Copy
<<Qui il tuo nome>>, ho una bella notizia per te.
Questa edizione della newsletter torna ai vecchi fasti, perché sotto sotto lo so che non ne puoi più dei miei pipponi sulla cultura rigenerativa e sulle api, la Juve degli insetti.

Oggi quindi parliamo di novità, di supermercati e di food trend.

Ieri pomeriggio ho fatto una veloce spesa all'Esselunga.
Sarà il lockdown, saranno gli e-commerce, saranno le mascherine, i guanti, il provare la febbre all'ingresso, le code, il mio conto in rosso, sarà che come spesa quotidiana prediligo la mia CSA, il mercato contadino e Naturasi, era un pezzo che non entravo in un supermercato.
No, quello non sono io perché se sgarro con la lista della spesa su Keep poi a casa prendo il mio avere
Mi ricordo che quando ero piccolo tutti i venerdì accompagnavo mia nonna a fare la spesa, in autobus, fino a raggiungere la grande scritta Coop (citazione del mio mitico Vasco Brondi, oltre che per citare un altro brand su questa newsletter per non scontentare nessuno).

Mettevamo nella borsa i sacchetti di plastica (vera plastica petrolosissima resistente all'infinito) annodati "a topino", come diceva mia nonna, e via a percorrere le corsie del supermercato con precisione da cecchini, ripetendo ogni settimana lo stesso rituale e la stessa spesa.
Un Buondì dopo l'altro.

Dev'essere lì che mi sono appassionato al mondo dell'alimentare: nel leggere tutte le liste degli ingredienti per mia nonna, i valori nutrizionali, i prezzi e se un prodotto facesse bene o meno contro il "pulistirolo" (aka colesterolo: erano gli anni novanta dopotutto).
Ma esiste ancora?
Tornando a ieri, mi sono perso tra le corsie del nuovo restyling dell'Esselunga di Casalecchio cercando delle birre (ma va?) e oggi ti racconto tre novità che seguono MALE alcuni del food trend di questa decade antropocenica.

PIATTI PRONTI COMODI E VELOCI PER NOI ALIENATI DA TIK TOK

Non sono certo io a dovervi dire quanto i piatti pronti da banco frigo siano diventati già da mo' protagonisti delle corsie dei supermercati, anche di quelli bio purtroppo, e di conseguenza delle nostre pause pranzo in ufficio o - ancora peggio - delle nostre cene in casa davanti ai Soliti Ignoti.
E' la comodità, baby.
(Quando andavo alla Coop con mia nonna nei gloriosi anni novanta, buona grazia che nel banco frigo oltre a yogurt e formaggi ci fosse la pasta fresca).
La cosa che mi ha sempre più fatto ridere e piangere contemporaneamente è il fiorire di salse pronte per aperitivo e contorno: dips come hummus, guacamole, tzatziki.

Parliamo adesso del nostro amico hummus.
L'hummus è da sempre mattatore delle vacanze in campeggio della mia famiglia: facile, indolore e con un ottimo contenuto proteico per dei mostly-vegetarians come noi.

Vasetto de ceci cotti, olio e spezie e via che frullamo (se poi c'è il tahin a disposizione meglio, ma va bene anche senza). Un minuto, hummus pronto. Food cost: il costo di un paio di latte di ceci. Voto diesci.
[Poi se vogliamo fare i puristi è vero che meglio usare i ceci secchi biodinamici raccolti a mano nella notte del plenilunio e ammollati nella rugiada di San Giovanni, ma qui stiamo parlando di praticità].

Ora, posso lontanamente accettare l'hummus da banco frigo per quel brivido di mangiare direttamente dalla vaschetta di plastica un prodotto acidificato per non ucciderci.

Ma.

Ieri ho visto l'hummus surgelato.
Non voglio discutere della qualità del prodotto né del brand in sé: la ricetta mi sembra che segua i dettami dell'accademia della crusca del medioriente e il prodotto non l'ho assaggiato. Quindi taccio.

Ora però dico però: per preparare l'hummus surgelato serve un piatto, una pentola o un forno a microonde e tre minuti circa per scaldare e impiattare tutto. Oltre a garantire la catena del surgelato per tutta la vita del prodotto. E 11,64 € al kg.
No, dico, non ce l'hai una lattina di ceci e un frullatore?
Bello de zia.
ITALIANS DO IT BETTER: FILIERA OH MIA FILIERA.

Credo di averlo già scritto qualche newsletter fa: oggi tutti fanno filiere sostenibili, tracciate (esticazzi!) e etiche. Tutti sul carro!
Ieri, mentre vagavo nella corsia birre, e questo già lo sai, mi ha colpito la sete, la novità, e la sete di novità.
Nastro Azzurro - Mais Nostrano.

Qualquadra non cosa, ha pensato il mio cervello.

Birra? Mais? Qualità certificata?
(ma poi, pensandoci, quanto sono vuote le parole: "qualità certificata". ma che vor di'?)
Ora, tutto molto bello come direbbe Bruno Pizzul.

Va bene la blockchain che ti traccia fino alla singola pannocchia di mais, va bene il mais nostrano che ha origini "antiche" e viene coltivato tra Piemonte, Veneto e Lombardia... ma il mais???
Da anni ormai i birrifici industriali usano spesso il mais come ingrediente nelle classiche pils o lager da 0,99 € per dare limpidezza, croccantezza e rotondità alla birra spendere meno.
Fino a ieri veniva nascosto nell'elenco degli ingredienti, a volte con parole magiche come "gritz di mais" :) Sembra una roba da elfi.

Ma no dai! Spiattellarlo sul fronte etichetta come claim come se fosse una cosa bella?
Roba che se lo fai in Germania ti appendono a testa in giù al palo più alto del Theresienwiese.

Viva il Reinheitsgebot sempre.
Nostrano troppo Nostrano.
ESTENDO LA GAMMA E ESTENDO IL FATTURATO

Forse un giorno scriverò una newsletter raccontando dei miei pensieri contrastanti verso estensione di gamma e estrema focalizzazione.
Le ho vissute e le sto vivendo entrambe nella mia vita professionale, e ciò che penso è: lo so che lo vorresti sapere.

E' qualche anno ormai che la Barilla si sta dando all'estensione di gamma e con Mulino Bianco e il figlio ormai gigante troll Pan di Stelle penso sia chiara l'intenzione di monopolizzare la colazione degli italiani. Anche a prezzo di fare le cose in outsourcing, come con la crema Pan di Stelle prima e questa nuova linea di marmellate Incontri dopo.

Aaaaaah, i tempi in cui mi finivo da solo un pacco di Ritornelli inzuppati nel latte.

Ero curiosissimo di assaggiare queste nuove "spalmabili" di frutta, credo ancora in esclusiva per Esselunga come fu per i Legumotti tempo fa, e quindi mi sono comprato alla modica cifra di 3,59 € (che le posiziona tra le più care dello scaffale) questa Incontri: albicocche, fichi e mandorle.

Non te lo nascondo, volevo capire come hanno usato la frutta secca in una marmellata.

Dopo cena (ieri sera strepitosi burger homemade di riso, borlotti e barbabietola) il food craving arriva e come ben sai non si deve mai assaggiare qualcosa quando la gola vuole prendere il sopravvento.
Ma, e dico ma, la mia faccia è stata...boh.

Il gusto e il sapore dei fichi veramente sottile e impercettibile, quasi un ricordo (e fin qui ci può stare) travolto e sovrastato dalla dolcezza dell'albicocca, ma quell'1% di mandorla? beh, non pervenuta. Una triste - e quando ce vo' ce vo' - granella ormai moscia sotto i denti. Sapore zero.
Che peccato.

Quando le ricerche di marketing rimangono su una presentazione powerpoint.
Per brindare a un incontro?
Ha senso fare un prodotto solo per fare?

Va bene, <<Qui il tuo nome>>, dopo essermi sputtanato eventuali improbabili partnership future con queste mie tre analisi da bar, ti lascio e aspetto sopratutto un tuo commento.

Hai assaggiato qualcuna di queste leccornie? Dai scrivimi!

E come disse il saggio, "non è bello ciò che è bello ma è bello ciò che piace".
E' tutto per oggi, ti saluto e ti abbraccio.

Alla prossima!
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