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Sembra ieri che andavamo in giro in ciabatte mentre oggi è già ora di cuffia.

Ci sono due domande, <<Qui il tuo nome>>, che martoriano i miei viaggi in autostrada.
La prima: ma hai visto quante belle newsletter sono uscite ultimamente? Nascono come funghi.
E' stagione, dopotutto.

Ricordo ancora che fino a qualche anno o forse mese fa scrivere newsletter o anche solo mandare mail era da sfigati ancora legati a una sub-cultura a 56,6k, e adesso, invece, guarda qua.
Escono dalle fottute pareti.

Tu ne ricevi molte? Consigliamene qualcuna. Dai.

Se vuoi, comincio io.
Questo sono io che rifletto sul futuro
Te ne consiglio tre che leggo sempre sempre sempre:

la prima è Da Costa a Costa, dell'ormai mitologico Francesco Costa che ci immerge ogni settimana nella vera America, quella davvero incomprensibile a noi europei. Imperdibile, specie a meno di un mese dalle elezioni.

La seconda è Minimarketing dell'altrettanto mitologico quasi divino Gianluca Diegoli, nostro caronte nello Stige del marketing più oscuro, pronto a accompagnarci ogni settimana nel guado dei nuovi e vecchi trend della comunicazione.

E poi, immancabile, meravigliosa, divertentissima, amorevole (ok, ok, non è perchè voglio essere invitato nel tuo podcast "Vergini" :)) newsletter di Emanuele Centola, aka Emmaboshi, aka il miglior "progettista grafico" che conosca. Una newsletter che mentre la leggi pensi "ma a me di sta roba che mi frega? e poi ti ritrovi a cliccare sul link consigliato". Ah, progettista grafico sono parole di Google, non mie.

Veniamo alla seconda domanda.
Questo è il libro su cui sto sbattendo la testa ultimamente
E' possibile far combaciare un'economia di massa, una produzione mass market da supermercato sottocasa e spesa di tutti i giorni con un'agricoltura etica, sostenibile, selvaggia e rigenerativa?

Più ci scavo più queste due anime sono antitetiche, duali, contrastanti.

Per avere un prezzo basso e competitivo è necessario scendere a compromessi etici e ambientali?
Pratiche agricole rigenerative, con un impatto positivo su clima, biodiversità, cultura e società sono e saranno sempre solo relegate a un ruolo di regale nicchia per pochi radical chic come me, abituati a pagare un cavolfiore 3,50 € al kg?
*prezzo del listino Campiaperti, contro 0,98 €/kg del sito Esselunga.

Siamo quindi obbligati a dover scegliere tra un prodotto economico ma dall'etica quantomeno dubbia (te le ricordi le angurie di Eurospin?) e un prodotto più caro con una parvenza di maggior "sostenibilità" a volte tutta da dimostrare (qual è il vero costo del bio da gdo, per esempio)?
La soluzione è sempre quella di rubare dall'orto del vicino. Che è sempre più verde.
Parliamone.

La prima cosa che mi viene in mente è che il prezzo che troviamo esposto è un prezzo "di mercato" che raramente tiene conto per bene dei costi diretti e indiretti di produzione, figuriamoci dei costi correlati e ambientali.

Per questo, ti segnalo questa notizia di qualche settimana fa, che davvero mi ha colpito.

Penny Market a Berlino, in un suo punto vendita pilota, ha pubblicato per sedici prodotti ad alte rotazioni di vendita un doppio prezzo. No, non si tratta del prezzo intero e del prezzo scontato, o del prezzo per tutti e di quelli per i soci.
Due prezzi: il prezzo "attuale" (quello da scontrino, insomma) e il prezzo complessivo che tiene conto di tutti i costi ambientali legati alla produzione del prodotto.
Un prezzo che tiene in considerazione quindi inquinamento, immissione di Co2e nell'atmosfera, consumo di risorse non rinnovabili, consumo del territorio, perdita di biodiversità eccetera eccetera.

Facile da immaginare: il prezzo della carne triplicherebbe (da 2,79 € per mezzo chilo di macinato a 7,62 €), quello dei latticini raddoppierebbe, l'ortofrutta crescerebbe "solo" di un 10-20% a seconda del prodotto.

Gli incrementi dei prodotti bio sarebbero più ridotti rispetto ai cugini convenzionali (ma poi, convenzionali in che senso? pensandoci, che brutta parola è?!?!) ma meno di quanto ci si aspetterebbe, o almeno meno di quanto io mi aspetterei.

Al link tutti i dettagli.
Wahre Kosten costa molto!
Mi chiedo:
se fossimo quantomeno consapevoli del presunto costo reale di un prodotto faremmo scelte diverse?
Se leggessimo, proprio lì davanti al banco frigo, di fretta, che i 100 g di prosciutto cotto in vaschetta con cui cena una troppo grande fascia di noi italiani costassero tre volte tanto, lo compreremmo ugualmente?

O non ce ne fregherebbe nulla?
Dimmi la tua.

La seconda cosa che mi viene in mente, che poi è strettamente legata alla prima, è che - COME SEMPRE - è tutta una questione di cultura.

Cultura e consapevolezza alimentare.
Mangiare meno, mangiare meglio.


Io impazzisco quando i miei amici mi dicono: "non posso permettermi di comprare biologico o al mercato contadino, lì costa troppo". E poi magari spendono per una vaschetta di salumi (oggi ce l'ho coi salumi se non s'era capito) quanto potrebbero spendere per tre lattine di fagioli in scatola bio. O un paio di bei cavolfiori al mercato raccolti la mattina stessa. 

Questione di scelte. E per scegliere bene, bisogna studiare.

Sei d'accordo?

Ok, basta.
Ti sto scrivendo nella notte tra martedì e mercoledì: questa newsletter ti arriverà mercoledì mattina insieme a tante altre newsletter, forse, più qualche decina di mail a cui devi rispondere subito.

Quindi ti lascio, con l'idea di newsletter più brevi ma più frequenti, come ai vecchi tempi. Chissà.

Stammi benissimo,
Riccardo
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