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Bacheca maggio 4/2020
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NUOVA EDIZIONE DI BACHECA!
 

- QUI ROMA, LA COLLINA DEL BARBAGIANNI
- UNA SERATA SUPER...'LEGALE'!
- FRIBURGO...MAI STATA COSI' VICINA...
- UNA MOSTRA...SUI LORO PASSI!
- UN MESE...UNA COMUNITA'


               
QUI ROMA
La Collina del Barbagianni
Laudato Sì’ §137. Ecologia ambientale, economica e sociale

Dal momento che tutto è intimamente relazionato e che gli attuali problemi richiedono uno sguardo che tenga conto di tutti gli aspetti della crisi mondiale, propongo di soffermarci adesso a riflettere sui diversi elementi di una ecologia integrale, che comprenda chiaramente le dimensioni umane e sociali.
 
Prima abbiamo guardato con stupore cosa succedeva in Cina, la lontana Cina, e poi con un po' più di apprensione, ma sempre distante, i focolai nel nord d'Italia.
La successiva diffusione sul territorio nazionale e gli spostamenti fatti da alcuni di noi in territori di maggior contagio, insieme ai racconti di altre comunità e altri amici, ci hanno catapultato in uno stato di emergenza, reso evidente dalla limitazione degli spostamenti e dalla progressiva chiusura delle attività.
Il tempo si è di fatto sospeso, le relazioni fatte incerte, le prospettive offuscate...
Quando vivi in prima persona, sulla tua pelle, il tutto si amplifica, o meglio si manifesta più chiaro alla propria attenzione, sensibilità, comprensione.
E' stato faticoso allontanarsi reciprocamente, inusuale trattare se stessi ed i vicini come potenziali veicoli di contagio. Soprattutto nel contesto di vita comunitaria della Collina del Barbagianni, Comunità di Famiglie di Roma della rete MCF (Mondo Comunità e famiglia), in cui con la mia famiglia condividiamo con altre 4 nuclei famigliari la vita, gli spazi, le riunioni, la cassa comune, le accoglienze.
Lo spaesamento ha caratterizzato la prima metà di marzo, giorni in cui non si sapeva come e quanto poter toccare le cose, il virus era potenzialmente ovunque e....allora abbiamo forzato le nostre abitudini comunitarie ci siamo dati regole per noi adulti e per i figli, regolato gli incontri, l'accesso agli spazi comuni, cercato di adottare ferree misure di lavaggi e protezioni.
In particolare noi Grillo, genitori e figli (Davide 16enne, Pietro 14enne, Etty 4enne) abbiamo scelto di autoisolarci per poter preservare lo spazio attorno a Marta, moglie e mamma, in cura radioterapica ed immunodepressa, per evitare un potenziale contagio che nel suo caso sarebbe stato più impattante che in altri (scegliendo di fatto di continuare a vivere noi 5 insieme, invece di pensare che fosse isolata solo lei, anche da noi altri 4).
La comunità ci ha regalato la possibilità di non sentirci completamente isolati, e non costretti in spazi innaturali per una famiglia di 5 persone di cui due adolescenti in piena esplosione ormonale.
I vicini ci hanno donato la splendida possibilità di non dover uscire nemmeno per fare la spesa, coccolati come non mai.
Non è stato facile, e non lo è tuttora, la convivenza dentro casa, tra pendenze lavorative che comunque vanno avanti (soprattutto se si fanno professioni di consulenza e senza più la certezza di contratti, compensi, orari), lo stare accanto ai figli in videochiamate scolastiche, evitare che il tempo venga cannibalizzato dall'uso dei devices (TV, Cellulari, IPAD, audio...) e cercare di mantenere un rapporto conviviale tra di noi ed una minima attività fisica...
La rete di vicinato solidale e la cassa comune ci hanno molto aiutato e soprattutto dato la tranquillità di poter sentirsi non da soli, ma in una relazione più solida per fronteggiare l’emergenza sanitaria.
Con una gestione attenta, poi, abbiamo potuto continuare a godere degli spazi comunitari esterni, di alcuni dei giochi, pur evitando sempre gli spazi chiusi: ci siamo inventati un uso attento del forno a legna, (realizzato due anni fa in autocostruzione e in terra cruda) per cuocere pizze, pane e biscotti: abbiamo pensato di usarlo come una processione a quadri fissi con uso da parte delle singole famiglie distante sia spazialmente che temporalmente tra loro.
Così come le riflessioni della settimana santa, condivise nel rispetto delle precauzioni, ci hanno visto attorno al fuoco all’aperto, tutti distanti più di 1m tra ciascuno, tra noi comunitari e le vicine suore Maestre Pie Venerini (proprietarie degli immobili in cui viviamo e che ci hanno dato in comodato d’uso nel 2010 affinché potessimo riqualificarli ed usarli in maniera solidale, aperta e condivisa).
Nella stessa logica abbiamo sognato e vissuto la tavolata del pranzo di Pasqua: con tavoli famigliari, allineati all’aperto nell’aia, lungo una linea eterea, distanziati tra loro ma nell'unità dell'esperienza comunque condivisa.
In uno slancio in cui abbiamo avuto bisogno di provare ad andare oltre il confine, considerando comunque la situazione in essere, siamo andati ad appendere una semplice altalena monocorda ad uno dei rami bassi di un grande pino isolato nel campo di fronte casa. E' stata quella una piccola escursione, un andare fuori che ci ha permesso anche una piccola fuga dalla realtà, un perdersi nella vastità del campo e del cielo increspato di rami verdi, per ritrovarsi poi a guardare La Collina, nella sua essenza fisica e relazionale, da fuori. Ora quella stessa altalena è diventata un bene comune, una occasione di sorpresa e svago, di sorriso e spensieratezza, per tanti di passaggio nel campo. E ne siamo ancor di più contenti.
Il tempo attuale è comunque una grande occasione di imparare una maggiore centratura e una focalizzazione sulle cose essenziali, ma non è per niente facile, i limiti sono messi allo scoperto, il lavoro di togliere le scorze può risultare assai ruvido e faticoso. Il percorso verso una ecologia profonda è affascinante, ma non scontato.
Nella prospettiva di lungo periodo di relazioni contingentate dall’epidemia, la sfida è mantenere vive le relazioni, con se stessi, con gli altri e con il mondo che ci circonda, avendone sempre cura, con azioni concrete. Ciò vuol dire agire in maniera proattiva e generativa per restare in un’ottica di ecologia integrale: fare attenzione alle asperità del proprio carattere; non espandere gli spazi che si occupano dentro casa; stimolare sorrisi e speranza; curare le piante che abbiano attorno a noi che in primavera sempre ci sorprendono rigogliose; contenere i consumi, l’impatto dei nostri rifiuti, la nostra impronta ecologica; prendere coscienza che il mondo cambia a partire da noi stessi.
Piano piano le prospettive sembrano riaprirsi, con cautela e tempi lunghi, ma già solo avere un orizzonte più roseo, aiuta.
Aiuta a prendere una boccata di speranza (mi chiedo come faccia chi sta per anni sotto la guerra, o in regimi di oppressione?) e ad allargare lo sguardo: speriamo potremo fare tutti tesoro di questo tempo, per una vita di relazione.
Non sarà facile, riaprire gli occhi sulla devastazione lasciata in tante famiglie, in tanti territori...servirà essere resilienti, tenere mente, cuore ed animo aperti, malleabili, attenti ai passi propri e altrui, continuare a tessere reti relazionali generative.

Ecco mi torna alla mente la bellissima poesia
“Non verremo alla mèta ad uno ad uno” di Paul Eluard:
“Non verremo alla mèta ad uno ad uno,
Ma a due a due. Se ci conosceremo
A due a due, noi ci conosceremo
Tutti, noi ci ameremo tutti e i figli
Un giorno rideranno
Della leggenda nera dove un uomo
Lacrima in solitudine.”
 
Ecco, mi immagino ci potremo riaprire alla Vita come lo sbocciare dei boccioli di questi giorni di primavera. Tutti insieme.

Enrico Grillo
 

 
PROGETTO
ACCOGLILI A CASA MIA:
una serata super "legale"!
“Accoglili a casa mia” può essere un motto che ciascuna delle nostre comunità dice con la sua esperienza quotidiana, rovesciando pacificamente quell’ “aiutiamoli a casa loro” che pur essendo, nel suo significato proprio, altrettanto condivisibile, spesso invece risuona di sentimenti negativi di disprezzo e cinica sfida.
Accogliere nelle nostre case significa anche mettere a disposizione in primo luogo un ambiente familiare, relazioni alla pari, occasioni di reciprocità… valori aggiunti al di là del “servizio sociale” di fornire un alloggio, un pasto, o anche forme di assistenza specializzata necessarie, ma che non esauriscono il significato di “casa”.
Per questo le nostre accoglienze sono spesso poco strutturate, anomale, non inquadrabili facilmente in schemi istituzionalizzati, e quindi autogestite e autosostenute grazie alla forza dell’unione che l’ambiente comunitario aggiunge.
Il progetto “Accoglili a casa mia” nasce dall’interno della nostra associazione grazie allo spunto iniziale di alcune donazioni che la Comunità di Villapizzone ha voluto destinare a un accompagnamento economico di quelle accoglienze che non ricevono finanziamenti per coprire le spese.

 
I rappresentanti di una decina di comunità che hanno già ottenuto il supporto di questa cassa comune dell’accoglienza si sono incontrati a distanza il 24 aprile. È stata un’occasione per rivederci, anche se solo nella “scacchiera” di uno schermata di Zoom, ma soprattutto per ricevere preziose informazioni su aspetti legali dell’accoglienza, soprattutto di immigrati nelle tante diverse situazioni possibili…e non. Ci hanno aiutato Elisabetta Cimoli e Chiara Nicolai, avvocate esperte e personalmente coinvolte su questi temi, che sono riuscite nell’intento di inquadrare sinteticamente una materia complessa e a tratti confusa, e hanno risposto tante domande che ci hanno dato la percezione concreta della varietà di situazioni che condividiamo.
Torniamo (virtualmente…) a casa con qualche strumento in più e corroborati dal sostegno reciproco della condivisione. Arrivederci presto!

Marco Balsi, Comunità del Casale, Roma
FRIBURGO... 
MAI STATA COSI' VICINA...
Dalla comunità italiana di Friburgo (Germania)
 
Può ritornare il tempo in cui "connettersi" non vuol dire soltanto accedere ad Internet e chattare?
È possibile tornare ai tempi in cui l'uomo era "connesso" con la Terra in un clima di unione e fratellanza?
 
Il ciclo di incontri proposti dalla comunità italiana di Friburgo in Germania offre la possibilità di informarsi sul tema "Nostra sorella madre terra". Aspetti economici, psicologici e di nuovi stili di vita verranno affrontati nelle prossime domeniche di maggio 14, 21, 28 alle ore 21.00.
 
Il formato proposto è in stile "fatto in casa". Un esperto affronta il tema della serata e una tavola rotonda di gente-come-noi contribuisce alla discussione con interventi personali e domande. È possibile anche intervenire tramite domande o riflessioni inviate per WhatsApp al sacerdote don Sergio (che gestisce la serata).
Il tutto comodamente "connessi" da casa.
In particolare l'ultimo incontro, centrato sul tema degli stili di vita delle buone pratiche quotidiane, con la partecipazione di Francuccio Gesualdo del CNMS e Marco Marchetti* e Mauro Serventi** di Mondo di Comunità e Famiglia. A questo link qualche dettaglio in più e i riferimenti per partecipare alle dirette streaming:
 
https://www.comunitafreiburg.de/nostra-sorella-madre-terra/
 
Chi scrive questo articolo sono Simone e Terry (37 e 32 anni) da Friburgo, appassionati di connessione profonda e nuovi stili di vita. Viviamo nella green Freiburg da 7 anni e accettando un invito a cena dalla famiglia Bianchini della Corte di Castellazzo Novarese (rinominati da noi come "i Castellazzi") siamo entrati in contatto con il mondo bellissimo e stimolante di MCF. Un contatto che poi si è esteso alla comunità di Nembro e a quella di Villapizzone. Fai attenzione, tu che leggi, che potremmo venire a cena anche da te!
 

* Marco Marchetti vive nella comunità il Casale Vecchio a Roma. Si occupa di agricoltura sociale, tutela del territorio e delle biodiversità, promuovendo l’ agroecologia e l’ agricoltura come luogo di incontro e costruzione di relazioni. È tra i promotori della recente CSA Semi di comunità a Roma.
**Mauro serventi vive presso il condominio Ecosol di Fidenza, nella comunità Camminando. Da anni si impegna in progetti che nei territori promuovano economie alternative, sostenibili e solidali quali gas, distretti di economia solidale, monete complementari, sostenibilità energetica, ecc
Entrambi sono mossi dalla convinzione che solo condividendo le proprie esperienze e competenze, persone e realtà potranno costruire legami solidi, custodire il territorio e sviluppare comunità.
       UNA MOSTRA...       SUI LORO PASSI!
Bruno Volpi e i coniugi Adele e Franco Gianola,
“santi della porta accanto”.


I loro nomi, i loro volti e le loro storie insieme a quelli dei “testimoni della fede” presentati nella mostra “Sui loro passi” voluta dal Sinodo diocesano a Como presso il Centro pastorale “Cardinal Ferrari”, in viale Cesare Battisti.

https://www.claudiobottagisi.com/2020/04/bruno-volpi-e-i-coniugi-adele-e-franco.html?m=1
UN MESE...UNA COMUNITA'
Visita il sito completo www.comunitaefamiglia.org

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mcf segreteria, piazza Villapizzone 3 Milano
 Tel./fax: 02 3925391

mcfsegreteria@comunitaefamiglia.org

 

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