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MCF NAZIONALE

E' stato pubblicato il Bilancio Sociale 2019 di Mondo di Comunità e Famiglia - APS.

Clicca qui per aprire il documento e gustare il profumo, il fermento e la creatività dell'associazione.

Se ti sta a cuore il nostro mondo, non perdere questa occasione per consolidare e far crescere senso di appartenenza, partecipazione e condivisione alla nostra esperienza.
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IBAN  IT28H0501801600000011169729

Causale: quota soci 2021

Quota annuale 30 euro a persona fisica.

PROGETTO SPAZI APERTI!
Spazi Aperti!
Grazie al sostegno di Regione Lombardia e del Ministero del lavoro delle politiche sociali, Mondo di Comunità e Famiglia ha avviato il progetto Spazi Aperti!
Sono tanti le associazioni ed enti con i quali stiamo realizzando questa iniziativa:
Associazione Comunità e Famiglia ODV, APS Villapizzone, Nessuno Escluso ODV, Combinazione ODV e APS il Bosco Verde su ampi territori della Regione (Municipio 8 di Milano e Cerro Maggiore in provincia di Milano, Busto Arsizio, Gallarate, Cavaria, Laveno Mombello e Castello Cabiaglio in provincia di Varese, Nembro in provincia di Bergamo), in corrispondenza della presenza di alcune delle Comunità di Famiglie socie di MCF e dell’attività dei partner della rete.
In questo contesto i partner di progetto hanno deciso di intervenire con proposte rivolte prevalentemente a minori dai 10 ai 13 anni sostenendo:
  1. la realizzazione di un kit didattico / educativo da utilizzare nelle attività di progetto e diffondere alla rete dei partner;
  2. la messa a disposizione di spazi per lo svolgimento delle attività scolastiche presso la Comunità di Famiglie di Villapizzone nel Municipio 8 di Milano;
  3. la realizzazione di 720 ore di laboratori sull’educazione civica e la coesione sociale in 6 scuole tra Milano, Busto Arsizio, Gallarate, Cavaria;
  4. la realizzazione di proposte educative per un totale di 560 ore complessive in 5 località (Villapizzone, Cerro Maggiore, Laveno Mombello, Castello Cabiaglio e Nembro);
Verranno inoltre coinvolti 100 tra genitori, docenti, educatori e volontari per la realizzazione di incontri di formazione che possano promuovere sui territori la nascita di altre iniziative promosse dal volontariato.
Le attività sono partite a ottobre 2020 e in questo momento siamo nel pieno della realizzazione del kit didattico / educativo che verrà proposto alle scuole nel mese di Marzo. Abbiamo inoltre coinvolto il Liceo Artistico Don Milani di Tradate per un progetto di coinvolgimento degli studenti. Abbiamo incontrato online tre classi del liceo (oltre 60 studenti coinvolti) che hanno poi lavorato a proposte di logo e immagine coordinata del progetto. A breve potrete vedere il risultato di questo lavoro sul sito comunitaefamiglia.org.

 
DAI TERRITORI
UN MOSAICO DI VOLTI AMICI
Il capitolo del centro (a cui partecipano rappresentanti delle comunità del centro Italia) si è riunito, purtroppo ancora a distanza, ma con molta partecipazione una domenica pomeriggio, per condividere su alcuni brani della lettera Fratelli tutti, scelti tra quelli che più vanno in risonanza con le nostre buone pratiche. E in effetti le ritroviamo tutte, a partire da quella che risuona nel titolo del capitolo 3 “pensare e generare un mondo aperto”.
La prospettiva è dunque quella del mondo. Leggendo questi brani con in mente la nostra esperienza quotidiana possiamo vedere come le parole apertura, accoglienza, solidarietà, condivisione, dialogo, beni comuni, incontro, gentilezza… che per noi sono riferimento di una riflessione su ciò che un po’ per volta “capiamo facendolo”, Francesco le mette in una prospettiva universale, che ci fa alzare lo sguardo, vestirle di nuovi significati, e anche rientrare in comunità sentendo una nuova responsabilità di custodirle.

Un tema che ha percorso diversi interventi è quello dell’andare incontro all’estraneo, al diverso, che ci mette in difficoltà ma che forse ci porta un dono. La necessità di stare sulla soglia e uscire da noi stessi, dalle nostre famiglie e dalle nostre comunità fa parte della nostra storia. Francesco ci invita a vivere l’amicizia che abita “cuori che si lasciano completare” (89), per “trovare negli altri un accrescimento di essere” (88): “l’ospitalità è un modo concreto di non privarsi di questa sfida e di questo dono” (90). Ma fino a che punto possiamo andare incontro agli altri? Davvero “ci fa bene appellarci alla solidità che deriva dal saperci responsabili della fragilità degli altri cercando un destino comune” (115)?
Spesso le persone che incontriamo e che accogliamo ci mettono in difficoltà, non ci assomigliano, vorremmo cambiarle a modo nostro, ma l’incontro può cambiare noi stessi. “Solo l’uomo che accetta di avvicinarsi alle altre persone nel loro stesso movimento, non per trattenerle nel proprio, ma per aiutarle a essere maggiormente sé stesse, si fa realmente padre” (4). Le differenze creano tensione e nella risoluzione della tensione c’è progresso. Francesco insiste sul fatto che “persino le persone che possono essere criticate per i loro errori hanno qualcosa da apportare che non deve andare perduto” (217). Noi stessi di volta in volta siamo l’uomo ferito, i briganti, quelli che passano a distanza e il buon samaritano. Abbiamo bisogno prima di tutto di fare pace con noi stessi, ascoltarci. Quello che conta è avviare processi di incontro, processi che possano costruire un popolo capace di raccogliere le differenze (217).

Un altro aspetto del discorso di Francesco che ha prodotto molte risonanze fra noi è quello della gentilezza. “La gentilezza è una liberazione dalla crudeltà che a volte penetra le relazioni umane, dall’ansietà che non ci lascia pensare agli altri, dall’urgenza distratta che ignora che anche gli altri hanno diritto a essere felici.” “Ogni tanto si presenta il miracolo di una persona gentile, che mette da parte le sue preoccupazioni e le sue urgenze per prestare attenzione, per regalare un sorriso, per dire una parola di stimolo, per rendere possibile uno spazio di ascolto” (224). La gentilezza sta anche nel non lasciare la cattiveria penetrare dentro di noi, anche sapendo non innervosirci lasciando scivolar via il male, e accettando che l’altro ci interrompa nelle nostre priorità (101). La gentilezza si accosta anche al confronto e al dialogo. Abbiamo bisogno di dirci le cose come stanno, ma dobbiamo farlo con gentilezza riconoscendo che chi ho davanti sta facendo la stessa fatica, così come ci esercitiamo noi a fare con il metodo della condivisione.
 
Ci dice Francesco che “c’è bisogno di gesti fisici, di espressioni del volto, di silenzi, di linguaggio corporeo, e persino di profumo, tremito delle mani, rossore, sudore, perché tutto ciò parla e fa parte della comunicazione umana” (43). Speriamo di poterci di nuovo vedere senza schermi nel prossimo incontro… ma intanto questo mosaico di volti amici che ha popolato i nostri computer ci ha dato tanti spunti e stimoli da riportare in comunità.

Sintesi a cura di Marco Balsi (IL Casale)

 
A CUORE APERTO...
Ciao, abbiamo pensato alla vostra famiglia per una testimonianza sull’affido familiare. Chissà quante volte ne avrai già parlato!
A dire la verità, quando ho iniziato a raccogliere le idee per questa intervista ho realizzato che è la prima volta in assoluto che accetto di raccontare questo aspetto. E’ una dimensione straordinaria della nostra vita e abbiamo sempre tenuto molto a proteggerla. Continueremo a custodirla, ma mi sembra bello provare a tradurre in parole questo tesoro. E vi ringrazio quindi dell’occasione che mi avete dato.
Ci interesserebbe sapere quali sono state le motivazioni che vi hanno portato a decidere di aprirvi all’affido. Ci puoi dire qualcosa in merito?
E’ una domanda che mi piace molto, perché mi fa ripensare a tutte le occasioni vissute e alle persone incontrate sia durante le attività scout che negli anni di lavoro all’estero per progetti di cooperazione internazionale. Esperienze fortissime, dove l’entrare in contatto con la realtà dell’infanzia abbandonata, degli orfanotrofi e degli istituti per minori ci ha da un lato letteralmente dato una mazzata e dall’altro ci ha illuminato rispetto a quanto la famiglia sia una risorsa potentissima per la crescita di una persona. Proprio lì è scoccata la scintilla che ci ha portato ad aprire la nostra famiglia all’accoglienza di bambini e ragazzi.
E quindi? Una volta rientrati in Italia cosa avete fatto?
Tornati a casa ci sentivamo un po’ inquieti, ma percepivano che si trattava di un’inquietudine positiva che anche altri amici avevano provato al rientro dalla missione. A ripensarci ora, era come se una forza ci spingesse a cercare il posto giusto per noi, dove andare a mettere radici.
Abbiamo capito di aver trovato il luogo che desideravamo – e di questo dono non ci sentiremo mai abbastanza riconoscenti – dove, fin da subito, abbiamo respirato profumo di casa.
Da quindici anni abitiamo in una comunità di famiglie e ne siamo entusiasti. Qui abbiamo trovato ingredienti preziosi per provare a vivere con lo stile che avevamo nel cuore e in cammino insieme agli altri.
Parli di ingredienti preziosi….Ce ne potresti illustrare qualcuno?
Senza alcun dubbio in cima alla lista metterei il vivere con cancello e porta aperti, mettendoci a servizio - come famiglia - sia di chi bussa per i motivi più diversi sia di chi viene accolto nella nostra casa. Non è sempre facile, occorre essere capaci di aprirsi all’altro e di vederlo, andando oltre le apparenze, per cogliere la sua umanità e la sua profondità. Occorre essere capaci di ascolto profondo, di attendere i tempi della parola dell’altro, di instaurare un dialogo autentico.
L’elemento fondamentale è il sentirsi chiamati a essere custodi e responsabili uno dell’altro. Penso che l’intuizione di provare a vivere questa dimensione di prossimità tra famiglie sia davvero grande. E’ una palestra quotidiana di relazioni indescrivibile, che ha una ricaduta benefica su tutte le persone che gravitano attorno alla comunità, e che parte dal presupposto di stare insieme come fratelli, cercando di sostenerci sempre con uno sguardo benevolo. Questa prossimità familiare ha permesso di accogliere in famiglia tante situazioni di grande fragilità.
Qualche situazione vi ha colpito particolarmente, forse anche dopo gli anni all’estero?
Io e mio marito abbiamo molto a cuore l’infanzia abbandonata, i bambini e gli adolescenti con famiglie in difficoltà. In questi anni abbiamo aderito a progetti di affido proposti dai servizi sociali e da altri enti e diverse ragazze e ragazzi sono venuti a vivere con noi. Alcune volte il dolore dell’altro ci ha toccato così tanto nel profondo che non è stato facile da gestire: col tempo, con l’aiuto di bravissimi esperti e soprattutto grazie alla testimonianza dei nostri comunitari, abbiamo imparato (un pochino) a saper portare questo pezzo dell’altro, la sua fragilità. Molte volte lo si dà per scontato, ma se non si sperimenta l’amore di una mamma e di un papà, sarà quasi impossibile riuscire a propria volta ad amare qualcun altro. Il nostro compito era ed è soprattutto questo: dare l’affetto, la serenità e la fiducia di cui si ha bisogno per crescere.
Hai un pensiero finale con cui salutarci?
Ancora una volta mi torna in mente la frase che ci aveva detto il Cardinal Martini: “Non raccontate quello che fate, ma quello che avete imparato vivendo”. L’aspetto più bello che ho colto in tutti questi anni è l’aver sperimentato la reciprocità della cura: le persone che abbiamo ospitato mi hanno fatto scoprire lati di me stessa di cui non mi ero mai accorta. Anche l’accoglienza più faticosa e complicata o quella che sembra meno riuscita portano con sé qualcosa di buono che resta nel cuore di chi ha vissuto questa esperienza.
UN MESE...UNA COMUNITA'!
Ecco a voi la bellissima comunità Il Casale vecchio di Roma!
Leggi qui un bell'articolo su questa esperienza 
GLI APPUNTAMENTI

Clicca sull'immagine per avere tutte le informazioni su questi incontri.

PASTURO- COMUNITA' RAGGIO DI SOLE
CALENDARIO INCONTRI 2020 - 2021

La proposta

La Comunità Raggio di Sole ripropone, nel rispetto dei protocolli di sicurezza anti-Covid, weekend di spiritualità per coppie di sposi con o senza figli, singoli, separati o divorziati e gruppi famigliari che desiderano dedicare un tempo all’ascolto della Parola di Dio, in un clima di semplicità, di fraternità e di silenzio, con la presenza e l’aiuto di presbiteri, consacrate e laici.(continua a leggere)

Prossimo incontro:

20  e  21 Marzo: “Dio rimane accanto, rischia e si compromette” – don Augusto Bonora.

Maggiori informazioni e prenotazioni telefonando a Elena e Giorgio Marazzi
al n° 329.7365748.

Visita il sito completo www.comunitaefamiglia.org
Per le pubblicazioni sulla Bacheca scrivere a: bachecamcf@comunitaefamiglia.org


mcf segreteria, piazza Villapizzone 3 Milano
 Tel./fax: 02 3925391
mcfsegreteria@comunitaefamiglia.org
 

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