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<<Qui il tuo nome>>, premetto:
questa newsletter è di una pesantezza infinita. Inoltre te la sto scrivendo di notte, dopo una giornata passata tra lo smartworking e i negozi di arredo bagno. Sono stanchissimo.
Ti lascio con questo disclaimer perchè ti voglio bene.
Voglimene anche tu.

Adesso cominciamo.

Dall'ultima volta che ti ho scritto sono successe talmente tante cose che sento che mi scoppia la testa.
La cosa più bella è che ci siamo finalmente tolti l'amico Donald dalle scatole (o almeno manca davvero poco): ho seguito le elezioni americane saltellando dal liveblog del Post alla pagina Instagram di Francesco Costa, ed è stato emozionante come una di quelle serie tv che non guardo.
Come adoro i meme.
Come adoro i meme su Trump.
Un'altra cosa che è successa e che è passata davvero molto in sordina è stata l'approvazione della nuova PAC da parte del Consiglio Europeo.
Ora, dal momento che il 90% dei quasi 500 iscritti a questa newsletter si occupa di food (a proposito, grazie! 500! che figoooo, vvb), ho pensato che dire due robe su questa PAC (o CAP, all'inglese) sarebbe stato interessante.
E' di questo che ti voglio parlare oggi.

Così avrai un argomento in più per fare colpo sul tuo capo! O sull* collega carin* in fondo all'open space...ehm, su Zoom. (è vero, siamo quasi tutti in smartworking. anche tu?)

Ma questa PAC? Si mangia?
Beh, ha a che fare con qualcosa che si mangia quindi è bene aprire le orecchie.

Dicesi PAC la politica agricola comune europea: insomma, quanti, quando e come vengono spesi parecchi soldi del budget della nostra cara vecchia signora Europa. (ben il 39% del totale in sussidi).

La cosa triste è che questa nuova PAC (che, premetto, non è ancora stata ancora approvata dal Parlamento Europeo, occasione in più quindi per approfondire e dire la propria) non è proprio il massimo.
La mia amica Greta ha detto: “Così si alimenta la distruzione ecologica!”
Ciao Donald, insegna agli angeli a twittare.
In sintesi sintesi sintesi, perchè ti sento che stai già sbadigliando, la nuova PAC è super criticata dai miei amici fricchettoni perché, in netta contraddizione rispetto al Green New Deal di cui l'Europa si vanta (affiancandosi al Green New Deal americano della nostra AOC <3), continua a sostenere la grande industria agricola, soprattutto l'industria della carne (tra i settori più impattanti in termini di emissioni di C02e) e non ponendo la giusta attenzione alla riduzione delle emissioni dell'intero settore agricolo.
O meglio, costruendo un processo talmente macchinoso di Eco-schemes da rendere tutto così complesso da diventare inutilizzabile. Suggerisco questa lettura prima di andare a letto.

Manca un programma vero e realistico per la riduzione delle emissioni del settore agricolo e proprio per questo è vista come una "paraculata" per favorire la grande industria agroalimentare a discapito dei piccoli agricoltori custodi della biodiversità.

Se non riduciamo le emissioni del settore agricolo, non raggiungeremo mai gli obiettivi del Green New Deal...e insomma, so' ca%%i.

Solito risultato del lobbismo.
Che ne pensi? Bello il capitalismo, si si.
Avanti popolo.
Momento momento momento.

Un'ultima cosa. Grazie al mio amico Giovanni di Crowdforest sono planato su questo articolo di Nature, che ci dà una visione laterale molto interessante.
Leggilo.

Bum!
Nature infatti critica la PAC non perché incompatibile con il Green New Deal e mortificatrice di tutti i custodi della biodiversità e del carbon storage, ma l'esatto opposto:
l'articolo ci dice quanto sia ipocrita la vecchia Europa nel dire "siamo fighi! siamo di esempio nel mondo!" quando poi già oggi i danni maggiori derivano dalle importazioni e non da ciò che viene coltivato nei nostri confini.

Infatti l'Europa importa un sacco di cibo da tutto il mondo (seconda solo alla Cina): la vera attenzione sugli impatti della propria attività agricola andrebbero portati anche sulle filiere dei prodotti di importazione.
Ti torna? Frutta secca, frutta tropicale, caffè, zucchero, soia, mais, eccetera eccetera eccetera.
Quanti prodotti di importazioni consumi tutti i giorni? Quanti ne acquisti?

Insomma, facile fare i fighi con le emissioni degli altri!

Nello stesso tempo spingere sul bio è sacrosanto e bello (leggi Green New Deal, Farm to Fork, e blablabla), ma andrebbe anche posta maggiore attenzione a come vengono realmente prodotte le materie prime bio che importiamo, soprattutto per ciò che riguarda le esternalità (emissioni di carbonio, etica del lavoro, impatto della logistica, eccetera)

E ancora: piantare alberi in Europa e poi essere responsabili della deforestazione in Amazzonia è un po' una presa per i fondelli.
Negli ultimi anni le foreste Europee sono aumentate di 13 milioni di ettari, mentre per causa nostra sono stati deforestati 11 milioni di ettari di foresta pluviale. Quest'ultima immensamente più preziosa dei nostri boschi per biodiversità e ruolo nel clima globale.

Per concludere, dobbiamo ricordarci che la Terra è una sola, e le politiche agricole non possono basarsi soltanto sull'avere il prato più green del vicino, ma investire in cultura, comunità (dentro e fuori i confini), scienza e tecnologia (tanto bistrattata sopratutto da chi fa bio), investire sulla ricerca e sulle nuove generazioni.

Ah, e diminuire i consumi di carne.
Ce la faremo. Ce la faremo?
Insomma, niente è mai così facile, niente è mai o bianco o nero. 

Ok, lo so, riprensentarmi con una newsletter così dopo un mese di silenzio non è il massimo, prometto che le prossime saranno più brevi, belle e simpatiche e con foto di gattini.

Tra l'altro qualche giorno fa ho registrato una puntata di un podcast molto bello (te ne parlo appena esce) e scritto il testo di una bellissima fanzine di fotografia ambientale.
Ah, e poi mi è venuta un'idea per scambiarci i doni di Natale.
Te ne parlo la prossima volta.

Insomma, dai, la prossima letterina sarà più leggera.

Ciaooooo!
 
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