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Ciao <<Qui il tuo nome>>,
lo sai che questa newsletter è 100% naturale?

Per scriverla non ho usato nessun additivo chimico e la scrittura rispetta la composizione originaria che è nata nella mia mente mentre stamattina, passeggiando, ho pensato a te.

Qualche giorno fa ho saltato la serata Breaking Bad (sto recuperando la serie con quanti anni di ritardo?) e mi sono visto Super Size me 2.

Super Size me 2: Holy Chicken! Non sapevo nemmeno che fosse uscito un seguito al CA-PO-LA-VO-RO che nel 2004 ha contribuito alla mia svolta alimentare radical freak. Sai, ero appena dimagrito 30epassa kg e ero diventato il mujaheddin del mercatino bio e del buono, pulito e giusto.

Ciao, ti aspetto all'angolo della strada con Naomi Klein sotto braccio.
Ciao Tolstoj, meglio "NO LOGO"
Tornando a Super Size Me 2, che ti consiglio di vedere subito (è su Prime Video e forse anche da qualche altra parte, se cerchi bene), c'è una riflessione che voglio condividere con te.

Sai, il 91% di voi 400-e-sblisga amici che ricevete questa newsletter lavora nel mondo del food in tutte le sue innumerevoli sfaccettature: come ricerca e sviluppo, ufficio acquisti, ufficio qualità, imprenditori, consulenti, giornalisti e combinazioni di queste.
Tutti noi ci siamo trovati a discutere di claim da mettere sul packaging del prodotto, e tutti noi - come consumatori - ci troviamo tutti i giorni a districarci tra le mille storie che ci raccontano i colleghi del marketing.

Una storia te la voglio raccontare io.
E' la mia.

Agli inizi della mia venerata carriera nel mondo del bio, pensavo che more was better. Più claim ci sono, meglio è.
Claim nutrizionali, claim funzionali, claim "senza qualcosa", claim "con qualcosa".

A proposito, lo sai che il 93% dei consumatori non sa la differenza tra "fonte di proteine" e "ricco di proteine"? (fonte, mia ricerca personale di qualche tempo fa).
E tu, la sai la differenza?

E poi, questa differenza, importa davvero a qualcuno?

In tempi non sospetti, quindi, ero riuscito a partorire prodotti come i Granomela (I love you, Granomela, piccolo coccoloso incompreso pezzo di segatura :)), che nella sua prima versione sul fronte pack aveva, in ordine sparso: senza zuccheri aggiunti, alto contenuto di fibre, senza olio di palma, vegani, biologici e Linea Benessere.

Esticazzi, diranno i miei piccoli lettori.
Da oggi in tutti i negozi bio (e da Leroy Merlin). P.s. scherzooooo
Poi, con l'esperienza e nel tempo affacciandomi anche al mondo del "convenzionale" main stream italiano ma non solo, ho visto da un lato ridurre il numero di claim (ma non sempre) e dall'altro aumentare le subdole storie che toccano il nostro cervello rettile e seducono quello limbico facendoci immaginare scenari bucolici che salvano un mondo pieno di ragazze in bikini.

E quindi, con il mantra del Palmiro Cangini del marketing: "non servono fatti, ma storie", è giunta l'era del 100% naturale.
Ma che vor di'?

L’utilizzo del termine naturale dovrebbe essere riferito esclusivamente a prodotti alimentari che non hanno subito una trasformazione radicale della composizione originaria e che non contengono additivi chimici. (cit.)

E' interpretabilissimo alla bisogna.
Quindi? quasi tutti.

Morgan Spurlock in Super Size Me 2: Holy Chicken lo spiega benissimo.

I suoi polli sono "normali" (se si può così definire quello scempio di allevamento intensivo) e come-tutti-gli-altri e infatti come tutti possono vantarsi di claim coreografici come 100% naturali, allevati senza gabbie, senza ormoni, liberi e serviti nel suo fast food "farm to table"!

E in inglese 'ste cose suonano ancora più fighe:
100% natural, cage-free, free range & farm to table.

Saremmo già lì a fare la fila per un hamburger gourmet da 20 euro a coperto, confessa.
Leggilo tutto, è divertentissimo. E purtroppo molto vero.
E invece, it's still junk food.

Seguendo questa regola tutti i prodotti possono diventare simpaticamente salvatori del mondo con il loro "Health Halo".

<<Qui il tuo nome>>, pensi che sia giusto? Che sia una cosa bella? Non ti senti almeno un po' in colpa?

Io quando vedo le parole artigianale, semplice, naturale su un pack o su un menu di un ristorante, se voglio rovinarmi la merenda inizio a rifletterci un po' su e a chiedermi cosa possono significare in realtà e in quel caso specifico.
Dopo qualche istante il castello va tutto in frantumi e fa ridere (o piangere, a seconda).

E dire che sarebbe tutto così facile.

Un consumatore interessato e coinvolto che approfitta del fatto che si può imparare tutto, al giorno d'oggi. Per sapere gli ingredienti, basta Google.

Facile. Ma per chi?

Io sogno un mondo di cultura e verità, dove le storie (che servono e fanno bene) sono favole a fin di bene, favole per imparare, per migliorare, per crescere e rigenerare il nostro mondo.
E tu, la compreresti questa crema 100% naturale? (claim potenzialmente tutti usabili, più o meno)
Che ne pensi?

Quali sono i prossimi claim che metterai sul tuo prodotto?
Raccontami, dai.
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