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Newsletter di Daniela Gasparini.

NEWSLETTER N. 51/2017


24 gennaio 2017

 

UN ALTRO REFERENDUM? NO GRAZIE!

La Corte Costituzionale si è pronunciata in merito all’ammissibilità dei referendum abrogativi sul Jobs Act: ammessi i quesiti relativi a Voucher e Appalti, respinto quello sull’art.18.
 
In merito ai due quesiti ammessi, in Parlamento sono già depositate proposte di legge per correggere le criticità che si sono manifestate nei due anni di attuazione della riforma Jobs Act, non per evitare un pronunciamento popolare ma per normale manutenzione legislativa.
 
Ritengo giusta una premessa: tecnicamente la riforma Jobs Act non crea precarietà ma, al contrario, fa emergere fenomeni che prima erano sommersi. La domanda che ci dobbiamo fare è un'altra: perché in questo nostro Paese una norma volta a favorire un giusto grado di flessibilità nel mercato del lavoro si trasforma in un abuso? Per arretratezza del nostro sistema imprenditoriale che scarica sul costo del lavoro le sue insufficienze? Per le inefficienze del sistema politico e amministrativo che rendono più costosa la produzione e poi ciò viene scaricato sui diritti dei lavoratori?
 
Auspico che tutto ciò sia una saggia occasione di confronto tra Governo, Parlamento, mondo delle imprese e sindacato, per cercare i giusti correttivi ma senza rinunciare a darsi regole più avanzate e adeguate ad un mercato del lavoro in continuo e frenetico cambiamento.
 
L’Italia è il secondo paese manifatturiero di Europa ed è chiamata alla sfida della cosiddetta Quarta Rivoluzione Industriale: investire in ricerca e capitale umano per innovare i processi produttivi ed il prodotto. Le risorse e i programmi di Industria 4.0 approvati dal Governo Renzi sono un’occasione da non perdere. La tecnologia distrugge molti posti di lavoro ma possiamo recuperarne altrettanti con l'innovazione dei processi.
 
In sintesi: con il Jobs Act e gli sgravi contributivi abbiamo arginato il problema disoccupazione; stiamo lavorando affinché Industria 4.0 sia un’occasione di sviluppo; non siamo riusciti a snellire il Sistema Stato (Parlamento, regioni, province) ma non dobbiamo rinunciarvi. La decisione della Consulta di lasciare fuori l'Art.18 ci consente di evitare un confronto/scontro con la testa rivolta al passato (art. 18) e così potremo affrontare più serenamente i correttivi al Jobs Act. L'obiettivo comune è equilibrare competitività e diritti, sobrietà e sviluppo, redistribuzione dei redditi e protezione sociale.
 
Nonostante le difficoltà, che il 2017 sia un anno ricco di buoni cambiamenti e di fiducia... fiducia fino a prova contraria, ovviamente, ma mai sfiducia a priori.
 
Daniela

Per approfondire:
- Scheda di sintesi sui voucher
- La responsabilità sugli appalti

ELEZIONI POLITICHE? QUANDO SI VOTA?

Si vota o non si vota? Quando si vota? Come si vota? I renziani vogliono votare subito? I bersaniani vogliono prima un congresso? E Renzi cosa fa? Sono queste le domande che mi sento fare in questi giorni... si può rispondere con dati di fatto, con opinioni, con spinte di convenienza...
 
IL VOTO? Il dato di fatto – che i cittadini che hanno appena confermato la nostra carta costituzionale dovrebbero sapere – è che l’eventuale scioglimento delle Camere è nelle mani del Presidente della Repubblica. Si tratterà di vedere se nei prossimi mesi il Governo Gentiloni continuerà ad avere una maggioranza in grado di sostenere l’azione di Governo. In realtà al Senato i numeri sono molto risicati e, come abbiamo visto, non sempre gli appartenenti al Gruppo del PD rispettano le scelte della maggioranza e del gruppo parlamentare di riferimento.
 
IL PARTITO DI GOVERNO? Il dato di fatto è che il Partito Democratico si era preso la responsabilità di sostenere prima il Governo Letta e poi il Governo Renzi per dare risposte alle urgenze dei cittadini. Con la stessa motivazione, per non lasciare il Paese nel caos, la logica ci porterebbe a sostenere il Governo Gentiloni nel medio periodo almeno per onorare alcune responsabilità e scadenze internazionali e per concludere i provvedimenti più importanti già avviati (la legge sulla povertà, la riforma delle pensioni, della PA, il Jobs act delle professioni e delle partite IVA, la legge sulla concorrenza e, non ultima, la riforma elettorale). Per far questo non serve arrivare al voto alla scadenza naturale, basta usare appieno il tempo di lavoro del Governo Gentiloni.
 
MATTEO RENZI? Io credo non sia facile per uno di 41 anni assorbire una sconfitta così bruciante, ma Matteo Renzi, piaccia o non piaccia, è un leader naturale, appassionato e capace. Dopo una fase di “silenzio natalizio” oggi è di nuovo in pista. Ha un’agenda e una responsabilità per il futuro molto impegnativa: ridare slancio al PD, non lasciare nella palude gli atti legislativi avviati, definire un nuovo programma di partito per la XVIII legislatura. Su di lui ci sono molte attese, non solo di coloro che, come me, lo sostengono, ma anche da parte di molti italiani che vedono in lui l’unica persona che può ridare slancio alle riforme necessarie al nostro Paese.
IL PARTITO DEMOCRATICO? Il PD si sta guardando allo specchio per "darsi un’aggiustatina". A fine gennaio comincia un tour di ascolto degli iscritti e non solo, per ridare protagonismo alla partecipazione popolare e ridare linfa al Partito Democratico. Il 28 e 29 gennaio ci sarà un incontro con gli eletti nelle amministrazioni e poi si lavorerà sul programma del PD per le prossime elezioni.
In casa PD, abbiamo bisogno di fiducia e di uscire dalle polemiche quotidiane. Fuori, dobbiamo interrogarci sui grandi cambiamenti politici in atto (Populismo, Brexit, Trump, Hollande, la Russia, etc.).

In questa turbolenza globale, sociale, economica, culturale, il PD ed il suo attuale segretario sono una forza democratica ancora in grado di portare il nostro Paese fuori dalle secche. L’intervista a Matteo Renzi su La Repubblica di domenica 15 gennaio (che allego per chi l'avesse persa) indica alcune linee di lavoro del Partito Democratico per l’Italia.

ADESSO CHE SI FA CON PROVINCE E CITTÀ METROPOLITANE?

La proposta di Riforma Costituzionale – bocciata dagli italiani al referendum – avrebbe chiuso definitivamente le Province per dar vita a una nuova stagione nell’organizzazione degli enti locali. Adesso le Province rimangono nel guado e bisognerà decidere rapidamente il da farsi.
 
È ormai opinione condivisa dai più che occorra che le Province siano "la casa dei Comuni", il riferimento degli Amministratori e Sindaci locali per rispondere a quei bisogni dei cittadini che debbono per forza essere affrontati e risolti in bacini di utenza e scala sovra-comunale: acqua, rifiuti, trasporti, scuole medie superiori, pianificazione strategica, politiche urbanistiche, reti digitali. Quindi le Province sono intese come "agenzie di servizio ai comuni" e, per questo, è logico che non ci sia più l’elezione diretta di Consiglio e Presidente: sono i Sindaci i garanti delle risposte ai cittadini. Occorre però aggiustare subito la legge 56 del 2014 per renderla coerente allo scenario post-referendario e per aggiustarne alcune incoerenze applicative.
 
Cosa diversa è invece per le Città Metropolitane e in particolare quelle superiori ai 3 milioni di abitanti (Milano, Napoli e Roma) perché tutte hanno previsto nei propri statuti l’elezione diretta del Sindaco Metropolitano e debbono gestire servizi che si rivolgono direttamente ai cittadini. Occorre comunque chiarire meglio le funzioni, ridefinire gli organi di governo e soprattutto dare loro una chiara autonomia finanziaria. Mi fa piacere che il Sindaco di Milano, Giuseppe Sala, abbia preso posizione in tal senso e farò il possibile per contribuire a far valere le sue richieste in Parlamento (vedi link qui di seguito per approfondimento).
Numeri della Città Metropolitana di Milano







Per approfondire:
- Legge 56 
- Articolo de "Il Giorno" sul patto Milano
- Il patto di Milano

NUOVI "LEA" (LIVELLI ESSENZIALI ASSISTENZA)

Il Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni ha firmato giovedì 12 gennaio 2017 il decreto sui nuovi Livelli Essenziali di Assistenza (LEA). Dopo 15 anni di attesa sono tante le novità che riguardano la vita quotidiana di milioni di italiani. Vengono aggiornati gli standard di salute che lo Stato garantisce ai cittadini, secondo le mutate esigenze della popolazione, con l'accesso a tutte le nuove prestazioni del SSN uniformate sul territorio nazionale. Tra i tanti aspetti, i nuovi LEA riguardano anche 300 mila interessati da malattie rare, 300 mila donne colpite da endometriosi, 300 mila pazienti con broncopneumopatia cronico-ostruttiva (Bpco).

Molto è stato detto sui giornali e in TV, specialmente in merito a vaccinazioni gratuite e nuovi farmaci oncologici.

Ma pochi sanno cosa sono i LEA. Si tratta di quell’insieme di attività, di servizi e di prestazioni che il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) eroga a tutti i cittadini gratuitamente o con il pagamento di un ticket, indipendentemente dal reddito e dal luogo di residenza.

Fino a quando i LEA rimarranno alla base del nostro sistema sanitario, nessuno potrà essere escluso dalle cure perché troppo anziano o bisognoso di prestazioni troppo costose, o perché dedito a comportamenti nocivi alla salute, o perché troppo povero o, paradossalmente, troppo ricco. Oltre all’art. 32 della Costituzione "la Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti", la legge di istituzione del SSN del 1978 introduce per la prima volta il concetto di “livelli di prestazioni sanitarie che devono essere garantiti a tutti i cittadini”, concetto ribadito e rafforzato nelle successive riforme.

La riforma del titolo V della Costituzione ha poi previsto per le Regioni la possibilità di utilizzare risorse proprie per garantire servizi e prestazioni aggiuntive (ma mai inferiori) a quelle incluse nei LEA. Questo comporta che i LEA possano essere diversi da regione a regione (fermo restando che quelli definiti a livello nazionale vengono garantiti in tutto il territorio italiano).

Per approfondire:
- I nuovi LEA

IL DEGRADO DELLE CITTÀ E LE PERIFERIE

L’audizione sulla sicurezza urbana, con un particolare focus su Città Metropolitane e periferie, svolta dal Capo della Polizia Franco Gabrielli per la commissione di inchiesta di cui faccio parte, ha evidenziato come nella realtà i reati sono diminuiti ma la percezione di insicurezza è aumentata. Questa percezione negativa è indotta da molti fattori: l’instabilità lavorativa, la presenza di immigrati, la paura usata come strumento politico, la mancanza di reti sociali ed affettive.
 
È comunque evidente che in alcuni luoghi si concentrano di più problemi reali di sicurezza (spaccio droga, controllo malavitoso del territorio, occupazioni abusive, etc.) e problemi oggettivi anche a causa della concentrazione di cittadini più fragili culturalmente ed economicamente. Sono state prodotte e pubblicate nei media delle più o meno improbabili "mappe" (qui sotto ne riporto una per Milano) indicative ma sicuramente da rivedere.



Fonte: Corriere della Sera - D'Arco

Conosco questi temi per esperienza (come amministratore pubblico già dal 1980, ho contribuito alla transizione di Cinisello Balsamo, 75.000 abitanti, da "città di frontiera" come scrivevano i giornali dell'epoca, ad una città bella e vivibile). Perciò mi ha fatto piacere che il Capo della Polizia abbia evidenziato quanto io sostengo da sempre: non si può affrontare il tema delle periferie e del disagio sociale con politiche frammentarie e a spot. Nelle periferie occorre accompagnare nel tempo i processi di cambiamento, attivare e promuovere reti sociali e culturali, sostenere l’innovazione sociale, aiutare le persone ad avere più strumenti per affrontare meglio il mercato del lavoro. Per questo servono soprattutto nuove sinergie e programmi tra gli attori istituzionali (Stato, Regioni e Comuni) e una nuova diversa collaborazione con associazioni e realtà del territorio.
 
Ovviamente, in parallelo, serve anche mettere le forze dell’ordine in condizione di affrontare meglio lo spaccio e la criminalità organizzata e su questo punto Gabrielli è stato chiaro, definendolo come obiettivo della riorganizzazione in atto.

Per approfondire:
Relazione del capo di Polizia

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