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Car* <<Qui il tuo nome>>, oggi ti parlo di tre cose interessantissime: di meta-prodotto, di un podcast dove ho parlato di innovazioni per sinestesia e di un progetto artistico sull'artico (arctistico...vabbè, scusa).

Ma prima: l'avresti mai pensato di ricevere già oggi una nuova puntata della newsletter dall'indice di apertura tra i più alti (open rate) tra le newsletter di cibo? Oh, lo dice Mailchimp, mica io. Che figata.

I dati, i dati, quanto mi piacciono i dati.
Se il gusto è il re (taste is the king, questa è mia ma puoi citarmi se vuoi alla prossima riunione di budget novità) i dati sono la regina.
Non c'è innovazione senza dati, o meglio, non c'è vera innovazione senza la capacità di saper leggere tra le righe dei dati.

Siamo noi, piccoli aruspici di excel.
Questo sono io dopo una giornata passata su Excel.
E proprio parlando di dati, voglio mostrarti oggi questo strumento che trovo FONDAMENTALE per noi che amiamo parlare di cibo: il nuovo report Osservatorio Immagino di Nielsen GS1.
Ora, a parte il nome veramente brutto (opinione personale, eh, "Osservatorio Immagino" è brutto quasi quanto "la festa del grazie". cit.), è una ricerca molto molto molto interessante che estrae dati qualitativi dall'enorme mole di dati qualitativi di vendita dei prodotti.
Citando dal loro sito:
"...un modo nuovo di guardare i fenomeni di consumo nel nostro paese, misura quelli emergenti, identifica i segmenti di popolazione che li determinano e fornisce al sistema del largo consumo un patrimonio informativo prezioso per soddisfare sempre meglio i consumatori".
E il tutto, partendo dal tanto piccolo e bistrattato codice a barre.

Povero codice a barre, dilemma dei grafici che cercano sempre di nasconderlo per toglierselo dalle scatole.
Sai, ci ho fatto pure la tesi di laurea sopra.

Torniamo a noi.
Nel nuovo report 2020 (che puoi scaricare qui) la prima cosa che ho cercato avidamente come quando da bambino cercavo le storie di Zio Paperone su Topolino è il meta-prodotto.
Trovo che questo concetto SIA-UNA-FIGATA.

Che significa?
Analizzando i dati di vendita di tutti i millemilioni di prodotti codificati e costruendo una media pesata dei valori nutrizionali, possiamo così immaginare il prodotto che distilla i comportamenti e quindi le scelte nutrizionali di noi consumatori, un prodotto "monstre" che va al di là della singola somma degli articoli, insomma: una specie di divinità dalla testa di burger vegetale e il corpo da prosciutto cotto.
Quanti prodotti ci sono sullo scaffale, caro Ingegner Cane?
Continuiamo:
il meta-prodotto di per sé porta dati interessanti ma vuoti: ciò che è di fondamentale importante e la pietra filosofale di questa newsletter è la variazione dei suoi valori nel tempo.

Così possiamo vedere con che tendenza cambiano i comportamenti di noi italiani, da che aspetti nutrizionali siamo più attirati, e - in un certo senso - come ci alimentiamo.

Utile, no?

Però, prima di vedere i dati (so che muori dalla voglia) ti devo una precisazione: questi dati, per loro natura, sono incompleti per come sono variegati i consumi di noi italiani. Sono infatti dati che tengono conto soltanto dei prodotti a peso fisso (quindi venduti confezionati, per intenderci, e non a peso) e solo nelle catene di grande distribuzione dove Nielsen recupera i dati. Sono quindi sbagliati? Beh, se consideriamo che la maggior parte dei consumi alimentari avviene in gdo direi proprio di no.
Certo, è giusto che tu sappia che mancano dalle statistiche le dieci bottiglie di kombucha allo zenzero che bevi tutti i giorni.
Nel 2020 sappiamo tutti leggere una tabella nutrizionale, no?
Ecco!
Boom! L'anno delle proteine.
O meglio, potremmo ormai dire, il lustro-proteico.
Che palle. Ma ne parliamo dopo.
Per il resto continua la dinamica positiva delle fibre e dei grassi, continuano a calare i carboidrati (e gli zuccheri in particolare e questo è un bene), mentre rimane stabile il valore energetico medio.

Aggiungo io, in realtà calano nella crescita (ma comunque continuano a crescere per fortuna) le fibre, componente che era in grande spolvero negli ultimi anni.

Come possiamo leggere questi dati?
Io che sono un vegetariano romantico sono stato subito portato a pensare che l'aumento di proteine sia dovuto a un aumento delle proteine vegetali, a partire dai piatti pronti e burger vegan anche di dubbie origini fino ai miei amati legumi.

E invece, andando più a fondo nell'analisi dei dati il rapporto evidenzia un aumento delle vendite di formaggi freschi, affettati (a iosa proprio), hamburger e uova, e di alimenti più "tecnici" e "da palestrati" come l'albume in brik, i fiocchi di latte e lo yogurt greco (tante proteine poco zucchero).

Insomma, i salumi continuano a farla da padrone, che siano grassi o magri ciò non importa: si privilegia la praticità e la concentrazione di nutrienti alla qualità nutrizionale e ambientale.

Ma 'ste proteine, servono?
Ovviamente dipende. Todo dipende.
Purtroppo viviamo in un continuo bias-social-network-based dove ci viene ogni giorno comunicato che "fisico asciutto e palestrato" is better e che le proteine aiutino a fare i muscoli.
E così nascono le nuove diete-moda del momento, che sia la iperproteica, quella a zona (ormai vecchiotta, a dire la verità), quella chetogenica.
Purtroppo, e lo dico a me, che faccio fitness da tastiera dalla nascita, non si fanno i muscoli mangiando più proteine e soprattutto non si dimagrisce aumentando il loro consumo. Sarebbe bello, eh?

Anzi, troppe proteine, specie se animali, possono intossicarci e portarci a ridurre il consumo di fibre, che - a parte casi patologici particolari- sono, quelle si, veramente importanti.
Caro carnivoro, ma da dove prendi le fibre?
Rispondi all'amico hipster barbuto e tatuato.
Sono amareggiato (a proposito, l'amaro è un gusto che andrebbe rivalutato da noi della generazione svezzata a biscotti plasmon e Nutella. Che ne pensi?).

Da un lato leggo che nel "new-normal" post pandemia (post???) i trend innovativi saranno sempre più collegati al benessere olistico (dal microbioma intestinale come stimolo per il rinforzo del sistema immunitario) e alla sostenibilità ambientale e sociale, dall'altro ciò che emerge dai dati è che noi consumatori vogliamo sempre più prodotti facili da consumare, densi di nutrienti (fino al paradosso di nutrirsi di beveroni e pappette alla Matrix) e - soprattutto - alla moda.

Finirà la moda delle proteine come è finita la moda del zero-colesterolo (mi ricordo ancora i coni gelato di Valsoia che mangiavo con mia nonna proprio perchè senza "pulistirolo")?
Probabile.
Ci sarà un'altra moda nutrizionalmente e ambientalmente schizofrenica?
Probabile.
Cosa possiamo fare noi (domanda valida per tutti ma specie per chi lavora nelle aziende alimentari)?
Seguire le mode e cercare soldi facili. O fare cultura.
Io scelgo la seconda.

Tu?
Ecco il podcast migliore che ascolterai oggi.
Ma quanto è bella la grafica di Emmaboshi?
Cambiamo discorso. Qualche giorno fa sono stato intervistato dai miei amici Ale Pirani e Emanuele Centola aka Emmaboshi per il loro podcast Vergini.
L'avevo anche espresso come desiderio qualche newsletter fa, ricordi?
Allora è vero che i desideri si avverano! Grazie Bill Gat...ehm, Babbo Natale!

Beh, emozione a parte è venuta fuori davvero una bella oretta di chiacchiere.
Ma...di cosa?

Prendo spunto dalla bellissima descrizione che ha fatto Ale su Spotify:
Abbiamo cominciato dalla pasta madre che qualche dieci e rotti anni fa – way before it was cool – ho cominciato a spacciare anticipando di qualche lustro la lievito-mania che abbiamo conosciuto con il lockdown.

Poi, tra ricette, algoritmi specifici e ingegneristici e combinazioni alchemiche abbiamo chiacchierato indagando la prevedibilità della cucina come grande metafora gnoseologica (si scrive così?) tra Ratatouille, Nutella, formaggi di noci di macadamia, fake meat, inganni cognitivi, aromi rigorosamente artificiali e rinfreschi. E rinforzi.

Per concludere con la domanda principe: esiste tutto ciò che io non riesco ancora a immaginare? (Morgan una volta avrebbe detto "è praticamente ovvio che esistano altre forme di vita" mentre oggi si rifugia in un triste e mem-oso "dov'è Bugo?").

Cosa aspetti? Ascoltalo qui
L'hai sentito? Dimmi che ne pensi.
Lui è il amico Ben. Un pazzo chef dj agricoltore di origine americana che oggi vive alle Svalbard. N1.
Parliamo ora di arte.
Poi tutti a nanna, prometto.

Forse ti ricordi: ormai nove mesi fa di questi tempi stavo per partire per uno dei viaggi più belli della mia vita. Dieci giorni nell'Artico più Artico, sopra il 78esimo parallelo Nord, alle Isole Svalbard.
Sai dove sono? No? Ecco, più su di dove immagini.

Un paesaggio magico fatto di neve e di ghiaccio, dove i -40 gradi ti entrano talmente tanto dentro da farti congelare le lacrime e riscaldare il cuore.
Ecco, quello è il luogo dove vorrei tornare appena finirà tutto questo casino.
Vieni?

Ultimamente rivivo spesso quelle giornate magiche (e fottutamente gelide) tra le foto del mio amico Isacco e le brevi poesie e testi con cui ho dipinto - per sempre - quei giorni nelle pareti del mio cuore.

A proposito, hai letto l'abstract del progetto Coloni? Lo trovi sul mio sito. Cliccando qui.

Beh, il prossimo 30 novembre, guarda caso proprio vicino al Natale - ammicco ammicco -, uscirà il quarto numero della fanzine autoprodotta Arctic Visions, in cui Isacco racconta i paesi artici e le loro meravigliose luci e contraddizioni.
Questo numero: "No man's land" racconta le storie del luogo più inospitale del pianeta, senza storia e senza popoli nativi, dove l’uomo vive nel pieno rispetto dei ritmi della Natura.

Alle Svalbard il ghiaccio diventa lacrime sui volti segnati di novelli esploratori moderni che vi approdano cercando rifugio, cercando casa. La propria casa.
Alle Svalbard vivono oggi centinaia di popoli diversi, uniti dal sogno e dalla fatica di vivere tra i ghiacci. Ognuno qui per un preciso motivo. Perché alle Svalbard non ci nasci, ci approdi. E poi, nasci di nuovo.

Sono fiero di aver curato lo storytelling di questo nuovo numero di Arctic Visions, che - solo tu che leggi questa newsletter e sei arrivato anche oggi alla fine dei miei sproloqui - puoi acquistare in anteprima e con un super sconto.
Evviva!

APPROFITTANE!

Ok, ho finito.
E anche per oggi ce siamo tolti la newsletter dalle scatole!

Scrivimi scrivimi scrivimi e tvb.
Se non esitessero i funghi, riusciresti a immaginarli?
Una cosa importante: ogni tanto controlla le caselle mail segrete e strane, quelle proprio impolverate (tipo “promozioni”). Ogni tanto la mia newsletter finisce lì, poi non la leggi e io lo scopro e ci rimango male.
Facciamo una cosa: aggiungi il mio indirizzo mail riccardo.astolfi@gmail.com alla tua rubrica dei contatti, così freghiamo Google e l'allegra compagnia del 5g.

Qui trovi l'archivio segreto con tutti gli altri episodi. 
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