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Riccardo Astolfi - newsletter Regenerative Fooding - episodio 28

Questa è la prima newsletter del 2021 e ho un po' di ansia da prestazione perchè l'altro giorno si è iscritta pure mia madre.
<<Qui il tuo nome>>, come stai?
Questa è la prima newsletter che ti mando quest'anno e questa domanda, "come stai?", è davvero importante. Stavolta.

Penso a quante volte, a quante telefonate e a quante riunioni sono cominciate nell'era pre-Covid con un "come stai" e quanto fosse scontata la risposta.

Bene.
Come da bambini, all'uscita da scuola.
Com'è andata?

Bene.

Nel mio piccolo lavoro di divulgazione sui temi di cultura rigenerativa e di alimentazione mi trovo spesso - e sempre di più - mail o dm in inbox di ragazzx neolaureatx alla disperata ricerca di lavoro.

Che ti posso di'? Al massimo te posso cantà una canzone. (cit)

Nell'ultimo mese, almeno dieci.
"Hai qualche consiglio su come trovare lavoro nel food?"
"Hai qualche contatto? Sai se qualcuno cerca?"

Siamo davanti alla più grande crisi del lavoro del secolo.

Poi, ieri, la botta finale.
Mentre facevo la mia rassegna stampa quotidiana che ormai è diventata una dipendenza tra Il Post, canali Telegram vari e newsletter (a proposito, bellissima quella di Nicolas Lozito "Il colore verde", iscriviti subito!) sono capitato davanti a questa copertina del NYT di qualche mese fa.
Giù. Giù. Sempre più giuuuu
First reaction? (non cito il meme della settimana perché anche solo pensare a quel personaggio mi vengono i nervi).

Bellissimo l'approccio al data visualization della stampa americana, pesantissimo il messaggio.
Guarda fin dove scende la barra dei lavori persi.
Mamma mia.

Questa è la situazione, carx <<Qui il tuo nome>>.

Ne usciremo? Certo.
Come? Rimboccandoci le maniche.
Basterà? Non da soli.

Dobbiamo smetterla di farci infinocchiare dall'idea del self-made man&woman alla Bill Gates o alla Jeff Bezos, sono solo Zio Paperoni senza fantasmi dei Natali passati e futuri.
Dobbiamo smetterla di credere ai podcast motivazionali o alle storie Instagram di "io ce l'ho fatta puoi farcela anche tu", di "se lo pensi lo diventi", di "chi lo dice lo è" (ahaha, no questa no, si vede in questo lockdown che ormai parlo più con dei bambini che con degli adulti).

Ma poi, non trovi siano più maturi i bambini di certi adulti?
(demagogia da kids-milf-influncer, touchè).

Come se ne esce?
Tutti insieme. Facendo politica con il nostro pensare e il nostro fare.
Dialogando per un bene comune.
Tutti insieme
Torniamo a noi e entriamo nella seconda parte della newsletter, quella vera.
Parliamo di cibo, parliamo di trend.

Riuniamo i puntini: siamo nel bel mezzo di una pandemia, siamo all'inizio della più grande crisi economica e del lavoro che almeno io, nato nei gloriosi anni dello spreco e degli yuppies, ricordi.

Insomma, Dio è morto, Marx è morto, e nemmeno io mi sento tanto bene.

Tanto che, il primo food trend di cui voglio parlarti in questo 2020+1 e che come sempre noi Europei importiamo dagli US via Brexit è la "mental health".
Prodotti che fanno bene alla salute mentale.

Che poi, forse basterebbe avere una casa, un lavoro, una vita decente?
Maslow, dixit.

Insomma, l'oracolo di Delfi del food ha detto la sua: la pandemia ci ha distrutti e sfiancati, abbiamo bisogno di pensare più alla nostra salute fisica e psicologica, anche grazie a dei prodotti pensati e costruiti ad hoc.

Cosa direbbe il grande Martellone?
Leggi il labiale
Detto questo nei prossimi mesi mi aspetto un fiorire di prodotti e di rituali connessi volti a venderci in piena ottica capitalistica una nuova sensazione di benessere: benessere che non possiamo raggiungere da soli perché "siamo nella mer**a" (francesismo) e che quindi possiamo benissimo comprare.

Facile no?

Come fare?
Crea prodotti che siano rituali.

Sei un'azienda che fa caffè? Vendimi il kit per fare il caffè filtro proprio come quella volta che ero al mercato coperto di Copenhagen davanti a Coffee Collective, ero giovane e spensierato e circondato dal biondo entusiasmo danese.

Agevolo foto. Cinque anni fa: belle speranze dove siete finite?
 
Foto verità
Ancora.
Fai cocktail? Vendimi il kit su come sbronzarmi in casa, con cocktail plasticosi usa e getta, consigli sullo snack e sul bicchiere ideale, magari la playlist da ascoltare e così via. Mettici anche due cioccolatini, di quelli al CBD, sai mai.

Una candela profumata no? Dai, così la metto lì in soggiorno, tra lo stendino e la sedia coi panni da stirare. Che relax. Mi sento già meglio.

C'è altro?

Seconda cosa che tu, brand de noartri, puoi fare per seguire questo trend di mental wellbeing:

Aggiungi ingredienti funzionali, superfood, polverine magiche ai prodotti di tutti i giorni. E così: puff! Tutta l'ansia sparisce!

(Non è così che cominciano le dipendenze?)
 

Qualche idea?
Vai su Google. Cerca la parola chiave "superfood".
Cerca tra i risultati i siti più affidabili, tipo noncelodicono.com e il5gteloiniettitu.org, appuntati i superfood più di moda (di solito sono polverine a metà strada tra il colore e il gusto del terriccio e della calce) e spargili a pioggia nel tuo prodotto.

Magari funziona.

Sono buono, l'ho già fatto per te. Ecco qualche esempio:
Maca, ashwagandha, cbd, mct, reishi e non dico spirulina perché ci sono produttori di spirulina che mi leggono :) (just joking regaz!)

Non scherziamo, forse sto esagerando.

Per questo vogliono dare la parola all'esperta di oggi, Elena - naturopata e consulente nutraceutica. Seguila, è molto brava.
(Tra l'altro l'ho conosciuta grazie a questa newsletter, vedi: fun-zio-na!)
A Elena ho fatto una domanda intelligente e originale: "che ne pensi di tutto sto casino?"

"Mi viene un po' da sorridere quando mi parli di nootropic food come tendenza al vertice dell'attenzione mediatica nel 2021, perché penso: ma serve sempre arrivare al limite, sporgersi dal burrone e vedere il vuoto sotto di noi per far sì che alcuni argomenti ricevano la giusta considerazione?"

Cominciamo bene, insomma. La tocca piano.

Continua:
"Perché l'essere umano non ha tempo e non ha pazienza, e quando apprende una notizia o quando lo si mette davanti ad una situazione da correggere, la via della costanza, della moderazione, dei naturali ritmi circadiani non viene quasi mai considerata e intrapresa. Si vuole tutto e subito, e quindi per il nostro benessere mentale saremmo disposti a cambiare di nuovo stile alimentare, ad introdurre i super food del momento, a ingurgitare capsule con dentro sia piante di cui non conosciamo l' aspetto, l'origine, la storia, sia principi attivi isolati da alimenti, che è più veloce e insapore e inodore deglutire una tavoletta che mettersi in cucina e sporcarsi le mani (o prendere l'abitudine di prepararsi una buona tisana)".

E conclude:
"L'importante è capire che nella vita di tutti i giorni ognuno di noi ha la possibilità di scegliere e portare a tavola piccole quantità di cibi e bevande, che sommate tra loro nel corso delle settimane, dei mesi, degli anni, ci assicurano quella stabilità emotiva e mentale messa in forte discussione in questo ultimo periodo. E dove è necessario, all'inizio di un percorso di presa di consapevolezza o dove ci sono delle reali limitazioni di assorbimento da parte del corpo e dei deficit cronici, integrare con le sostanze più idonee, per una finestra temporale e con delle quantità da definire in maniera estremamente personale. "

[Perdoname Elena por mia taglia e incolla ma era un pippone <3]

Insomma:
la risposta a questo periodo di stress assurdo che stiamo tutti più o meno vivendo è la polverina & la bevanda & il superfood di turno?

Spoiler: no.

Ci serve una vita equilibrata, prodotti vivi e sani, coltivati in maniera etica, sostenibile e rigenerativa.
Così faremo del bene a noi e all'ambiente.

Così, tra una pasta semintegrale di grano antico (piccolo adv) coi ceci dell'azienda biodinamica fuori città e il porridge-super-mega-gran-figl-di-putt-nootripic-healty-power sapremo cosa scegliere.

Perché raggiungere la verità e il benessere non passa dalla pillola rossa di Matrix.

Purtroppo.
Perfortuna.
 
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