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Riccardo Astolfi - newsletter Regenerative Fooding - episodio 30

<<Qui il tuo nome>>, è un mese e mezzo che non ti scrivo.
E ho sentito, in alcuni di voi, la stessa apprensione provata dagli ingegneri della Nasa durante i sette minuti di terrore dell'atterraggio del Perseverance su Marte. Vi voglio bene.
Si, sto bene.
Il mio sentiero è bello in salita in queste settimane, ma guardo in alto e vedo la cima. Ho tantissimi progetti in partenza, altri già partiti, altri stanno deragliando. E' così.
Pure un nuovo libro! (sssssh).

Ma la notizia bomba è che finalmente sto per finire i lavori di ristrutturazione nella mia casa nuova e tra qualche giorno trasloco. Incrocio le dita! Incrociale anche tu per me, che ristrutturare e traslocare durante una pandemia è una grande prova di project management.

Che dici, lo metto sul curriculum? Pandemic project manager.
(p.s. ma anche a te danno fastidio i ruoli aziendali in inglese? A me si).

Detto questo, questa sarà la mia vista da Pasqua in poi.
Si, è a Bologna. Si, è in periferia. Si, quelle in fondo sono le Due Torri <3
Si, puoi venirmi a trovare quando vuoi.
Suona pure con i gomiti. (o bussa coi piedi. si dice così al paese tuo?)

Torniamo a noi.
Questa è un'edizione speciale, un'intervista. Sul Brasile. E non solo.

Partiamo da qui.
Mi ricordo ancora quando qualche mese fa (è qualche mese ma pare a tutti un secolo, lo so) il mio feed di Facebook era pieno di post di solidarietà all'Australia in fiamme o alla situazione disastrosa in cui versa l'Amazzonia dai tempi di Chico Mendes in poi. Forse anche prima.
Non c'erano ancora i virologgggi del webbe sui nostri schermi, grazie a Dio.

Va bene, siamo stati in pausa per un po'. Ma la nostra casa è ancora in fiamme. Hai presente quel meme che gira su Internet da un po'?

Questo:
Sai che c'è? Nulla è cambiato, purtroppo.
Anzi, lo è. In peggio.

L'altro giorno la mia amica Mara alias Camariglia, che su Instagram produce una quantità incredibile di contenuti su sostenibilità, crisi climatica, veganismo e altro (ti prego spiegami come fai!?!?) ha parlato di questo sito: il Global Forest Watch.
Agevolo link

Riassuntino. Come siamo messi? Male.
Gioca un po' coi grafici e le mappe interattive, guardaci anche tu.
Io ci perdo le ore, confesso. Sono un nerd delle mappe.

Perdiamo un sacco di foreste specie nelle aree dove le foreste dovrebbero rimanerci per un sacco di motivi, uno di questi è la loro protezione alla perdita della biodiversità.
Così mi è venuto in mente il Brasile e uno dei miei più cari amici, che - guardacaso - è un brasiliano che vive in Brasile.

Ecco, ho pensato, intervisto Marcelo.
Ma chi è Marcelo?
(se l'hai letto come "ma chi è Tatianaaa" fai parte anche tu della subcultura anni 90 e per questo tvb).

Marcelo è un artista, un grafico, un cuoco, un panettiere. E' anche stata una delle prime persone che ormai dieci anni fa ha creduto in me e fece il logo della Comunità del Cibo della Pasta Madre e soprattutto l'infografica su come fare il pane in casa. Tu c'eri? Ti ricordi? Scrivimi se c'eri così mi scende la lacrimuccia.
La puoi ancora scaricare, qui!

Poi: Marcelo è molto attivo all'interno di Slow Food Brasil e lavora in progetti di sviluppo locale, di reti di produttori agroecologici, comunicazione e gastronomia. Come hobby si appassiona di ricerca storica e culturale degli alimenti, fermentazione, formaggio e frutti nativi del Cerrado.
Insomma, è mio fratello.
Lui è quello bello.


Ecco l'intervista qui sotto, prometto di non interromperla con le mie solite cavolate.
Leggila, davvero ne vale la pena.

3...2...1...via!
Si parte!
Ciao Marcelo. Tu sei la persona giusta per raccontare ai quasi 600 lettori di questa newsletter la situazione in Brasile dal punto di vista agricolo e ambientale.
Le persone che ti leggono sono per la maggior parti professionisti del cibo buono, pulito e giusto in Italia, e sono certo che saranno ben contenti di leggerti.


Ciao Riccardo, mi hai chiesto di raccontarti un po' come siamo messi veramente in Brasile a livello ambientale. Purtroppo, per niente bene. Ma quello lo sapete anche voi, spero, ma magari non fino in fondo. A dire il vero non lo so bene neanche io, perché se da una parte abbiamo accesso ad informazioni e notizie come mai avuto prima, è facile capire che c'è molto di più nascosto al di sotto.

Appena mi hai scritto sono andato alla nostra chat whatsapp di Slow Food Brasile. É un gruppo nazionale, quindi ovviamente si condivide un po’ di tutto, ma per caso le ultime tre notizie erano sulla situazione politica e ambientale in Brasile.

Wow, la mia mail allora cade proprio a fagiolo. Racconta.

Nella prima dicevano che per quanto riguarda il “Front Parlamentare dei Ruralisti” (la rappresentazione dichiarata del settore dell agrobusiness nel governo), questo era il momento “migliore” in Brasile per la liberazione dei pesticidi chimici. Basicamente qua si celebra l'ingresso dei nuovi presidenti della Camera dei Deputati (Arthur Lira) e dei Senatori (Rodrigo Pacheco), da cui si aspetta un voto favorevole per alcuni dei progetti prioritari dell'agenda di Bolsonaro. Ossia, la “regolarizzazione agraria”, l’apertura alla esplorazione minerale in terre indigene e la liberazione di nuovi pesticidi e OGM.

La prima notizia dice già tutto, perché le altre due trattano in particolari alcuni di questi aspetti: Bolsonaro che chiede ad Arthur Lira (il nuovo presidente della Camera) priorità nell'approvazione del progetto di legge sulla estrazione mineraria in terre indigene, la seconda, e il possibile voto sulla incostituzionalità della Legge di Biosicurezza, la terza.

Uhm, che casino. Spiegami meglio: cosa significa regolarizzazione agraria?

Il governo vuole passare la legge che autorizza oltre la estrazione mineraria di gas e di petrolio, la costruzione di  centrali idroelettriche, l'allevamento e la coltivazione di semi ogm in terre occupate storicamente ai popoli indigeni, oltre a “legalizzare” attività come queste già in corso attualmente (come per dire, se non riusciamo a controllare, meglio convivere). Gli indigeni non avranno più il supporto dalla legge per vietare queste attività nel loro territorio. Insieme a queste misure di “regolarizzazione” del possesso della terra, che in parte può portare benefici a famiglie di “senza terra”, (ma che di fatto legalizza il “land grabbing”), vuole promuovere una specie di nuova “colonizzazione” dell’Amazzonia, nonchè la sua privatizzazione. Anche nella ipotesi migliore che questa legge non venga approvata, il governo da segnale chiari della sua condiscendenza verso queste pratiche, stimolando le ancora.

E a livello di Ogm, la situazione è brutta e tesa come immagino?

Nel 2005 il governo ha creato la Legge della Biosicurezza, che cambia quanto previsto nella Costituzione Federale riguardo alla necessità di previa analisi dell’impatto ambientale derivato dall’uso di OGM e pesticidi, condizionando questa approvazione alla Commissione Tecnica Nazionale di Biosicurezza. Questa Commissione può, dal 2005, non solo approvare o meno (nessun meno, in questo caso) l'uso di nuove organismi OGM e sostanze chimiche, ma può anche decidere che per alcuni casi, questa analisi non è necessaria. Quello che abbiamo visto è stato nuovamente la prevalenza degli interessi delle multinazionali e dei latifondisti, con la ampia flessibilizzazione e approvazione di pesticidi e semi OGM in Brasile. Questo processo che contesta la costituzionalità di questa legge è nato insieme alla approvazione della stessa (quindi 15 anni fa) e dovrebbe essere stato votato settimana scorsa ma è stato rimandato.

Siamo i più grande consumatori di pesticidi nel mondo, e sembra che il governo vuole superare se stesso. Recentemente ha chiuso una fabbrica di pesticidi nel Paraná, che è stata sostituita con un nuovo impianto di “assemblage”, che adesso importa direttamente le sostanze chimiche per mescolarli in loco. Importiamo i pesticidi dalla China, Russia, Bielorussia, Marocco e Canada.

Davanti a tutti questo, Marcelo. Come reagisci tu? Come reagite voi come ambientalisti, ecosocialisti, comunità del cibo?

Anche se vediamo una destabilizzazione sistematica di tutti i meccanismi di protezione della sovranità alimentare, della biodiversità, dei popoli indigeni e di stimolo alla agricoltura familiare, alla produzione biologica, etc., credo che non ci sia mai stata una “controcorrente” così forte e diffusa, rappresentata dalle rete di agroecologia, i consigli popolari di sicurezza alimentare e nutrizionale, i CSA. Ma con la velocità che queste misure distruttive vengono prese nel governo, non che con la difficoltà di comunicare e di agire durante l'isolamento e la pandemia, la situazione è molto squilibrata.

Per quanto riguarda gli incendi in Amazzonia, che è l'unica cosa che arriva al grande pubblico in Italia dai giornalai che curano l'informazione di massa, che mi racconti?
Esiste davvero un problema?


Sono sicuro che le notizie sugli incendi in Amazzonia e Pantanal hanno avuto forte reazione in Europa. Infatti sono stati i più grossi della storia. Il governo non solo li ha stimolati (in modo diretto e indiretto) ma ci ha messo molto a fare qualcosa per fermarli. Dopo tante critiche a livello mondiale, ha mandato l'esercito con un ambaradan incredibile di aeronavi, carri, militari che hanno fatto molto clamore ma poca sostanza. Qualche apprensione di alberi tagliate illegalmente. Questo nonostante abbiamo a disposizione un sistema supermoderno di monitoramento satellitare dell'Amazzonia, capace di generare ogni 24 ore un'immagine di altissima risoluzione che ti fa vedere quello che vuoi con o senza nuvole. Avevano una mappa con le principali aree critiche, che corrispondevano a 45% di quello che è stato deforestato e non hanno fatto nulla. Peggio, hanno destrutturato i due principali organi di difesa e regolazione ambientale, adesso sottomesso, appunto, all'esercito.

Ti faccio una domanda molto semplice o molto complessa. Perché succede questo?

La pressione ambientale è molto collegata alla espansione delle monoculture, sia nella Amazzonia che nelle aree del Cerrado (savana). Praticamente, mentre si distrugge la foresta “da sopra” (considerando la mappa del Brasile), si avanza “da sotto” spingendo sempre di più le frontiere della soia, del mais, del cotone, del caffè.

Naturalmente immagino che la deforestazione selvaggia, come lo stimolo alle monoculture e alla perdita della biodiversità, faccia esplodere il numero di rischi urbani a livello idrogeologico. Che succede da te, a Belo Horizonte?

Questo ultimo weekend è piovuto a dirotto qua a Belo Horizonte, e come tutti gli anni, alcuni quartieri periferici vengono allagate dalle acque. Abbiamo coperto tutti i fiumi e cementato tutto e l'acqua cerca una strada per tornare alla terra, ma finisce dentro le case.

Nel frattempo, città “modelli” come Curitiba soffrono da una crisi idrica senza precedente. 36 ore di acqua, 36 ore senza. I serbatoi hanno 27,96% della loro capacità e, ovviamente, manca acqua. Ma questo si sapeva già da molto, anche quando la compagnia di rifornimento è stata privatizzata. Mente la gente è senz’acqua a casa, questa compagnia ha avuto una crescita di 700% del suo profitto negli ultimi anni. La soluzione? Nuove dighe, nuovi costruzioni, nuovi appalti, nuovi impatti ambientali e sociali.
Questo perché è a Curitiba, città “sviluppata”. Ancora 33 milioni di brasiliani non hanno accesso all'acqua potabile a casa o in comunità.

Poi a Rio de Janeiro, la città meravigliosa, si beve acqua marrone e marcia. Il fiume da cui quasi tutta la città si rifornisce è pieno di cianobatteri che producono geosmina (quella che ci fa sentire l'odore di terra dopo la pioggia, ma in questo caso peggio), segnale chiaro della intenso inquinamento da scariche di fogne e effluenti industriali.

Potrei continuare, ma mi viene la depressione. Sarà per questo che non leggo molte notizie ultimamente. Basta guardare un po’ intorno, comunque, per vedere che non siamo sulla buona strada.

Capisco molto bene Marcelo. Capiamo molto bene. Ti ringrazio molto per il quadro che ci hai dato. E soprattutto per il tempo e la precisione nelle notizie. Grazie.
Visto che questa newsletter arriva, come ti dicevo, a tanti italiani, produttori di cibo, consumatori di cibo, coproduttori di cibo. Che ne pensi dell'atteggiamento di noi Europei verso il Brasile e l'Amazzonia in particolare?


Spesso mi viene in mente di tornare a vivere in Italia. I cittadini Europei hanno, in parte, il potere (oltre alla responsabilità) di contrastare questo sviluppo incontrollato di alcune attività legate alla deforestazione, l'inquinamento dell'acqua e della terra, al land grabbing, e così via in Brasile. Basta poco: smettere di comprare il caffè inquinato da pesticidi, la carne allevata con gli OGM, i mangimi fatti con gli ogm, il cuoio e la pelle di animali alimentati con ogm, la soia ogm, la cellulose proveniente dalle foreste di eucalipto, i minerali grezzi e semilavorati, nonché gli animali silvestri e così via.

Poi potete anche pregare per noi, nel senso “ecumenico” della parola, perché gran parte dei problemi decisamente sono “interni”.

Siamo alla fine: prometto.
Pensiamo al futuro, pensiamo a progetti, pensiamo a fare qualcosa. Insieme.
Per migliorare questa situazione.
Tu che faresti?


La prima cosa che mi viene in mente è che se avessi i soldi prenderei della terra per proteggere la natura e riforestare aree degradate con specie native. Prendere della terra che adesso costa poco, ma per salvare e reintrodurre specie che hanno un potenziale non ancora molto esplorato. Un investimento non molto redditizio a breve termine, ma che potrebbe tornare utile in un futuro non troppo lontano. Ci sono aziende che stanno sviluppando sistemi di produzioni agroecologiche in larga scala, con molto successo (misto di allevamento, con produzione di ortaggi, frutta, legno,etc). Io farei quello. Per dire, Il mio ex-cognato lavora per una azienda globale che gestisce i fondi delle pensioni dei tedeschi, austriaci, etc. Cosa fanno? Vengono qua e acquistano terreni vari per investire. Se conviene la soia si pianta la soia e così via. Creano una miriadi di piccole aziende, così ognuna acquista un terreno attaccato all'altro per non risultare una cosa sola. Dall'Europa, i pensionati fanno molta pressione perché questi investimenti siano etici ed ecologici, e la azienda non fa molta fatica a fare risultare tutto a posto. Pensa se dei soldi così fossero investiti nelle cose giuste.

Qui in Europa, e nel mondo del biologico in particolare, ogni volta che penso al Brasile mi vengono in mente i superfood. E poco altro. E' intelligente secondo te importare dal Sudamerica queste polveri poco magiche? Ha senso?

Ho sempre pensato cosa si potrebbe portare in Italia per creare un "business", quale prodotto. Oggi so che si esporta l'açai (soprattutto in Portogallo, sembra), che è un prodotto fantastico. Però, questo boom della frutta (in Brasile e nel mondo) ha creato molto impatto in loco (Nord Brasile), dove il frutto proviene basicamente dalla raccolta selvatica (non piantagioni) e fa parte dell'alimentazione popolare. Adesso costa caro e si inizia a piantare in monocoltura con irrigazione.

Ci sono gli oli vegetali (si mangia l'olio di cocco in Italia?), ma avete l'oliva. Forse come superfood, come l'olio di pequi (Caryocar brasiliense), buriti (Mauritia flexuosa), ma in quel caso immagino sarebbe considerato come integratore.

E poi il caffè. Questo, come dicevo, sarebbe un grande modo di cambiare le cose. Non so se l'italiano ha molta voglia di cambiare abitudine quando si parla di caffè. Ho capito che anche la Nestlé adesso smetterà di comprare caffè con glifosato. Sicuramente il caffè "etico" è un mercato in espansione, quello del caffè bio e sostenibile. Anche qui, si parla di riportare le piante nel loro habitat naturale, cioè, sotto un estratto più alto di alberi, ombreggiato. Vuol dire che non ci vai con le macchine a raccogliere i chicchi e magari raccoglie meno. Ma la qualità è molto superiore, le piante sono più resistenti e negli strati sopra e sotto il caffè puoi piantare altri alberi da frutta o per i legno. Ma poi porti un caffè con acidità e sentori di frutta ad un italiano e quello ti sputa in faccia.
(Riccardo: lo so, l'ho appena sperimentato a mie spese.)

Guardavo quali sono le principali esportazione del Brasile per l'Italia: cellulosa, caffè, cuoio, carne: anche investire in allevamenti "sostenibile" non sarebbe male.

Ultima cosa. In questa newsletter parlo spesso di trend. Perché poi chi li legge mi segue e mi copia e poi mi ama per sempre. Suggeriscimi qualche trend del futuro tu che hai una visione laterale rispetto alla mia da euro-bolognese.

Per me il nuovo trend (sembra vecchio ma non) sarà quello di concentrare energia sui prodotti che possono veramente movimentare economie locali in modo diretto. Cioè, non è difficile controllare a chi vanno i soldi che ci hai messo per pagare il prodotto, a livello tecnico almeno.

Bisognerebbe puntare sui prodotti che fanno coincidere economia locale sostenibile e conservazione della biodiversità, senza demagogia e con trasparenza.

Vuol dire capire quanto è stato speso per "creare" un prodotto e farlo arrivare a te. Quindi, capire come fanno veramente certe cose ad arrivare a te. E anche se stai bene con le nocciole di Saluzzo, sai che se compri la noce di sapukaya (o anche il biscotto bio capriolo grigio alla noce di sapukaya) aiuti che siano ancora alberi di sapukaya, che è una cosa buona. È diverso da comprare il caffè o lo zucchero, biodinamico che sia. Non sono prodotti nativi e è stato creato per loro un "habitat" che non c'era.

Alla fine, voglio dire, anche se in modo precario e non del tutto perfetto, se tu (consumatore) investi i tuoi soldi per comprare un frutto della foresta o della savana (che sia la polpa, la noce, l'olio, la tisana, l'integratore naturale, il superfood, la maglietta disegnata con il superfood, ecc) piuttosto che la soia, la carne allevata con la soia (ma anche il shampoo o il dentifricio dell'azienda che fa prodotti con la soia), fai veramente un bene.

Certo, mi chiedi, ma chi li vuole i prodotti della foresta? Magari tanti, se lo sapessero. Ma innanzitutto vogliamo la foresta. Animali compresi. Questo è il prodotto.

Vecchia storia, alla fine. Quale "ruota" vuoi far girare con la tua spinta?
Allora, questa è la Sapukaya.
Ma poi, cos'è il il biscotto bio capriolo grigio alla noce di sapukaya?
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