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Riccardo Astolfi - newsletter Regenerative Fooding - episodio 34
tempo di lettura: più o meno quattro minuti, il tempo di un caffè alla macchinetta

Un grande ciao a te, <<Qui il tuo nome>>, in questo primo giorno d'ottobre.
Ah, signora mia, come passa il tempo.

Oggi un messaggio veloce (che poi, veloce, lo sai quanto sono logorroico) per qualche aggiornamento e una riflessione.

Ma prima di tutto dimmi. Tu come stai?
E mi pensi, quanto mi pensi?

A proposito, sondaggio-to-go:
Dopo quanti giorni/settimane/mesi di attesa di una risposta da un cliente/fornitore devi darlo per perso? Dimmelo qui.

Vabbè dai, basta blablabla.
Buona lettura.
L'altro giorno, che poi è ieri mattina, prima di prendere un caffè con Flavio, riflettevo su una cosa.
Parliamone.

Per fortuna, a forza di istruirlo ben bene, il mio feed su Linkedin ha capito che quello che cerco sono solo notizie stimolanti, idee sul futuro, esempi di progetti che funzionano, gente che fa e che non si lamenta, conversazioni dove le polemiche stanno a zero.

Va da sé che oggi il feed è tutto in inglese (Coincidenze? Io non credo)

I monologhi autocelebrativi delle aziende italiane scomparsi tra le nebbie dell'algoritmo.

Vedo decine e decine di startup plant based finanziate con secchiate di euro per scalare e rendere o cercare di rendere il mondo un posto migliore, mentre in Italia, boh ciao.

[All'estero] ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi:
startup food plant based finanziate e scalate per poter arrivare sul mercato con i prodotti migliori e la forza commerciale giusta, [al largo dei bastioni di Orione].
semicit.

È così? Che ne pensi?
Perchè in Italia siamo così, ehm...italiani?
Change my mind.

[Fammi sapere che ne pensi, ne parlerò in una delle prossime newsletter]

Tornando alle riflessioni di ieri mattina, che poi sono confluite in un post su i vari social (mi segui? se ti va clicca sulle iconcine qui in fondo) e che qui ti copincollo in tutta la sua lunghezza, devo dirti che sono veramente stufo della dialettica e delle modalità di comunicazione - e di non-comunicazione di molte aziende italiane.

Sopratutto quelle dichiaramente etiche, che poi etiche, chissà.

Chi è senza Co2 scagli la prima pietra.

Dialettica esclusiva. Contrapposizione. Polemica.

Noi e voi.

Nella comunicazione green, dal frequente greenwashing di alcune aziende al greenmoaning degli attivisti, c'è sempre un noi contro voi.

E il noi non è un noi inclusivo di comunità, un noi da siamo-tutti-sulla-stessa-barca, è un noi divisivo da social network, un noi da pollice verso al Colosseo, un noi da buoni contro cattivi.

E cosi, la narrazione di aziende e istituzioni è sempre più manichea: il mondo fa schifo perché blablabla, noi facciamo questo (di solito una piccola cosa poco misurabile) e quindi tu - consumatore - devi comprare i nostri prodotti, non vorrai mica essere il cattivo della storia?

Il protagonismo del peccato.

In questa continua contrapposizione, isolare il peccatore (o presunto tale), separarlo dalla realtà, farlo sentire solo con i suoi peccati di plastica non riciclata che inquina i mari, è un uso capitalistico della vergogna.

E così dall'altra parte.

Il moralismo green, degli influencer come delle multinazionali, uguali e opposti come i due biscotti di un Ringo, partorisce impotenza. Divertente, vero?

Cosi tutto è immobile, tutto rimane uguale, nello status quo del blablabla di cui abbiamo fresca memoria dal discorso di Greta Thunberg.

Facile. Allungare il dito dicendo che "noi noi noi e invece voi voi voi" diventa un -ismo e come tutti gli ismi sono sismi in presenza e potenza. La morale diventa moralismo uccidendo se stessa, come poi il capitalismo ha tolto dignità al capitale.

Purtroppo questo è un atteggiamento comune delle aziende bio e dichiaratamente etiche, che diventano censori divisivi invece che esempi inclusivi.

Noi noi noi e invece voi voi voi. Di nuovo.
È quindi questa etica?
Ai posteri l'ardua sentenza. Ahaha, no.

Etica è condivisione, empatia, è tenere la mano, è guidare con l'esempio. Ogni guida alpina lo sa, passo saldo, sguardo alla cima e all'ultimo della fila, ritmo e direzione.
Etica è credere, e poi fare.

Per questo, se vogliamo davvero essere una comunità, dobbiamo abbandonare il moralismo e ritornare alla morale.
[quello sopra sono io, due o tre anni fa, con più rughe di adesso - magica beauty routine coreana! - che bevo un caffè filtro nella mia amata Copenhagen]

Oggi è la giornata mondiale del caffè e mentre bevo un caffè bruciato disgustoso ti racconto i prossimi appuntamenti.

Tra qualche settimana sarò a Parigi per qualche giorno per la fiera Natexpo.
Che bello che si riprende piano piano a fare cose e vedere gente.
Se sei da quelle parti, vivi a Parigi, avrai lo stand alla fiera, vuoi fare due chiacchiere, metti il dito qui sotto.

Mi fa piacere, dai su su su, anche solo per un caffè. Se poi, magari, vuoi portarmi all'Arpège, beh, mica mi tiro indietro.

Poi a fine ottobre e a novembre ci saranno altri eventi, ma dai, te li dico la prossima volta.

Come diceva il grande Civ (solo chi è di Bologna può capirla),
state benone.

Buon fine settimana,
Riccardo
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