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Come va <<Qui il tuo nome>>?

Questa è stata una settimana piena di pensieri e riflessioni per me.
Immagino anche per te, vero?

I temi? La mia vita personale, il mio lavoro, la mia comunicazione interpersonale. Tutto insomma, no?
Ho sentito persone dirmi che questo lockdown è stato molto utile (è molto utile, perché mica è finito caro mio) per avere tempo per riflettere e pensare alle cose da migliorare. Non so davvero dirti se per me è stato così.

Io, per pensare, ho bisogno di due condizioni fondamentali necessarie e sufficienti (quando sento necessarie e sufficienti mi vengono sempre in mente le ore di logica all'università, in quei pomeriggi afosi su banchi tarlati e polverosi):
il silenzio e il camminare.

Beh, a me in questa quarantena-dietro-quattro-mura mancano entrambe, quindi forse è meglio pensare il meno possibile, sai mai che mi trasformo in Jack Torrance.
Più o meno eh? 
Quindi, qual è la cosa che più mi manca della vita oltre i 200 m da casa e la prima cosa che farò tra qualche giorno?
Camminare.

(A proposito, se vuoi un libro potentissimo da leggere in questa primavera leggi "Camminare" di Thoreau).

Ho già pianificato con la mia app Komoot (la conosci? la usi? hai qualche consiglio per un camminatore della domenica come me?) un paio di trekking che partendo da casa mi porteranno su e giù per le colline dell'Eremo di Tizzano, tra il verde, i prati e i calanchi.

Chi spero di incontrare? Nessuno.
Solo me stesso.

A te piace andare a camminare in solitaria?
Questa è la vista che si vede dall'Eremo di Tizzano, sopra casa mia. E si, quella è Bologna
In questo numero (quattordicesimo, eh già!) della mia seguitissima newsletter voglio consigliarti due documentari che mi hanno svoltato e affossato contemporaneamente la settimana.

Devi guardarli assolutamente.

Il primo è Unbroken Ground, prodotto da Patagonia (si, si, proprio lei) qualche anno fa.
Patagonia, tvb.

Questo breve documentario racconta alcune storie che sintetizzano l'approccio al cibo di Patagonia e della sua divisione food Patagonia Provisions, che è appunto l'agricoltura regenerativa.

Ti ricorda qualcosa? A me tantissimo: è in toto il mio approccio al lavoro (e alla vita).
Attraverso il nostro lavoro, ma non solo, anche attraverso il nostro atteggiamento, il nostro pensiero e il nostro modo di fare possiamo - anzi, dobbiamo - cambiare paradigma: dal consumare risorse a lavorare per rigenerarle.
E quando dico rigenerare penso al suolo ma anche all'economia e alla cultura.

E, come forse ti ho già scritto mille volte, nel mondo del food c'è un'enorme quantità di disinformazione. Se vuoi nutrire la tua famiglia con cibi sani devi fare molte domande. Queste sono parole mie ma anche di Yvon Chouinard, fondatore di Patagonia.
Ben fatto Yvon, questa volta ti perdono per avermi copiato.

Questo doc ci mostra tantissimi modelli che funzionano, e ogni volta che mostri un modello che funziona DIMOSTRI che si può fare.

Pensa che figata sarebbe mettere tanti sognatori insieme, provenienti da diverse strade e tutti con la stessa direzione in mente: non puoi immaginare che futuro può saltare fuori.

Patagonia lo sta facendo negli US ma davvero vorrei farlo succedere anche in Italia.
Che ne dici? 
Guardalo! Subito! Grazie Patagonia
Ah, dimenticavo.
Una storia bellissima raccontata anche su Unbroken Ground è quella di The Land Institute.
In particolare mi ha colpito tantissimo la ricerca che stanno facendo per trasformare in piante perenni i classici crop annuali di cui noi tutti occidentali ci nutriamo per il 90%: grano, soia, mais.

Cito direttamente Wes Jackson, fondatore del The Land Institute:
"The history of Earth-abuse through agriculture has been horrendous. Essentially, all of nature’s ecosystems are perennial polycultures. Agriculture reversed that. Consequently, soil erosion became a problem. The wilderness has to become a standard against which we judge our agricultural and cultural practices.”

Pensa a una pianta di grano che non devi seminare ogni anno e che non inaridisce e depaupera il terreno, ma una pianta di grano perenne, solare, che nutre e si fonda con l'ecosistema tutto intorno.

Futuro?
My root is bigger than yours.
Il secondo doc che ho visto questa settimana e che ti consiglio altrettanto ASSOLUTISSIMAMENTE è Planet of the Humans di Micheal Moore.
Anzi, scusa, di Jeff Gibbs e prodotto dal mitico Moore che tutti ricordiamo per il suo cappellino da uomo del Michigan.

Questo doc, appena uscito in versione integrale su Youtube (trovi il link sotto) è una bottigliata in testa dopo una rissa da bar per tutti gli ambientalisti da telegiornale e da politica.
E anche io non mi sento molto bene.

100 minuti tondi tondi di indagini sull'effettiva sostenibilità delle risposte così dette green alla crisi energetica che stiamo vivendo da anni ormai e di come ci siano migliaia di collusioni tra movimenti ambientalisti e colossi del oil&coal.

Il solare, l'eolico e le centrali a biomassa sono davvero sostenibili?
SPOILER: No.

Dai su, stai calmo. Anche io ci sono rimasto malissimo.
Guardati il documentario, e come dice Gibbs, come dice Chouinard e come dice Astolfi (chi?), "the path of change comes from awareness."

E' la domanda il nostro chiodo fisso, caro Neo.

Certo è che dopo questa visione qualche dubbio mi è venuto, e qualche altro dubbio è stato confermato. Poi, quale sia la verità o meglio quale sia la miglior strada da percorrere e sopratutto il miglior compromesso, è tutta un'altra storia.
Ecco qui, facile. Devi solo cliccare play. Ma prima siediti.
Ti lascio con le parole di Vandana Shiva, intervistata da Gibbs sui temi delle fonti rinnovabili:
"stiamo parlando della vecchia economia petrolifera che cerca di mantenersi viva ora attraverso un'altra materia prima: il Pianeta verde.
L'unico motivo per cui mais e soia sono stati piantati per il biocarburante in questo paese (gli Usa) è che i sussidi lo rendono redditizio. Penso che la grande crisi del nostro tempo sia che le nostre menti sono state manipolate per dare potere alle illusioni. Siamo passati a misurare la crescita, non in termini di come la vita si arricchisce ma in termini di come la vita viene distrutta".


Amen, Vandana.
Bomba, eh?
Un giovane Riccardo Astolfi (nel lontano 2006) con la sua donna ideale.
Ciao Vandana :)
La fusione di ambientalismo e capitalismo è ora completa.

La fusione di ambientalismo e capitalismo è ora completa?

Dopo questa botta di ottimismo, ti lascio.

Buon Primo Maggio,

Riccardo.
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