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Queste settimane, <<Qui il tuo nome>>, sono per me quelle che Nietzsche avrebbe chiamato "il monumento di una crisi".
Umano troppo umano, appunto.
Oppure, in termini più pop, una sliding door sul futuro dove puoi sì incontrare Gwyneth Paltrow ma è più facile scontrarsi con un dissennatore.

Sono uscito dal lockdown, siamo tutti usciti e fuoriusciti dal lockdown e dai, non dirmi che anche tu hai pensato: sì, si stava meglio prima.
Più che ripresa, nei termini di analessi, prendere su e sollevare e sollevarsi, si tratta per me di catalessi.

E così, mi ritrovo qui a pensare che più che la FOMO (Fear of Missing Out) di qualche newsletter fa (te la ricordi?), quello che vivo è la HOMO (Happiness of Missing Out).

Come un novello Thoreau (mio mito indiscusso e inimitabile) ciò che più vorrei fare è andare nei boschi per vivere con saggezza (o quantomeno ricercarla) e succhiare il midollo della stessa esistenza.

Foraging.

Ed è proprio il foraging il leitmotiv di questa estate (ah, lo sapevi che leitmotiv è una parola tedesca? non francese, tedesca!)
Ho detto foraging, non reggaeton. Mannaggia a loro.
Aiutami signore sono messo male
Torniamo a noi.
Cosa ho fatto, cosa sto facendo. Cosa stiamo "facento su questa tera." (citazione per dimostrare quanto siamo boomer).

Le mie ferie ormai sono più o meno finite e volate via dopo due settimane meravigliose in Valle dei Mocheni (nessuno sa dov'è, cosa che mi fa godere nella mia sociopatia, ma merita davvero una vacanza, credimi) tra muschi, vacche e licheni e qualche trekking sull'appennino bolognese dove ho raccolto ginepro per farmi il bathtub gin come ai tempi del proibizionismo. Ora è il tempo di ricominciare.

Ma ricominciare cosa?

L'estate e le vacanze in genere sono sempre state per me un momento per fare il punto zero. Riflessioni, stimoli, programmi.
Mi ricordo quando da ragazzo facevo le alte vie delle Dolomiti con mio padre (agevolo foto più sotto) e nei lunghi sentieri fantasticavo sui programmi autunnali. Cosa farò, dove andrò, chi sarò.

Una sorta di ritiro precampionato.

Oggi, sarà l'età (l'anzianità), la HOMO e l'incertezza sul futuro e più che un ritiro precampionato questa situazione sembra più il ritrovo a Villa Arzilla sul lungomare.
Anni di Ferrero e ferrate!
Poche pippe.

Ritorno in carreggiata e mi auto-ricordo che l'argomento principale di questa newsletter non è la mia noiosa vita personale ma il mondo dell'alimentazione in tutte le sue millemila sfaccettature.
Agosto è tradizionalmente il mese in cui si lavora ai budget per il prossimo anno (a che punto sei? si dico a te!), ragionando su quali trend guideranno l'innovazione e la sedimentazione - o meno - di certi comportamenti di acquisto.

Quest'anno l'impegno per noi, quello di chi vuole fare del bene, dev'essere soltanto uno: mantenere la testa alta e la retta via per evitare che i falsi miti di ripartenza post Covid e di recupero del fatturato perso possano cancellare anni di impegno verso una riduzione del nostro impatto ambientale, alimentare, sociale e climatico.

Dobbiamo ripartire (ma poi dobbiamo chi? e ripartire per dove?) e quindi per un po' accantoniamo i nostri impegni pregressi. Che si traduce in: evviva la plastica monouso, evviva gli incentivi per il diesel, per stavolta dai inquiniamo pure l'importante è fatturare. Ti perdono, è per forza maggiore.

Sticazzi.

Testa alta e tanto amore. Ecco la risposta.
E allora il mio budget per il 2021 lo voglio costruire così, sull'amore:

1- Amore (per la Terra e per l'Uomo)
Valorizziamo i prodotti artigianali e locali. Ci rassicurano e sono un atto di solidarietà e liberazione. E' il nostro barbarico yawp! contro un sistema globalizzato che, inutile che te lo dica, ha dimostrato la sua piena inadeguatezza. Andiamo e riscopriamo le vere filiere, che sono mani e facce e terra e polvere e fatica e non claim.

2 - Amore (dell'Ambiente)
Non è la plastica il problema perché la plastica non è il male. E' l'uso che se ne fa.
La plastica è la Jessica Rabbit del packaging, non è cattiva, è che la disegnano così. Resta però chiaro che il discorso "rifiuti" dobbiamo affrontarlo ADESSO: con i circa 170 milioni di tonnellate di plastica nei nostri mari nel 2020 dobbiamo rapidamente prendere coscienza della necessità di fermare, ripulire, innovare e reinventare le nostre abitudini. E l'economia circolare a obiettivo rifiuto zero è la strada.

3 - Amore (della Vita) 
Non devo certo dirti io quanto il prodotto salutista, naturale, biologico, biodinamico, superfood, curativo di tutti i mali sia in trend.
Succede da una decina d'anni in una interessante dinamica altalenante da studiare prima o poi. Tanti se ne vanno (ciao ciao goji), pochi restano.
Ci siamo cascati tutti. Io per primo. 
La ricerca della buona salute è sempre più collegata a una dieta naturale, dinamica ed estetica, e non siamo noi a dirlo ma è un discorso che parte da Ippocrate. Amen. Cosa cambia allora? Che - finalmente, aggiungo io - taste is the king, e allora: va bene il superfood, ma se non è buono, che superfood è.

(p.s. ti piace "taste is the king"? ci farei una maglietta!)
Se non è buono, che superfood è!
Detto questo detto tutto.

Chiudo e ti presento una nuova rubrica di questa newsletter, che finora è stata molto caotica sia come contenuti che come frequenza.
A GRANDE RICHIESTA e VISTO IL GRANDE SUCCESSO DELLE VERSIONI PRECEDENTI voglio chiudere da oggi ogni mio racconto di vita con uno o più prodotti che mi hanno colpito e che trovo interessanti (nel bene o nel male).

Di che parliamo oggi?

Legumi a colazione. No, non sto parlando dell'irish breakfast con patate, salsicce e fagioli al pomodoro (ciao fegato), anche se...yum. (no, non è vero, potrei morire!)
Ho scoperto da poco il nuovo arrivo nel gruppo del Grancereale (ennesima Range Extension...che ne pensi?).

I Grancereale Legumi e cioccolato.

Non li ho ancora assaggiati perché nei supermercati qui intorno non li ho ancora trovati, ma ho assaggiato nella mia vita diversi biscotti ai legumi (Fior Di Loto, scelgo te! :)) e ti lascio con una domanda.
Gran buona abitudine?
Quando un ingrediente (o una parola magica in questo caso, come "legumi", che vuol dire tutto e niente) diventa hype tutti ci saltano in groppa.
Boh.
Capisco la novità, l'esercizio di stile, la voglia di fare qualcosa di nuovo, rinnovare l'assortimento (così dicono), le mode.
Capisco quanto si possa divertire la ricerca e sviluppo nel provare ingredienti nuovi, strani e non convenzionali per la categoria di riferimento.
Sono (e sono stato) io il primo.
Mi piace. Famolo strano.

Ma tu, che ne pensi?

Che senso ha spolverare un grammo per biscotto di ceci e lenticchie per poter dire: ti ho fatto il biscotto ai legumi, che vuoi di più? "la gente lo chiede" perché i legumi fanno bene! Fanno bene! Sono salutari! Senza olio di palma!

Dimmi che ne pensi.
I legumi fanno bene a pranzo e/o a cena, da freschi o da secchi, in una bella porzione da 50 g.
Mettere i legumi (o le farine di verdure) nei biscotti è un divertente esercizio di stile che in alcuni casi può darti l'illusione di star mangiando legumi (o verdure) senza effettivamente mangiarli. 
Beh, puoi sempre mangiare 50 biscotti.

Esercizi di stile. 
A me viene in mente lui.
Adesso quando aggiungo il sale nell'impasto faccio così anche io
Ecco, è veramente tutto per oggi.

Ti mando un grande abbraccio, scrivimi se sei in ferie, a casa, in smart working, al campo estivo, in colonia. 
Se hai la casa al mare scrivimi ancora più intensamente, ti vengo a trovare.
Qual è il tuo legume preferito? Mandami un messaggio WhatsApp!
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