo alla venuta del Signore con un cuore umile e povero: ci sono cose nella mia giornata, nel mio uso del tempo, nelle mie chiacchiere (anche quelle interiori) … che posso semplificare per concentrarmi su Dio?

Mercoledì 16 dicembre

Io, il Signore, compio tutto questo. Stillate, cieli, dall'alto e le nubi facciano piovere la giustizia; si apra la terra e produca la salvezza…  Io, il Signore, ho creato tutto questo. Is 45, 7

Il mondo e le creature che esso contiene è il grande libro dove si deve imparare ad amare il Creatore (Processo Apostolico).

Come posso oggi prendermi cura della creazione, della «nostra casa comune» ?

Giovedì 17 dicembre

Vieni, o Chiave di Davide, che apri le porte del Regno. (Antifona O)

Mio Dio, bussate, bussate alla porta delle coscienze, fatevi sentire.

Offro la mia giornata perché i cuori si aprano alla grazia di Natale.

Venerdì 18 dicembre

Egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati. Mt 1, 21

Amore senza fine, donatevi a noi e noi avremo tutto!

È l’amore di Dio che ci purifica: di che cosa ho bisogno per vivere se non di un sempre più profondo rapporto con lui? Potrei per esempio approfittare di questi ultimi giorni prima di Natale per confessarmi.

Sabato 19 dicembre

Non temere, Zaccaria, la tua preghiera è stata esaudita. Lc 1, 13

Bontà infinita, voi che siete il mio dolcissimo Redentore, che dal Cielo siete sceso in terra per riconciliarmi con il vostro Padre Celeste! (I veri esercizi).

Il mio cuore loda Dio con canti di gioia e allegrezza per la salvezza che ci ha dato.

Share Share
Tweet Tweet
Forward Forward
+1 +1
Pin Pin
Copyright © 2020 Carmelo Teresiano, All rights reserved.


Here you find our Datenschutzerklärung (in German)

Here you can: Update your profile or unsubscribe from our list