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<<Qui il tuo nome>>, devi sapere una cosa.
Per questa newsletter di oggi ho l'ansia a palla.

Dalla scorsa settimana ho tantissimi iscritti in più, sopratutto grazie ai meravigliosi endorsement di Giulia, Myriam e Nicole (a proposito, seguitele e non ve ne pentirete!) e ci tengo tanto a fare una bella impressione.

Mi sono perfino tolto la solita felpina verde e cercato - invano - di pettinarmi mentre sono qua che ti scrivo.

Quindi, bando alle ciance!
Facciamo un gioco. Beh, non proprio così.
Facciamo un gioco.
Si, si, adesso. Anche se sei sul letto, in pigiama, in bagno o nel pieno dell'ennesima call organizzata dal collega in astinenza da contatto fisico.

Incrocia le braccia.
Nota quale polso è sopra. Ricordatelo. E adesso abbassa le braccia.

Ora, incrociale di nuovo.
Guarda quale polso è sopra.

Abbiamo finito.
Facile, eh?
Adesso vediamo: avevi lo stesso polso sopra entrambe le volte?
Si? Benvenuto nel club. Siamo in tantissimi. Nella mia vita ho incontrato una sola persona che ha invertito i polsi in questo piccolo esercizio.

Che significa tutto questo?
Niente di che. O tantissimo. Dipende.
Significa che l'essere umano è fatto cosi, progettato per consumare meno energia fisica e mentale possibile. Troviamo l'abitudine più facile e zac!, vai con l'automatismo.

Adesso, un ultimo sforzo.
Prova a incrociare le braccia invertendo il polso che sta sopra.
Uhm, un casino, no?
Immaginaci la colonna sonora di Benny Hill sotto.
Ecco, questo è quando proviamo a cambiare modalità, approccio, paradigma. Nuovi riti, nuovi processi.
Questo è il casino quando ci dicono di stare in casa in pieno lockdown e stravolgere le nostre abitudini, questo è tutte le volte che ci hanno detto di ridurre gli spostamenti inutili in macchina e in aereo, ridurre il consumo di proteine animali, lo shopping compulsivo e il fast fashion.
Cambiare direzione rispetto alla crescita sconsiderata che, si, ce l'hanno raccontata tante volte ma no, non esiste.

Adesso arriva la buona notizia. Anzi, tre.
Incrociando le braccia al contrario abbiamo fatto tre esperienze generative:
ci siamo accorti che - per prima cosa - è possibile, che bisogna pensarci un po' e mettere in conto qualche errore le prime volte e infine che all'inizio puoi sentirti un po' pirla ma poi è tutta discesa.
La meravigliosa sensazione quando pensi che: SI PUO' FAREEEE!
Cambiare punto di vista è necessario.
È necessario per il futuro che ci aspetta e tutto sommato questi mesi a casa possono essere un bene.
Travolti da un virus che pensavamo di poter dominare, ecco arriva lo sfaldamento dell'antropocentrismo.

Non siamo al centro dell'universo, non siamo "ego", siamo nelle favelas di un mondo in fiamme, insieme a tutte le specie viventi e non viventi.
Un nuovo brodo primordiale.
Questa pandemia riguarda tutti e condividere la vita e la morte tutti insieme forse ci farà capire che dobbiamo incrociare le braccia nell'altro verso.

Cambiare direzione.
Quante volte l'hai fatto? Quante volte hai pensato di farlo?
Ma quanto sono brutte le sigle dei tg?
Ora tre cose carine e divertenti per alleggerire il solito pippozzo di cui sopra.

Chi è senza lievito madre scagli la prima pizza.
Sei anni fa circa ho pubblicato il mio libro Pasta Madre. Mamma mia, hai presente quando ti sembra ieri ma ti sembra passato un secolo nello stesso tempo? Ecco.
Per festeggiare e aderendo all'iniziativa del mio editore #ricetteperrestareacasa abbiamo pubblicato la ricetta dei Parmigianini, CHESONOUNADELLECOSEPIUBUONEALMONDO.
La ricetta la trovi qui, in regalo.
Ah, ho dovuto anche vergognarmi nel registrare questo video a metà tra il videomessaggio di un ostaggio e un barbarico yawp in questi giorni di impastaquarantena.
Aiutami che sono messo male (cit. per i bolognesi)
Seconda notizia.
Mangeremo le meduse.
Faccio una premessa: in questo periodo mi sto divertendo a leggere i food trend previsti per i prossimi anni a venire. In realtà lo faccio sempre, non solo adesso. È tipo l'oroscopo, per me.

E ogni anno, eccoli li: le meduse, i grilli, le larve della farina. Robe così.
Abbiamo un chiodo fisso sulle proteine e quindi tutto quello che può essere proteina animale più sostenibile, più a basso costo, che consuma meno suolo, che produce meno co2e, ecco, quella diventa il trend dell'anno.

Cosa ne penso? Che non abbiamo bisogno di tutte 'ste proteine, che non abbiamo bisogno di mangiare di più (più quantità? più novità? più superfoods?), ma abbiamo bisogno di mangiare meglio.
Tu che ne pensi? Non sei d'accordo? Parliamone dai, davanti a un bel piatto di carciofi fritti però. Biodinamici.
L'ultimo carciofo fritto che ho mangiato a Roma più di un anno fa. Sigh.
Terza cosa poi taccio.
Nella scorsa newsletter, che puoi recuperare sbirciando nel baule segreto, era piaciuta molto la statistica dei prodotti più acquistati in giro per il mondo in questi mesi senza ragione.
Oggi un'altra figata: Google ci racconta le cose più cercate su... Google, appunto.
Leggilo, è divertente quanto interessantissimo e formativo.
Due cose mi sono piaciute di più: gli inglesi che impazziscono per i forni per pizza (si ma poi, la pizza?) e il boom delle ricerche in tutta Europa su modalità di acquisto di prodotti alimentari più sostenibili.
Ritorniamo al punto di partenza di queste mie deliranti righe: stiamo cominciando a incrociare le braccia per il verso giusto.

Durerà?
Stammi bene!
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