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Bacheca aprile 3/2020
tante proposte, aggiornamenti e novità da MCF
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COSA TROVERETE IN QUESTA BACHECA:
 
- CONDIVIDERE NELLA DISTANZA.
- QUI BERGAMO, Cortile di San Giorgio.
- QUI GORGONZOLA, Cascina Pagnana.
- QUI FIDENZA, Comunità Camminando.
- QUI CESANO MADERNO, Comunità Nicodemo.
- QUI ROMA, Collina del Barbagianni.
- UN MESE...UNA COMUNITA'.


                BUONA PASQUA A TUTTI VOI!

Eccomi qui seduta in ufficio, un ufficio vuoto da più di tre settimane, con il forte desiderio di scrivere due righe di saluto e di augurio per questa Pasqua bizzarra.

L’ufficio… in una Villapizzone svuotata della socialità e del quartiere, la Locanda chiusa, la Di Mano in Mano chiusa… e le relazioni distanti fra noi famiglie…la merenda delle 17.00 con zoom...basta caffè, tisane, pranzi… Anche il pranzo di Pasqua non sarà insieme...

Il tempo è rallentato per noi mentre la natura prosegue il suo silenzioso cammino.

Lo spazio fra di noi si è allargato, dobbiamo stare lontani e si è dilatato anche lo spazio del silenzio.

Le relazioni sociali si sono fatte più rarefatte mentre quelle famigliari si sono concentrate…

Per molti tutto questo significa tanta sofferenza in più, fatica in più. Per noi che viviamo coi piedi piantati sulla solida base della solidarietà e della condivisione può e deve essere un’occasione. Per riconoscere questo dono per il quale tante volte abbiamo faticato, pensando che non ce l’avremmo fatta e che non ne valeva la pena. E per sentire quanto tutto il lavorio interiore obbligato dai percorsi di condivisione ci ha dato strumenti per reggere.

E allora l’augurio è che questo tempo ci porti a crescere nella sensibilità verso ciò che è importante, ci renda cuori forti e mani coraggiose per trovare e percorrere cammini di condivisione sempre più profondi e veri anche con chi è più solo e fragile, per un mondo migliore.


Un grande, grandissimo abbraccio,
Betta - Presidente Mcf

CONDIVIDERE NELLA DISTANZA,
una sfida per il nostro cammino.
Cara socia e caro socio,
 
questo periodo così critico e surreale ci obbliga a stare in un tempo indefinito da tanti punti di vista. In un tempo che non ci appartiene e non gestiamo, viviamo una condizione nuova dove molti sono i sentimenti di timore e spaesamento. Ora viviamo distanziati e con la porte chiuse, e sentiamo il dovere (responsabilità) di sperimentare nuove forme di solidarietà e prossimità familiare.
In molti di noi è nato il desiderio di confrontarci e raccontarci cosa stiamo osservando e capendo anche per stringerci attorno a chi è più fragile e a chi più soffre. 
L'emergenza passerà ma i tempi saranno lunghi, perché dopo l'emergenza sanitaria si aprirà in modo concreto l'emergenza economico sociale. Proprio a partire dal dono della condivisione sentiamo la responsabilità di guardare in avanti attraverso la lente dell'affidamento e delle Buone Pratiche. Cosa stiamo capendo?  Come tradurre parole come "affidamento", "condivisione”, "accoglienza", "solidarietà", "custodia della Terra" e altre con cui cerchiamo di definire lo stile di vita che scegliamo ogni giorno?
 
Come associazione stiamo provando ad organizzare un percorso di confronto, ascolto e narrazione condivisa.
L'assemblea soci sarebbe stato, sicuramente, il momento più indicato e certamente ti eri già segnato sull'agenda l'impegno dell'annuale assemblea di MCF prevista per il 18 aprile 2020.
Purtroppo, come del resto tutti gli impegni di questi ultimi tempi,  anche questa data a causa del COVID 19 non potrà essere rispettata.
Il comitato di servizio riunitosi in "video" ha perciò deciso di posticiparla individuando i l 20 GIUGNO 2020 ore 15,00 come "possibile"
data  confidando nel fatto che per tale periodo la situazione abbia trovato se non il suo epilogo però una possibile "luce di uscita" dal tunnel!
Ovviamente sarà nostra premura tenerti aggiornato su tutte le eventuali evoluzioni della situazione  riferendoci in particolare alla nostra
vita associativa.

Il comitato di servizio
e la segreteria di MCF

P.S. : se poi, per caso, non sei riuscito ancora a rinnovare la tua quota associativa relativamente all'anno in corso ne hai ora tutto il tempo!
Sarebbe meglio però non tergiversare a lungo! Perciò ti invitiamo a rinnovare la quota che rimane di € 30 per persona fisica e di € 100 per persona giuridica utilizzando il seguente IBAN IT28H0501801600000011169729 intestato a MCF su Banca Etica.
QUI BERGAMO
Cortile di San Giorgio

La vita comunitaria a San Giorgio ai tempi del Coronavirus

Bergamo, 4 aprile 2020

Cari amici,

in questi giorni penso spesso alla grande fortuna che ho e che ha la mia famiglia a vivere in questo bellissimo posto. La nostra casa, che è un ex convento dei Gesuiti, si trova in centro a Bergamo; si trova vicino alla stazione ferroviaria e all'incrocio tra vie di scorrimento veloce. All'interno abbiamo un giardino e un corridoio molto lungo dove i bambini possono giocare liberamente. Oggi qui regna il silenzio, a parte i treni ai quali ci siamo ormai abituati. Sembra di essere al centro di un paese con pochi abitanti dove guardare fuori dalla finestra diventa un'attività quotidiana. L'unico nuovo rumore che purtroppo accompagna le nostre giornate sono le sirene delle ambulanze e i microfoni della protezione civile che invitano le persone a stare a casa, salvo necessità irrinunciabili.

L'aria non puzza, anzi si respira bene e il sole riscalda i nostri corpi e ci dona energia per stare vigili e presenti a noi stessi e agli altri.

Siamo due famiglie comunitarie e 4 ragazze universitarie che hanno scelto in questo periodo di tornare dalle loro famiglie di origine. Come comunitari riusciamo a vederci ogni giorno in cortile e anche i bambini giocano assieme tutti i giorni dopo aver fatto i compiti o le lezioni online. Il venerdì Ghislaine organizza la gara di cucina e i bambini attendono quel giorno come un evento.

La vita è diventata di colpo totalmente comunitaria, questo coronavirus ci ha fatto proprio un bello scherzo…nel vero senso della parola. Riusciamo a fare le riunioni in cortile e anche la condivisione è possibile sempre all'aperto dopo pranzo, quando i bambini guardano i cartoni. La nostra vita quotidiana è per quasi tutti noi qui a casa. Sergio, mio marito, esce una volta alla settimana per andare al lavoro e per il resto le nostre uscite sono per fare la spesa e poco altro.

Siamo molto contenti di poter ospitare durante la settimana a casa nostra Serena. Lavora a Bergamo all'ospedale Gavazzeni a pochi metri dalla comunità e sta vivendo con grande intensità questo momento storico. L'ospedale è totalmente dedicato al Coronavirus e lei è infettivologa.

Serena con suo marito Matteo e la loro figlia Cecilia entreranno a fine agosto (o anche prima se fosse possibile) nella nostra comunità come terza famiglia e questo tempo assieme è un po' un regalo. Diciamo un regalo inaspettato e davvero fuori da ogni schema.

Si, diciamo che io lo vivo in questo modo. Il suo essere con noi la sera e il condividere la sua giornata è per noi un grande richiamo alla realtà fuori da qui. Lei ci riporta la fatica e la sofferenza di chi arriva in ospedale. E' lei la nostra “messaggera”.

E' un incontro che ci permette di conoscerci maggiormente senza che lo avessimo programmato.

La comunità è come sempre portatrice di vita, anche in un momento come questo.

I Bonfanti, nostri vicini comunitari, stanno ospitando una mamma indiana, Mala, con un bambino di tre mesi, Kabir. Anche la loro presenza è portatrice di vita. Mala avrebbe dovuto lasciare la comunità a marzo ma questo non è stato possibile per la diffusione veloce del virus e le norme entrate in vigore. La presenza di Mala è per me un richiamo alla comunione con il diverso che oggi mi appare più vicino (basta pensare al numero sempre maggiore di paesi contagiati dal virus). La vita comunitaria e la condivisione forzata di tempi e spazi è portatrice di sorprese. Io e Ghislaine, la mia vicina di comunità, viviamo alcuni momenti di preghiera e Mala ha deciso di partecipare pregando nella sua lingua. Questa è per me comunione.

Questo tempo di Coronavirus non passerà senza lasciare traccia in me e spero in molti altri. Mi auguro che la traccia sia nuova e di speranza anche se la sofferenza per molti nostri vicini è tanta.

La morte qui a Bergamo è entrata in modo duro e repentino in tante famiglie.

In questo tempo di attesa la comunità si interroga molto sul dopo. Come sarà la vita comunitaria quando inizieremo a uscire? Il tanto tempo vissuto assieme sarà portatore di qualcosa di nuovo? Sarà ancora possibile fare le cene aperte il primo venerdì del mese? E le nostre feste in cortile? Gli altri con che occhi ci guarderanno? Verrà ancora gente nel nostro salone e in cortile?

Guardiamo al futuro fiduciosi di poter essere maggiormente significativi in questa città che oggi è impaurita. Forse anche noi possiamo trovare sempre più la nostra vera identità e accorgerci del grande privilegio che abbiamo e che abbiamo scelto.

Un abbraccio e spero a presto,

Nicoletta

QUI GORGONZOLA
Cascina della Pagnana

Queste righe sono la sintesi di ciò che Angelo ed io abbiamo espresso durante il Capitolo via zoom di sabato 21 marzo…tema: come va in comunità e con le accoglienze.

Già questo inizio ci fa riflettere .... ben sappiamo che di solito i nostri incontri di Capitolo sono fatti di persone che si incontrano in carne ed ossa, che arrivano da più parti (da altre città ma anche da altre Regioni!!!), si guardano, si abbracciano, e condividendo caffè e tisane si raccontano il come va delle proprie comunità. Questa volta non è stata così.... le restrizioni del Coronavirus ci hanno prima fatto fermare ma poi indotto a pensare ad altri strumenti per poter arrivare all'obiettivo di mantenere la relazione tra noi. Ed ecco il magico zoom ci ha fatto incontrare addirittura stando nelle rispettive case!! Abbiamo così condiviso anche un poco della nostra quotidianità familiare (es Emilia con la sua bimba!!!) e tutto sommato è andata bene anche a livello di presenza: eravamo ben 15 comunità!

Ora vi racconto un po’ di noi della Pagnana....

In comunità siamo 5 famiglie per un totale di 17   persone tra genitori e figli a cui si aggiungono una coppia ospite della famiglia Bellavite e una mamma con bambino che abita in uno degli appartamenti riservati alle accoglienze.

Come stiamo? A livello di salute direi che stiamo tutti bene tranne qualche piccola indisposizione che però è indipendente dal virus.

In seguito alle limitazioni qualcuno lavora da casa (nonostante l'età ci siamo abituati velocemente allo smart working!! Bravi!!!) mentre altri   continuano ad andare al lavoro esternamente.

In particolare l’azienda agricola Unica Terra è in piena, anzi, pienissima attività e, oltre alla raccolta e preparazione di cassette di frutta/verdura, non potendo fare i mercati come al solito, si dedica anche alla consegna a domicilio che richiede a chi ci lavora molto tempo ed energie. A questo riguardo è proprio necessario mandare un   grazie particolare a Stefania ed Andrea che con la loro gioventù ci portano tanto entusiasmo. Inoltre noi ‘pagnani’ ne beneficiamo acquistando direttamente dal produttore.  E non è poco!!!

A livello organizzativo che dire.... Sono state sospese fin dall'inizio le riunioni di comunità, aps e i vari eventi già programmati (cena musicale, sabati della Pagnana, preghiere aperte...). Viene svolto qualche lavoro comunitario a volte da soli o in più persone. Si sta molto anche in solitudine, e ognuno di noi usa questo tempo come un dono prezioso da custodire e non sprecare ....

Inizialmente più rispettosi delle regole, ora, complice anche le belle e calde giornate, … ma non solo... ci siamo spinti la scorsa domenica, sotto un maestoso platano nel giardinetto alle spalle della cappella, ad una riunione pomeridiana che il nostro Angelo ha introdotto con una preghiera di benedizione e la distribuzione di rami di ulivo preparati da Sandra e Paola, e poi, dopo i vari aggiornamenti, abbiamo terminato…. in dolcezza…. con una buona torta di mele!!

Ci si aiuta a vicenda per spesa, farmacia e altre commissioni esterne. In cortile ci si vede ogni tanto, spontaneamente, pochi per volta con le giuste precauzioni. Si entra molto poco nelle case degli altri ma ognuno, con la sua sensibilità, trova modi nuovi per far sentire la propria vicinanza e "alleanza". Così, da buoni vicini di casa e compagni di viaggio…in modo direi ordinario, come ci piacerebbe fosse l'ordinarietà anche al di fuori della Pagnana,  e in ogni luogo.

I nostri ragazzi, ormai tutti maggiorenni!!!, in questa situazione d'impossibilità ad uscire dalla Pagnana hanno avuto modo d'incontrarsi e ritrovarsi qualche volta per tirare due tiri a pallone, giocare a ping pong o sul tappeto elastico, ...  proprio come fratelli che si ritrovano dopo un po’ di tempo, ormai grandi, ma sembra ieri che, bambini, giocavano a nascondino.... e il sottile filo rosso che li lega da anni appare in tutta la sua forza. Davvero bello e commovente....

Tema accoglienze. Attualmente, oltre agli affidi di maggiorenni ormai in corso da tempo, c'è solo un adulto straniero ospite di una famiglia e che lavora in Unica Terra. Sono stati sospesi per ora gli incontri con gli Enti esterni per attivare delle nuove accoglienze che avrebbero dovuto iniziare sia in famiglia che nel secondo appartamento. Rimandate a.…per ora non sappiamo.... le porte del cuore però sono aperte…

L'ospitalità della mamma con bambino di cui accennavo prima è invece avvenuta proprio nel momento che stava iniziando la crisi sanitaria e quindi ora, pur non essendoci stata una vera e propria accoglienza comunitaria calorosa come di solito avviene, si cerca di “esserci” soprattutto per le necessità quotidiane, con qualche incontro in cortile e con telefonate/messaggi.

Gli ampi spazi che abitiamo sono sicuramente un privilegio che riconosciamo davvero come un grande dono; come un grande dono è essere qui insieme ad aiutarci a vicenda e, anche se in distanza, stare vicino a chi per noi è caro, e magari si trova in solitudine o in sofferenza .... 

Per questo concludo con le parole di una bella canzone cilena: “grazie alla vita, che ci ha dato tanto....." e che ci ricorda di trovare sempre il modo, ora e in futuro, di restituire con generosità…e anche creatività!

Antonella

QUI FIDENZA
Comunità Camminando
Cosa raccontare di una comunità che si chiama Camminando, che si è trovata, all'improvviso, ferma?
 
All’inizio ci siamo sentiti coraggiosi (?), col bisogno di sorridere, di pensare positivo, sollecitati a sfruttare positivamente tutti gli stimoli e gli stravolgimenti che sono venuti dalla situazione. Noi nonni eravamo impegnati a sostenere i bambini, ad aiutarli a gestire il tempo-scuola. Tutti avevamo voglia di parlare del dopo, di cosa sarebbe cambiato, di cosa avevamo capito o di cosa aveva trovato conferma nel cambiamento improvviso.
 
Ora è un momento più silenzioso, più riflessivo, più abitato dallo sgomento e dallo stupore. Sembra quasi di cogliere difficoltà all’incontro e al confronto con l’altro. Le riflessioni portano facilmente alla conclusione che, davvero, nulla sarà come prima, ma come sarà? Lentamente emergono i problemi che sono stati generati dalla necessità di far fronte alla fortissima emergenza sanitaria.
Tutta la provincia di Parma è stata fortemente colpita, Fidenza compresa. Le sirene delle ambulanze ci hanno accompagnati per giorni, in continuazione, dato che tra noi e l’ospedale di Vaio (trasformato in ospedale Covid) ci sono meno di 2 Km in linea d’aria. Tutti abbiamo amici, conoscenti, anche familiari stretti, che se ne sono andati in totale solitudine in questa emergenza.
 
Nel cohousing in cui abitiamo ci sono persone molto fragili, persone in smart working e persone che fanno lavori indispensabili in ambito socio-assistenziale. La necessità di fare convivere col massimo di precauzione l’isolamento e il lavoro esterno ha portato tutti all’allontanamento sociale chiudendoci nelle nostre abitazioni. La chiave che lascio sempre sulla porta perché chiunque possa entrare, bambino o adulto, ora è sempre lì ma se la sento girare nella toppa sussulto. Tenere a distanza i bambini è stata la cosa più difficile e dolorosa. Ora anche loro hanno imparato. Suonano e si fermano sulla soglia. I nonni più anziani, rigorosamente distanziati, possono scambiare una parola e sentirsi in compagnia, sanno di avere bisogno e sono grati della vicinanza/distanza.
E che capovolgimento! Ciò che oggi più ci unisce è ciò che prima evitavamo il più possibile. Il parlarsi di persona, il guardarsi negli occhi, il gesto affettuoso ora sono sostituiti dal telefono e dalle videochiamate. E meno male che ci sono! Un po’ di calore e di affetto possono ancora arrivare ai genitori anziani e lontani, ai figli soli e non raggiungibili fisicamente, ai nipoti che compiono gli anni, …
 
Ritrovandoci quasi tutti con più tempo liber(at)o all’improvviso, abbiamo assistito ad una corsa alla ricerca di proposte sul web, biblioteche, musei, …, per poi scoprire che leggere era diventato faticoso, che non era quello che più ci mancava.
Ci siamo scambiati suggerimenti e proposte sulla lettura del Vangelo, Paolo Scquizzato, Renato Colizzi, Fabio Corazzina, i Gesuiti di Milano/Villapizzone, Luigi Verdi e Romena,… Ciascuno ha potuto trovare la dimensione più adatta al suo stare di questo momento, si è assestato su una modalità a lui più consona, sporadicamente rendiamo partecipi gli altri delle nostre o altrui riflessioni.
 
Poco per volta si prende coscienza delle implicazioni che l’isolamento forzato e continuamente rilanciato, senza intravederne la fine, comporta.
A livello di condominio abbiamo cominciato da subito ad organizzarci per la consegna a domicilio della spesa in modo coordinato (siamo tutti soci del GAS, che ha immediatamente sospeso gli ordini perché non poteva fare la distribuzione). Le mucche continuano a fare il latte, i campi ad avere la loro stagionalità, i mercati sono sospesi, gli ordini dei GAS pure, … che fare? Si sta sperimentando una nuova modalità di gestione degli ordini, con consegne a domicilio, in modo che questo non sia utile solo a Ecosol ma anche agli altri soci del GAS, oltre a dare un po’ di respiro ai produttori locali.
Altro fronte molto caldo, di questi ultimi giorni, legato anche ai sussidi che i comuni stanno cominciando a distribuire, è il problema delle persone in forte sofferenza economica. Per accedere ai sussidi servono dei requisiti, pur minimi. Ma chi non ha nemmeno quelli? Ci stiamo interrogando su come poter essere utili, anche perché lo striscione d’arrivo ancora non si vede.
Da ultimo: abitiamo al limitare della città, al confine con terreni agricoli. Abbiamo l’opportunità di vedere che, nonostante tutti i nostri problemi, le paure, le difficoltà, le ansie, le incognite, la natura sta seguendo i suoi ritmi. Il ciliegio è fiorito, l’erba cresce, una lepre ogni sera torna a visitarci.

Anna Maria
QUI CESANO MADERNO
Comunità Nicodemo
“Vita intensa” a Cesano Maderno

Nicodemo va di notte da Gesù, all’inizio perché ha paura ad esporsi di giorno; non si arrende però alla paura e la notte diventa il tempo in cui riesce a vedere la luce, a lasciarla entrare e a lasciarsi cambiare, per ritornare nuovo, di giorno, nel mondo. Ecco, anche noi in questo tempo buio stiamo trovando delle stelle, individuando costellazioni che rigenerano profondamente le nostre relazioni (tra noi e con gli accolti) e il nostro modo di vivere gli spazi della comunità.
Gli ampi spazi interni ed esterni, le tante opportunità fornite dalla comunità ci stanno permettendo di vivere intensamente questo tempo. Pochissimi tra noi lavorano ancora e, come in tanti altri aspetti, abbiamo scelto di considerarci un’unica famiglia in comunità. Questa decisione ci sta dando Grazia ed energia nella fatica. Pensiamo che il modo migliore per ringraziare sia cercare di credere nella Vita ed essere il più possibile intensi e generativi, dedicando questo surplus ai tanti che non l’hanno.
Anzitutto ci stiamo dedicando all’orto e al giardino con creatività e passione mai sperimentate.
I bambini, che in tempo scolastico hanno tempi poco compatibili, ora stanno creando legami profondi e sperimentandosi in mille attività
Le due 18enni accolte che, nella quotidianità, escono presto, tornano tardi e trascorrono il resto del tempo in camera, si sono conosciute e, nella loro profonda diversità, si stanno incontrando, raccontando, “contaminando” positivamente; si stanno aprendo e rivelando anche nella relazione in famiglia. Preziosa e feconda è anche la presenza dei “figli grandi” delle nostre famiglie.
Abbiamo creato occasioni per condividere dolori e preoccupazioni per conoscenti malati o morti, parenti anziani e lontani, abbiamo rispettato l’autoisolamento di una famiglia e abbiamo imparato a prendere nuove misure e distanze nello starci vicini.
Non siamo “fuori dal mondo”: vediamo il peggio ma guardiamo al meglio!

Emilia

 
QUI ROMA
Collina del Barbagianni
Fare comunità nell’emergenza Coronavirus
 
Cosa significa oggi fare comunità immersi in questa emergenza inedita, improvvisa e per molti versi surreale?
A noi sembra anzitutto accogliere e sostare con le molte domande che questa vicenda pone alle nostre storie personali e alla storia della comunità. Quindi provare a comporre con mezzi e modi nuovi (e impensabili fino a qualche settimana fa) un nuovo racconto che diventerà la nostra risposta all’appello che la vita ci consegna nella forma di questo virus.
Tra le immagini più convincenti c’è quella di una sorta di nuovo esodo. La carovana è lunga, l’esito del viaggio incerto, nessuna mappa e meta sicuri. Ciò che conta è quello che succede tra chi è prossimo, tra noi vicini di viaggio. Conta il nostro scegliere di stare assieme nella distanza imposta. Conta l’ostinazione di tessere una trama di comunità privi del piacere di una tisana calda, da bere in cerchio, guardandoci negli occhi, ma determinati a partire ogni volta, con pazienza dall’ascolto non giudicante: com’è oggi, per te, fare comunità?
 

Vivere con la porta chiusa
Fare comunità "con la porta chiusa" è sentire sulla pelle mancanza di permeabilità tra le case, l'entra-esci dei figli, lo scambio facile di uova o latte; è sentire sottopelle la mancanza d contatto fisico nell'abbraccio di bentornato al vicino che passa con sguardo stanco o alla vicina che racconta un'emozione forte vissuta durante la giornata fuori casa.
È faticare ad allinearsi nella rapidità dei cambiamenti esterni e dei movimenti interiori, intimi e poi esteriori, con cui ciascuno familiarizza.
È sentire un istintivo timore all'incontro, un ritirarsi per rispettare la distanza sanitaria.
È chiedersi spesso -forse troppo spesso...- come si sta.
È avere una lente d’ingrandimento sulle priorità e le specificità individuali e familiari.
 

Un condominio normale?
Una delle nostre figlie quando ascolta le disposizioni che il presidente rilancia, con un certo rigore grazie alle comunicazioni che arrivano dalla segreteria nazionale di MCF, chiede: praticamente dobbiamo diventare un condominio normale?
Ed io mi ritrovo a pensare che normale è una categoria di un’epoca che difficilmente tornerà. In molti condomini “normali” senza la strana solidarietà che per noi è diventata consuetudine molti anziani o persone fragili avrebbero avuto difficoltà insostenibili.
Alle prese con questo scenario Dario si chiede e ci chiede: cosa significa per noi oggi essere un’alternativa possibile? Come possiamo essere alternativi chiusi nella nostra comunità quando fuori ci sono fatiche, dolori, distanze che facciamo anche fatica a percepire?
 

Come un Sudoku
Di questi giorni che stiamo vivendo forse che l’immagine della comunità che mi rimane più impressa è quella del Sudoku, rompicapo che ho scoperto grazie a ciò che ha appassionato in questo tempo "libero" mia figlia.
È un gioco in cui le serie di numeri da 1 a 9 sono organizzate in quadrati all'interno di un grande quadrato di gioco. Alcuni numeri sono dati e gli altri vanno "scovati" ma secondo una logica in cui ciascun numero deve trovare una sua collocazione in relazione sia agli altri numeri presenti all'interno della fila, della riga, del singolo quadrato e dei vari quadrati accostati. Non possono esserci posti vuoti né ripetizioni o sovrapposizioni…  nulla è a caso ma tutto risponde ad un suo ordine - dice mia figlia.
Mi è parso che i numeri, come chi vive in comunità, debbano farsi presenti e fare il proprio, che siano strettamente legati all'interno delle proprie famiglie ma anche reciprocamente come singoli in tutti gli incroci possibili; mi è parso che questi incroci siano strettissimi negli effetti che producono su tutto il sistema e sui sottosistemi. Ovviamente con i numeri è più immediatamente percepibile! Colpisce inoltre il tempo lungo, il numero infinito di prove che necessitano per far quadrare tutto così come in comunità.
L'altra immagine di questi giorni, che mi porterò a lungo, è di aver sperimentato una semplice preghiera insieme nell’attesa del grande mistero di Pasqua con le nostre vicine suore tanto amate (spesso in maniera conflittuale). Padrone di casa disponibili ma anche quelle dell'ultima parola. In questi giorni si evidenzia il nostro destino comune: questo luogo lo abitiamo insieme.
 

Salvezza e Speranza
Far comunità in questi tempi è come sempre e forse di più opportunità di Salvezza e di Speranza.
Salvezza perché’ si uniscono le forze, seppur mantenendo le distanze, i pensieri, le idee, le soluzioni, le opportunità, le informazioni: si diluiscono le paure, si potenzia il coraggio, si alleggeriscono i dubbi e si alimentano i desideri.
Speranza perché nel ritrovarsi nell’oggi come se fosse ieri uguale a domani, si assapora un senso di disorientamento ai limiti dello psicotico: eppure la comunità che si mostra e si snocciola timidamente davanti le Nostre finestre, nelle aie, negli spazi aperti, ti riporta ad una realtà di presenza pur senza la pressione quasi bulimica di una vita fatta di eventi, momenti, partecipazioni, incontri, feste, seminari, convegni, cantieri: tutti imperdibili, tutti unici.
E allora la comunità continua a dirci che si può partecipare a questa vita senza finirci sotto.
Mi rimane impressa la frase della prima Omelia di Don Paolo, la prima domenica di quarantena: che sia un tempo di passaggio e non un tempo di pausa; la vicinanza della comunità rende possibile questo passaggio, perché’ non siamo in un’apnea di attesa ma in un respiro più lieve di chi rallenta quando raggiunge l’ombra fresca di un albero.


Le famiglie della Collina del Barbagianni
UN MESE...UNA COMUNITA'
Ecco a voi dalle colline tortonesi...
Berzano! 

http://comunitaefamiglia.org/luoghi/comunita-di-famiglie-2/berzano
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