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II settimana - Esercizi Online Avvento 2020
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« Lui vi battezzerà in Spirito Santo. »
 

II settimana
Video: II settimana - Esercizi Online Avvento 2020 dei Carmelitani
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«Mio Dio, vi offro la mia suddetta volontà, che non voglio più fare e seguire, ma consegnarla totalmente alla vostra, in modo che non l’abbia più affatto. Mi offro a voler fare tutto ciò che mi domanderà lo Spirito Santo benedetto». (I veri esercizi)

1. Obbedienza e libertà

 

a) Essere sposa

La vita di Barbe s’orienta in modo decisivo grazie all’atto d’obbedienza fatto all’età di 16 anni, quando sposò Pierre Acarie, visconte di Villemore, signore di Montbros e di Roncenay. Questa decisione è il frutto di un percorso spirituale come lo testimonia la resistenza inizialmente mostrata verso la madre: giunge a riconoscere la volontà di Dio in quella dei suoi genitori, trasformando in questo modo la sottomissione agli uomini in libera obbedienza a Dio. Diventata infine monaca al termine della sua vita, confiderà quando ciò le costò: «Entrare in religione è ricevere molto da Dio. Rimanere tuttavia nel mondo con le disposizioni e i desideri che lui mi aveva dato, è dargli molto». Tutta la sua vita spirituale sarà segnata da questo atto di rinuncia di sé nella fiducia in Dio di cui ha sperimentato la fecondità. Quest’azione fu davvero libera come lo testimonia l’amore sincero che proverà per il suo sposo: Pierre e Barbe imparano ad amarsi costruendo la loro unione su di un impegno reciproco e non su di una passione spontanea.

Pierre, ventiduenne, offre alla sua sposa una vita confortevole nel loro palazzo nel quartiere di Marais, a Parigi, dove Barbe ha numerosi domestici al suo servizio. È inoltre tanto amata dalla suocera da ingelosirne il marito. Gode di un affetto che non aveva mai conosciuto nella sua famiglia d’origine! Questa giovane e felice sposa conduce una vita brillante nei salotti della capitale dove è soprannominata «la Bella Acarie». Perfetta padrona di casa, condivide i suoi esercizi di pietà con un’amica del collegio, Andrée Levoix, assunta come domestica. La loro comunione spirituale è così profonda che si confessano reciprocamente le proprie colpe. Andrée diverrà poi la prima carmelitana scalza francese; ma prima aiuterà Barbe nell’educazione dei suoi figli.
 

b) Trasmettere la vita

Singolare fu la cura che Madame Acarie si prese dei sei figli che in otto anni darà al suo sposo, in un’epoca in cui i grandi la demandano ai precettori. La sua pedagogia severa è coerente con l’educazione da lei ricevuta; tuttavia, a giudicare dall’amore che le testimoniarono i suoi figli, ciò venne compensato dall’affetto che manifestò loro. Si mostra esigente nei loro confronti specialmente per quanto riguarda l’obbedienza e la rinuncia alla volontà propria, nel dono di sé e nell’attaccamento alla verità. Nella loro educazione, si preoccupa nondimeno del rispetto della loro libertà «così che possano seguire la loro vocazione quale sia lo stato a cui la Provvidenza voglia chiamarli». Libera rispetto a ciò di cui lei stessa ha sofferto, li lascia liberi di scegliere la propria strada.

Nicolas si sposerà con Marie d’Huguenat nel 1606. La coppia genererà una piccola Marie a cui la nonna sarà particolarmente affezionata. Pierre diventerà a Pontoise officiale dell’arcivescovo di Rouen. Jean entrerà nell’ordine eremitico di Grandmont e sarà priore, dal 1610 al 1645, del priorato di Meynel-lez-Mafflier. Ognuna delle sue tre figlie sceglierà il Carmelo, via alla quale la loro educazione quasi monastica le aveva predispose: Maria di Gesù sarà sottopriora al Carmelo d’Amiens quando, nel 1615, la sua madre vi farà la professione. Margherita del Santissimo Sacramento farà la professione al Carmelo di Parigi nel 1607. Ginevra di San Bernardo vi farà la professione nel 1609 e sarà poi sottopriora della seconda fondazione parigina, in via Chapon.
 

c) Scegliere d’amare

Per ora Madame Acarie, che non ha dimenticato il suo desiderio giovanile di essere suor Agostina, si mette al servizio dei poveri e delle prostitute. Ma il seguito della sua vita le offrirà continue occasioni di rinunciare a se stessa mediante l’obbedienza agli eventi: a causa della sconfitta della «Lega Santa»1 nel 1594 il marito sarà esiliato e i loro beni confiscati: Madame Acarie si ritroverà sprofondata brutalmente nella povertà; un incidente a cavallo la renderà inferma; una volta ristabilita nella sua situazione sociale, sarà trascinata in un’inattesa avventura al servizio della riforma della Chiesa; infine, attraverso un’apparizione, sarà chiamata da Teresa d’Avila a diventare carmelitana e per di più in quanto monaca conversa! In tutto ciò, la sua unica ambizione sarà quella di lavorare esclusivamente all’opera di Dio: «essere attenta a Dio, camminare con sempre maggiore semplicità e franchezza, conscia delle proprie imperfezioni, convertirsi a Dio, non diventare buona per se stessa ma fare spazio alla grazia».

Il consenso che Madame Acarie diede alla proposta di matrimonio fu dunque il punto di partenza di un’esistenza caratterizzata dalla espropriazione di se stessa. Questa scelta fu decisiva nell’elaborazione della sua personalità spirituale. Ciò ci interroga in un epoca, la nostra, in cui la liberà è intesa volentieri come affrancamento da ogni limitazione. Si devono invece distinguere tre gradi nell’esercizio della liberà. Il primo consiste nella possibilità di scegliere ciò che ci interessa. Il secondo nella capacità di prendersi delle responsabilità in vista dell’altrui bene e di assumere i doveri dello stato di vita che ne consegue. Si passa allora da una libertà riferita al sé ad una libertà relazionale. La libertà esercitata attraverso le scelte, oppure mediante risposte alle altrui richieste, trasforma la nostra personalità, iscrivendola tuttavia malgrado tutto ancora in una continuità di un divenire di cui manteniamo il controllo. La rottura avviene al terzo grado, in cui mediante la grazia ci spossessiamo di noi stessi e rispondiamo a Dio che prende l’iniziativa. L’esercizio di questa libertà suppone un consenso a dire semplicemente: «eccomi!» abbandonandosi a Dio perché si compia la sua volontà. Esso si persegue mediante la libertà di credere nel suo amore infinito, di sperare la piena comunione con lui e di desiderare di amarlo con tutto il cuore.

La libertà progredisce così sino a prendere il volto di un’obbedienza incondizionata fondata sull’amore di Dio. Rispetto a questa grazia di Dio, ogni altra scelta è relativizzata: la libertà non si esercita più in primo luogo come possibilità di scelta, né come assunzione delle proprie responsabilità ma nel fatto di vivere per Dio quali sia la via o il modo di risposta. È una necessita interiore a cui non si può sottrarsi senza negare se stessi al punto che questa libertà può esercitarsi attraverso i condizionamenti, i limiti e le prove dell’esistenza. Gesù Cristo testimonia di questa libertà sovrana accettando di sottomettersi per amore alle costrizioni più terribili: «Da allora Gesù cominciò a spiegare ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme e soffrire molto da parte degli anziani, dei capi dei sacerdoti e degli scribi, e venire ucciso e risorgere il terzo giorno» (Mt 16,21). Gesù percepì come un’esistenza assoluta il fatto di prendere su di sé totalmente, sino alla fine, le conseguenze della missione ricevuta dal Padre: gli era impossibile sottrarvisi senza rinnegare se stesso in tanto che Figlio. Questa necessità interiore fondata sull’amore gli ha permesso di prendere su di sé con libertà totale le estreme sofferenze della sua Passione.

Pertanto, nel vivere come obbedienza a Dio prima la sottomissione ai suoi genitori, poi al marito, poi agli avvenimenti, poi alla Chiesa, Barbe acquisì una libertà autentica, quella di non appartenere più a se stessa. La più grande libertà è di potersi donare a Dio nell’obbedienza consentendo di buon grado a ciò che non abbiamo scelto così come a ciò che invece abbiamo scelto: «Ora, mio Dio, sono tutta vostra. Per questo ho l’audacia di non chiedervi solamente doni e grazie, ma anche voi stesso …».  
 

1 La «Lega Santa» è un’alleanza militare creata da nobili francesi nel 1576 per lottare contro i protestanti a cui re Enrico III ha da poco accordato la libertà di culto.

2. Parola agli inizi (Mc 1,1-8)

«Inizio del vangelo di Gesù, Cristo, Figlio di Dio. Come sta scritto nel profeta Isaia: Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero: egli preparerà la tua via. Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri, vi fu Giovanni, che battezzava nel deserto e proclamava un battesimo di conversione per il perdono dei peccati. Accorrevano a lui tutta la regione della Giudea e tutti gli abitanti di Gerusalemme. E si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati. Giovanni era vestito di peli di cammello, con una cintura di pelle attorno ai fianchi, e mangiava cavallette e miele selvatico. E proclamava: "Viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali. Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo"».

a) La promessa agli inizi

La libertà autentica nasce da una chiamata di Dio e nell’esigenza interiore che conduce ad obbedire a questa chiamata. Non c’è infatti in noi alcun desiderio più potente di quello di rispondere all’Amore che si svela. Il vangelo di Natale secondo san Luca pone l’origine di questa rivelazione sotto il segno della nascita di un Bambino. Il vangelo di san Marco ci propone un altro inizio, quello del Felice Annuncio di Gesù Cristo, Figlio di Dio. Questo inizio è l’inedita risonanza della Parola di Dio dentro la nostra umanità. È stata preparata da una moltitudine di annunci. Si rinnova ogni volta che ci lasciamo afferrare dalla Parola. L’inizio del Felice Annuncio proviene dalla profondità dei tempi attraverso la voce del profeta Isaia. Da tempi immemorabili, Dio prepara il suo popolo all’accoglienza di suo Figlio mediante una promessa: manderà un messaggero «per preparare la sua via», poiché Dio in persona verrà a liberare il suo popolo. Con questa promessa, Dio offra all’uomo la possibilità di entrare in un’autentica obbedienza: tutta la Giudea e tutti gli abitanti di Gerusalemme vanno da Giovanni!

 

b) L’obbedienza alla Parola

Il messaggero annunciato fa risuonare nel deserto la chiamata a preparare la via al Signore: «Giovanni proclamava un battesimo di conversione per il perdono dei peccati». L’accoglienza della promessa conduce ad un radicale cambio di prospettiva: non si tratta più di seguire le proprie vie, di elaborare le strategie per realizzare la nostra vita secondo le nostre visioni ma di preparare la via del Signore perché sia lui stesso lo nostra guida sulla via della salvezza. Ciò esige in un primo tempo il riconoscimento del nostro peccato, del nostro rifiuto di obbedire alla Legge, di acconsentire ai limiti della nostra condizione creata. Bisogna mostrare la schiena alle voglie del mondo e prendere la direzione del deserto. Infatti, il peccato principale che la Genesi denuncia sin dalle prime pagine è quello della concupiscenza: rifiuto del limite che conduce a non rispettare il proprio corpo o a non rispettare gli altri, violenza che genera la volontà di onnipotenza, dimenticanza del dono di Dio sotto effetto della concupiscenza … Desiderando una libertà che solo Dio può loro dare, tutti abbandonano allora le proprie vie per farsi battezzare nel deserto da Giovanni Battista, la cui vita testimonia il rifiuto di ogni concupiscenza.

 

c) Libertà e battesimo nello Spirito

L’inizio del Felice Annuncio risuono allora in modo nuovo: «Viene dopo di me colui che è più forte di me». Il messaggero annunciato diventa l’annunciatore di colui che «battezzerà in Spirito Santo». Giovanni ci può certo chiamare a preparare la via del Signore, tuttavia egli non è degno di slegare i lacci dei sandali di colui che battezza in Spirito Santo. Non potrebbe fare questo gesto proprio allo schiavo poiché tra il battesimo d'acqua e quello in Spirito Santo c’è tutta la differenze che esiste tra un’azione umana e un’azione divina. Solo il Figlio battezza in Spirito Santo, che è la pienezza di vita e di comunione con Dio. Battezzati noi stessi in questo Spirito, abbiamo ricevuto la grazia di morire al peccato e di vivere in Gesù Cristo (cfr. Rm 6,11). Questa è la fonte della nostra vita in Dio. Preparare la via del Signore significa bere a questa fonte per vivere da figli di Dio. Significa affidare all’azione dello Spirito Santo ricevuto nel battesimo la condotta della nostra vita secondo la volontà del Padre. Rispetto ad una tale vocazione, noi possiamo solo credere, sperare e amare il solo che ci può unire a lui. Ci raggiunge perciò nell’infinita povertà della nostra condizione creata. Sarà la nostra gloria se accetteremo di accogliere in essa la nascita prodigiosa del Figlio: colui che ci battezza in Spirito Santo fa della nostra povertà la sua dimora!

fr. Olivier Rousseau ocd (convento d’Avon)

3. Le tre tracce di riflessione della settimana

  • Accogliere l’irruzione sempre nuova della Parola per lasciarci afferrare dalla grazia di un sempre nuovo inizio.

  • A quale decentramento da me stesso sono chiamato a questo fine, per preparare non i miei sentieri ma la via del Signore?

  • Ricordo il mio battesimo in Spirito per attingervi la libertà di vivere secondo la volontà di Dio.

4. Una parola da pregare

«Che ho da cercare in cielo e sulla terra se non di piacere al mio Dio e consegnarmi interamente a lui?» (I veri esercizi)

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Pregare ogni giorno della settimana - Settimana 2

Lunedì 7 dicembre

Dite agli smarriti di cuore: «Coraggio, non temete!» Is 35, 4

Se troviamo difficoltà in qualche cosa, è perché non amiamo affatto Dio. Non dobbiamo mai stancarci di ringraziarlo!

Meditando le letture di questo giorno e il testo che più mi ha colpito, posso chiedermi: come traggo la forza dalla Parola di Dio?

Martedì 8 dicembre – Immacolata Concezione

Rallegrati, piena di grazia: il Signore è con te. Lc 1,28

Oh gloriosissima Vergine Maria, madre dolcissima di nostro Signore Gesù Cristo, mia buona avvocata, abbiate pietà di me, povero e miserabile peccatore.

La Vergine Maria è con me: mi accompagna, è più forte del peccato … questa certezza resta con me tutto il giorno.

Mercoledì 9 dicembre

Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Mt 11, 28-30

Se cerchiamo solo lui, la nostra consolazione sarà piena. (…) Coraggio, Madre mia, la vita è breve e la ricompensa è eterna (Vita di Madame Acarie, Bernard Sesé, p. 116).

Consegnarsi a Dio dà forza: gli affido le faccende che generano in me preoccupazione, per viverle con Lui.

Giovedì 10 dicembre

Tu, invece, gioirai nel Signore, ti vanterai del Santo d'Israele,  io, Dio d'Israele, non li abbandonerò. Is 41, 13-20

Voi siete la mia piacevole Luce e Gioia unica della mia anima (Vita di Madame Acarie, Bernard Sesé, p. 143).

Per tutta la giornata, apro il mio cuore alla lodo e trasformo i pensieri cattivi in rendimenti di grazie.

Venerdì 11 dicembre

Ti guido per la strada su cui devi andare. Is 48, 17-19

Dio mio, chi siete voi e chi sono io? Voi siete il mio Diletto, siete la vita dell’anima mia, vivificatemi, ve ne supplico (Vita di Madame Acarie, Bernard Sesé, p. 45).

In che cosa la Parola di Dio di oggi mi trasmette vita e mi rende fecondo?

Sabato 12 dicembre

Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri! Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio! (Canto al Vangelo)

Mio Signore, prepara il mio cuore, prepara il mio cuore!

La mia apertura interiore alla venuta di Dio diverrà luce per i miei fratelli?

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