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Come perderseli?
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Non credevamo di farcela e invece eccoci con l'ultima newsletter del 2018 (non temere, torniamo il 12 gennaio).

Oggi ti vogliamo raccontare alcune cose che non siamo riusciti ad infilare in nessuna delle newsletter di quest'anno, ma volevamo comunque segnalartele. Come puoi intuire, non c'è un tema specifico: parleremo di città, di pirati civici, di biblioteche, di Open Data e di un sacco di altre cose.

Se ti manchiamo, puoi scriverci su Twitter (come al solito). A dicembre pensiamo di portare avanti i desideri per #DatoNatale (se riusciamo, recuperando anche alcune cose dal passato), quindi ti invitiamo a leggere la letterina e condividere le tue richieste per DatoNatale. Puoi anche recuperare tutto l'archivio di questa newsletter dal sito del progetto e curiosare su Medium per traduzioni e altri blogpost con il nostro punto di vista (ci sono un paio di cose già programmate per dicembre).

Ci vediamo nel 2019!

Svuota tasche

Città tra teoria e pratica

Parlare di cosa significa "città" ci piace parecchio. Tra le cose che abbiamo selezionato, ma non ancora condiviso, ci sono dei video che parlano di innovazione civica e di linee guida per chi fa le policy.
Ma andiamo con ordine.
"Il 22 giugno 2018, nella sala da ballo del Palazzo Reale di Genova, si è tenuto l’incontro  Cultura e innovazione civica [...]. Durante l’incontro, operatori culturali, professionalità del settore ed esperti di innovazione hanno raccontato la cultura come strumento efficace al servizio di cittadinanza, democrazia e partecipazione" e cheFare ha condiviso alcuni dei video della giornata che approfondiscono il legame tra città e cultura. Il perché ancora non te li abbiamo segnalati resta tutt'ora un mistero.
Un paio di giorni fa la città di Barcellona ha aggiornato il suo "Ethical Digital Standards: A Policy ToolKit - An open source Policy Toolkit for cities to develop digital policies that put citizens at the center and make Governments more open, transparent, and collaborative". Lo trovi in inglese, spagnolo e catalano e, dato che lo abbiamo visto solo in questi giorni, possiamo dirti che sembra molto interessante, ma niente di più.

Di dati, accountability e altre facezie

Una volta, Vincenzo Patruno ha detto che i civic hacker sono quelli che rendono visibile l'invisibile. Pietro Blu Giandonato ha lavorato per rendere misurabile un fenomeno piuttosto visibile - per lui -, ma non così tanto da essere noto a tutti "Stufo di correre per le campagne salentine e imbattermi in rifiuti abbandonati per le strade meno frequentate, ho deciso di mettere su una semplice mappa con la localizzazione dei rifiuti abbandonati, corredata di foto". Ne ha parlato su Facebook e ti invitiamo a leggere tutto quello che ha da dire.
A maggio, sul gruppo pubblico di Open Data Sicilia, Giuseppe Cardaci ha condiviso un link con un breve commento: "L'agenzia delle dogane e dei monopoli ha pubblicato i dati relativi alla spesa delle famiglie nel gioco legale con riferimento al 2016 e al primo semestre 2017, disaggregati per comune e tipologia di gioco". Anche se sono dati interessanti, non te ne abbiamo parlato finora perché l'aggiornamento di un dataset non dovrebbe fare notizia anche se, purtroppo, invece la fa.
Di cosa stavano facendo gli attivisti e i professionisti di Ricostruzione Trasparente avevamo onestamente perso le tracce. Ad ottobre hanno pubblicato su Medium un aggiornamento, un bilancio di quello che hanno fatto con onData grazie al crowdfunding e a un finanziamento di Google. Un primo passo verso l'accountability del progetto e, dato che Matteo ha partecipato al crowdfunding, speriamo di vedere presto anche un noiosissimo bilancio economico/finanziario (che ad Erika, ogni tanto, va di stuzzicare le antiche reminiscenze di ragioneria su qualcosa che le interessa).

Luoghi della cultura

Se le biblioteche sono un'officina "per la produzione collaborativa di contenuti e servizi" (titolo dell'intervento di Eusebia Parrotto ad un convegno con il titolo Cos'è una biblioteca?), quelli che ti segnaliamo ora sono decisamente esperimenti felici di cosa significa essere un luogo della cultura PER i cittadini.
Produrre contenuti da (e per) le biblioteche senza muoversi dal divano, ossia gli utenti non sono più quelli di una volta. Marco Goldin ha fatto un esperimento di data science con i dati delle biblioteche romane. Ha scoperto varie cose (tra cui che alcune biblioteche che stava considerando erano state chiuse), senza entrare in nessun palazzo con i libri. Ovviamente, ti invitiamo a leggere tutto il blogpost, ma vogliamo citarti due righe: "quanto meno i dati aperti sono aggregati e tanto più ci si può fare qualcosa. Sembra una banalità ma le cose stanno così. Le transazioni sono dati grezzi che consentono quantomeno di individuare errori (celle con valori nulli, numeri sbagliati, etc…) e soprattutto scegliere le proprie aggregazioni senza subirle passivamente".
Le informazioni stanno online (e anche le biblioteche e altri luoghi della cultura). Lianna Flavia D’Amato ha lavorato ad un progetto su dati e letteratura che ha riassunto così: "in una prima fase un’analisi critica di materiali testuali conservati presso le biblioteche UniTO e di immagini digitali disponibili in pubblico dominio concernenti la cultura torinese tra le due guerre, che testimoniano l’impegno di alcuni ambienti di intellettuali piemontesi per la promozione della letteratura e del teatro stranieri in Italia. Questa analisi ha portato alla concettualizzazione di un modello, strutturato secondo i principi dei Linked Open Data, per la descrizione dei materiali e la pubblicazione di dati su Wikidata, in modo da farli dialogare con dati provenienti da altre fonti". Ancora non te l'avevamo detto perché dicono che le chicche vanno distribuite nel tempo.

Bonus

Non ci leggerai per un bel po', quindi abbiamo pensato di regalarti anche un link extra. Si tratta di una traduzione pubblicata qualche settimana fa da Andrea Zanni dal titolo "La guerra dei pixel".
"Lo scorso weekend, è accaduto un evento importante per la Storia dell’Uomo. Per il 1° di aprile, Reddit ha lanciato un piccolo esperimento. Ha fornito ai suoi migliaia di utenti, che sono tutti anonimi, una tela digitale, completamente bianca, chiamata Place. Le regole erano semplici. Ogni utente poteva scegliere un pixel, con 16 colori disponibili, e posizionarlo ovunque nell’area di disegno. Ogni utente poteva mettere tutti i pixel che voleva, ma avrebbe dovuto aspettare qualche minuto fra l’uno e l’altro. [...] Ho seguito l’evoluzione di Place da vicino, ma non posso rendere giustizia alla storia che c’è stata dietro con queste poche parole. Sono accaduti innumerevoli drammi — innumerevoli idee, lotte, battaglie — di cui non so nulla. Eventi sparpagliati in forum minuscoli e nelle chat private, accaduti tutti insieme, incessantemente, per tutto il tempo. Impossibile tenere traccia di tutto. Fra l’altro, ho dovuto anche dormire. Ma il punto importante è che, in qualche maniera basilare, la storia di Place è una storia eterna, una storia sulle tre forze di cui l’umanità ha bisogno per rendere possibili l’Arte, la Creazione e la Tecnologia".
Insomma, una storia epica, moderna e antica insieme, da leggere tutta d'un fiato.

NELLA LIBRERIA DI #CivicHackingIT

Tecnologie del dominio. Lessico minimo di autodifesa digitale di Ippolita, Meltemi

Era da un po' che non ti consigliavamo un bel saggione denso di significato e zeppo di spunti di riflessione. Lo sappiamo che questo mese, di solito, è riservato al cibo e alla famiglia, ma se ti avanza qualche oretta, questo libro è davvero interessante. Si tratta di una raccolta/analisi di parole legate alla tecnologia che usiamo tutti i giorni.
Nato dalla premessa che "spesso i discorsi teorici e persino le chiacchiere con gli amici danno per scontate certe parole. Chi ha una formazione più tecnica spesso non si preoccupa di esprimersi in maniera comprensibile; chi non è preparato, difficilmente pone questioni, perché non vuole passare per ignorante. Per non parlare di chi pensa di essere perfettamente informato e contribuisce alla diffusione di inesattezze e scorrettezze. Così, spesso, usiamo correntemente parole che non comprendiamo e di cui ignoriamo la storia, le implicazioni ideologiche e i presupposti politici oltre che scientifici. Avevamo bisogno di spiegare in primo luogo a noi stessi cosa significano quelle parole, creare una mappa di significati" (queste parole sono prese da un'intervista che Ippolita ha rilasciato a Motherboard). Una di quelle letture che, forse, ti fanno andare di traverso il panettone, ma che vale la pena di affrontare.
Buona lettura, buon dicembre e ci rivediamo a gennaio!

Erika e Matteo
 
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